Fanpage Rumore Festival 2026

Anche Paola Turci sarà ospite al Rumore festival di Fanpage.it: appuntamento al 10 ottobre

Paola Turci, sorridente al Festival di Sanremo
Paola Turci, sorridente al Festival di Sanremo
Paola Turci è un metronomo del nostro tempo. Un metronomo spesso impreciso, perché avanti di vent’anni. La intervisterò sul palco del Festival di Fanpage.it a Roma per quella che diventerà la prima puntata del MAGNETICA podcast. Trotterelleremo intorno ai ricordi e ogni tanto ci fermeremo a scavare un po’.

Come si fa a non amare una donna che canta "sbagliare è il mio trofeo?" E infatti io l'amo.
Passo avanti: Paola Turci ha accettato che l'accompagnassi con un'intervista sul palco del prossimo Festival di Fanpage.it sabato 10 ottobre a Roma. Abbiamo appuntamento sul palco alle 11:25, venite? La intervisterò per quaranta minuti. Quella con lei sarà anche la prima intervista di MAGNETICA in formato podcast.

Passo indietro: non farò l'errore di parlare del corpo di un'altra persona perché è sbagliato concettualmente, anche se fosse per farle un complimento. Non lo farò, ma avrei tanta voglia di scrivere che Paola Turci ha quindici anni più di me però sembra ne abbia venti in meno. Ops, l'ho scritto. Non è soltanto una questione di corpo e per questo (scherzi a parte) mi sono permesso di scriverlo. Credo che nel suo caso si tratti principalmente di un atteggiamento di fronte alla vita. Una sfrontatezza giovanile che tiene ancora in tasca, o se volete la luce degli occhi. Non è il taglio del naso, è l'angolo che tieni aperto sulla vita quando te la trovi di fronte.

Paola Turci nella sua carriera non ha mai urlato, ma si è sentita bene. In questi anni non è mai stata un eco, ma una presenza. Ha scandito anni con le sue canzoni, oggi torna con un nuovo album e la stessa maledetta e bellissima voce. Paola Turci non mi ha chiesto di parlare del nuovo album, sul palco del Festival. E per questo una domanda o due gliela farò. E poi proveremo a fare insieme quello che mi auguro di riuscire a fare sempre con MAGNETICA: trotterellare intorno ai ricordi e ogni tanto fermarsi per scavare. Come tartufai che condividono la passione, ma sono più interessati alla strada che al pezzo da mangiare. Perché "la strada è la risposta", o almeno quello che mi incuriosisce e mi fa bruciare la sedia e alzarmi in piedi di fronte ai fatti.

Paola Turci ha avuto la capacità di non sedersi sullo sgabello, letteralmente. In anni dove alla donne era richiesta la grazia, la morigeratezza nell'apparire, l'aplomb da signora cortese ottocentesca (fingiamo che oggi non sia più così), lei si è rifiutata e ha scelto di stare in piedi, con la chitarra imbracciata e abbracciata. Cioè come era già concesso agli uomini ma non alle donne, che in quella posizione avrebbero potuto "assumere atteggiamenti maschili" (se ti sembra una fesseria, noi siamo d'accordo con te). La stessa posizione in piedi in cui ho rivisto Paola Turci un paio di mesi fa, a Roma, in un concertino acustico e improvvisato per lo spazio occupato (e sgomberato, e rinato) Spin Time. Perché le lupe non cambiano mai pelle.

Non è un caso isolato. In una vecchia intervista al Corriere della Sera, Paola Turci racconta che per un periodo accettò i tacchi alti e l'abito aderente, ma poi disse basta. Non perché ci fosse qualcosa di male negli abiti attillati o nei tacchi alti, ma nella richiesta pressante sì, ci alberga il male. La rottura pubblica Paola Turci l'ha sempre indicata nella data di Sanremo 1989. In quell'anno canterà "Bambini". Secondo il suo racconto, i discografici avrebbero voluto che presentasse una canzone d'amore; lei invece insistette su "Bambini". E non si limitò alla canzone: scelse di presentarsi sul palco vestendo con un top, pantaloni e scarpe definite "da elfo"; e le cronache raccontano che si occupò personalmente di trucco e capelli. Raccontando la reazione dei discografici di fronte a tutto questo lei la descrisse con il termine "inorriditi". Però ebbe ragione lei. Oggi "Bambini" è una canzone simbolo della sua discografia, e una delle più struggenti che io conosca.

Paola Turci ha aperto la porta, e qualche volta l'ha scardinata per evitare che si richiudesse, su questioni che ancora oggi tagliano in due la nostra società: ad esempio un femminismo dell'uguaglianza e delle opportunità reali, insieme alle riflessioni sullo sguardo delle altre persone e sui loro giudizi, non soltanto dopo l'incidente automobilistico.

Paola Turci non ha soltanto parlato di Palestina. Ci è andata. Lo sapevate?

E poi la religione, che è tornata in tante riflessioni di Paola Turci, in anni diversi e anche con idee diverse. Perché solo i morti non cambiano mai idea. Le persone vive, a cui la vita fuoriesce dalle dita e dalle corde vocali, fanno esperienze. Le persone vive amano e odiano. Credono in Dio oppure no, e non dobbiamo dispiacerci se cambiano il finale a modo loro. Per parafrasare la canzone della stessa Paola Turci "Non ho mai".

Riassumendo: ho deciso di intervistare Paola Turci perché lei è un metronomo del nostro tempo. Un metronomo spesso impreciso, avanti di vent'anni.

Riassumendo numero due: intervisterò Paola Turci dal vivo durante il prossimo Festival di Fanpage.it all'acquario romano, sabato 10 ottobre alle ore 11:25.

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