Lo chiamano ironicamente "il fenomeno" Matteo Renzi, l'ex segretario del Partito democratico da cui si sentono profondamente delusi, quello che voleva fare tutto da solo ma che si è scordato di un intero partito, ma soprattutto si è scordato della generazione a cui aveva fatto promesso di fare largo in politica, "rottamando" correnti e vecchi capibastone, cambiando tutto. Parliamo dei promotori di RiGenerazione Italia, il network che nasce oggi con l'ambizione di organizzare migliaia di giovani in tutta Italia delusi e che non hanno mai fatto politica. Ma soprattutto per fare opposizione al governo gialloverde, rinnovando il campo del centrosinistra.

Ragazze e ragazzi passati per la Sinistra Giovanile o per la militanza nella società civile, giovani amministratori locali che si sentono sempre più soli in un partito dilaniato da lotte di corrente, professionisti e imprenditori che tentano di trovare la loro strada, giovani che un futuro sentono di non averlo di fronte a loro. Questo è il variegato universo a cui si rivolge l'appello di RiGenerazione Italia. Le prove generali si sono tenute a Roma il 26 maggio scorso, in un evento a cui hanno partecipato più di 1000 under 35. Ora la sfida è quella di dare vita a 800 comitati locali. La piattaforma online che connetterà i comitati locali e darà forma al movimento, servirà anche per mettere insieme vertenze e proposte, grazie a un sistema per promuovere raccolte di firme e petizioni.

A settembre poi il tour per il paese in vista del congresso del Partito democratico, con una particolare attenzione per la candidatura di Nicola Zingaretti, unico politico che ha parlato dal palco dell'evento di Roma. Tra i protagonisti dell'avventura ci sono Federico Castorina e Tommaso Giacchetti. Entrambi provengono dall'esperienza di Cultura Democratica, una fondazione che ha come obiettivo quello dell'innovazione delle politiche pubbliche, costituita da ragazzi di quella ‘generazione Erasmus' che non vogliono rinunciare ad avere l'Europa nel loro orizzonte. Quando sentono la parola "riformista" non pensano a un insulto, tutt'altro, tanto che nell'ultima legislatura hanno redatto una decina di disegni di legge presentati dai gruppi dem a Camera e Senato.

Il loro cruccio è quello di aver visto il Pd diventare un partito di "vecchi", che lo scorso 4 marzo ha "raccolto il minimo storico dei consensi tra chi andava a votare per la prima volta e che non ha portato in parlamento neanche un under 35". E perché tutto questo? "La stagione di Renzi è stata all'insegna dell'apparenza. Noi abbiamo partecipato a classe dem (la scuola per giovani del Pd ndr), siamo andati anche alla Leopolda – spiegano – e cosa è rimasto? La meritocrazia, la selezione delle classi dirigenti in modo differente? L'innovazione?".

Hanno chiaro come si è arrivati dalle parole che funzionavano come un mantra della stagione del fulgore renziano, alle macerie del presente: "Quando prometti venti millenials in direzione ma per scegliere i nomi li chiedi la sera prima per WhatsApp ai capi corrente vuol dire che qualcosa non funziona. Vuol dire che i giovani sono solo delle cartoline, dei santini da esibire, non energie da organizzare e valorizzare dentro un progetto". Quando gli chiedi come intendono rinnovare il Pd, ma soprattutto come vogliono conquistare la loro generazione al voto "riformista" contro i "populisti", fanno un esempio: "A Filadelfia, piccolo comune della Calabria, c'era un vicesindaco di nemmeno trent'anni, Antonio Carchedi che, mentre sindaco e maggioranza eletti con il Partito democratico passava armi e bagagli al centrodestra per riposizionarsi in vista delle elezioni regionali, lui ha deciso di rimanere dove i cittadini lo avevano eletto, di non concepire la politica come potere personale e trasformismo". Di giovani così ce ne sono tanti, e non lo dicono per sentito dire "ma perché li conosciamo, li abbiamo incontrati", solo che "sono abbandonati a loro stessi". L'idea quindi è di connettere i territori, le iniziative locali, dentro una prospettiva unica. Un network i cui nodi rimbalzino slogan e parole d'ordine che arrivano dal centro, ma anche il contrario, una rete che possa dare forza a singole e apparentemente piccole battaglie.

Tramite una campagna social, al debutto oggi assieme al sito, chiedono ai loro coetanei di "non rimanere in poltrona" e di non "rimanere a guardare". Un invito a mobilitarsi e a costruire, ora e non domani, senza aspettare che il Pd esca dal pantano dove si è infilato, sparigliando le carte. A guardare le ultime assemblee nazionali e i sondaggi, che danno l'area di governo attorno al 60%, sembra una mission impossibile, ma proprio il consumarsi in brevissimo tempo della stagione renziana insegna che le cose cambiano sempre più velocemente in politica. E bisogna essere pronti, cogliere il momento giusto ed essere anche un po' coraggiosi.