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Omicidio di Giulia Tramontano

A cosa serve la perizia psichiatrica su Impagnatiello e cosa potrà rivelare sull’omicidio di Giulia Tramontano

Il focus della perizia su Alessandro Imapgnatiello sarà quello di definire il suo funzionamento e di comprendere come questo possa aver influito sulla sua capacità di comprendere le conseguenze delle sue azioni.
A cura di Margherita Carlini
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Nel corso dell’ultima udienza presso la Corte D'Assise di Milano, Alessandro Impagnatiello è tornato a parlare, raccontando del suo rapporto con Giulia Tramontano e di ciò che la gravidanza rappresentasse per lui. Ancora una volta l'uomo ha fornito una versione dei fatti piena di contraddizioni e di tanti "non ricordo", riferibili soprattutto a quegli elementi e a quelle dinamiche che potrebbero essere determinanti per la sussistenza della premeditazione.

Impagnatiello ha raccontato di come Thiago rappresentasse per lui un "freno" al perseguimento dei suoi obiettivi, sottolineando pertanto quanto questa gravidanza (da lui non desiderata) sia stata dirimente nella scelta di uccidere Giulia. Poi in qualche modo ha parlato del suo stato psichico "Io non sono pazzo […] la mia testa stava impazzendo". Così proietta all'esterno ogni responsabilità, allontanandola da sé. Sono state le scelte degli altri (di Giulia di portare avanti la gravidanza, della sua testa di impazzire…) a metterlo nella condizione in cui si trova oggi. Gli altri, non lui.

Quindi è stata la volta dei consulenti della difesa, lo psichiatra e la psicologa che hanno redatto la consulenza di parte secondo la quale Impagnatiello risulterebbe "portatore di importanti nuclei patologici di tipo strutturale (narcisistici, ossessivi, paranoidei) […] che sono alla base del reato omicidiario in addebito". Si tratterebbe, secondo i consulenti della difesa, di una personalità complessa, che avrebbe alterato la "capacità percettiva" dell’imputato circa la gravità delle azioni commesse. Una personalità con importanti tratti disarmonici che pertanto avrebbe inficiato, almeno in parte la capacità di Impagnatiello di intendere e di volere al momento del fatto.

Più volte è stata richiamata la metafora della scacchiera, che nel corso degli incontri con i suoi consulenti, Impagnatiello aveva utilizzato per descrivere la sua vita e gli eventi che lo hanno condotto (come se lui non avesse possibilità di discernimento) a quel 27 maggio. La sua vita una scacchiera, gli altri, Giulia e l'altra donna, le pedine che lui muoveva a suo piacimento, fino a quando quelle pedine non hanno deciso di autodeterminarsi. Questa perdita di controllo improvvisa, imprevista e contraria a quelle che erano le sue volontà, avrebbe, secondo i consulenti della difesa, provocato uno "psicotrauma" in Impagnatiello, portandolo quindi a compiere l’omicidio. Improvvisamente, senza premeditazione.

Una ricostruzione, anche dei processi emotivi e di pensiero, che poco si concilia con le testimonianze, con gli elementi di prova emersi nel corso delle indagini e ribaditi durante il processo, che ci rimandano invece l'immagine di un uomo lucido ed organizzato.

È stata pertanto disposta una perizia psichiatrica sull'imputato, la cui finalità presumibilmente sarà quella di stabilire se Impagnatiello fosse capace di intendere e di volere quando ha ucciso Giulia, quando i mesi primi l’ha avvelenata, provocando l’interruzione della gravidanza. Sarà valutata, quindi, la sua capacità di distinguere le proprie azioni e di saper valutare, prima di agire, i motivi e le conseguenze che il proprio comportamento avrebbe prodotto, oltre all’attitudine dello stesso di volere ciò che ha deciso di fare e di comportarsi quindi in modo coerente con la sua scelta.

Sarà dirimente la formulazione del quesito sottoposto ai periti che saranno nominati il 27 giugno, ma molto probabilmente il focus della perizia sarà proprio quello di definire il funzionamento di Impagnatiello e di comprendere come questo possa aver influito o meno sulla sua capacità di comprendere le conseguenze delle sue azioni.

Sicuramente Impagnatiello ha dimostrato di avere tratti di personalità narcisistici ed è possibile che, da una valutazione accurata della sua personalità (che preveda magari la somministrazione di una batteria di test anche di tipo proiettivo ed un’indagine clinica più approfondita), emerga un quadro complesso, ma la letteratura scientifica è ormai concorde sul fatto che la presenza di un disturbo di personalità, per quanto severo, non sia sufficiente da sola ad escludere o scemare la capacità di intendere e di volere di un soggetto.

In questi casi, peraltro, assume un valore dirimente anche quella che viene definita come valutazione suppletiva, ossia la considerazione di tutti quei comportamenti posti in essere prima, durante e dopo l’evento criminoso e che sono utili per definirne il funzionamento.

Se la perizia psichiatrica viene disposta, nel corso del procedimento, per fornire al Giudice gli strumenti per decidere circa l’imputabilità o meno di chi ha commesso il reato, non va dimenticato che un approfondimento valutativo è sempre utile per approfondire la comprensione di quei processi emotivi e del pensiero che sottendono un crimine, anche se questi non risultano clinicamente patologici e non incidono pertanto nella suddetta capacità.

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Sono Psicologa Clinica, Psicoterapeuta e Criminologa Forense. Esperta di Psicologia Giuridica, Investigativa e Criminale. Esperta in violenza di genere, valutazione del rischio di recidiva e di escalation dei comportamenti maltrattanti e persecutori e di strutturazione di piani di protezione. Formatrice a livello nazionale.
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