17 ottobre 13:43 I curdi accusano la Turchia di usare “fosforo bianco e il napalm”. Ankara smentisce

Le autorità curde hanno accusato la Turchia di usare armi non convenzionali nell'offensiva in Siria, come il fosforo bianco e il napalm. "In flagrante violazione del diritto e dei trattati internazionali, l'aggressione turca contro Ras al-Ain viene condotta con tutti i tipi di armi", si legge in un comunicato dell'amministrazione semiautonoma curda. Erdogan "ha fatto ricorso ad armi vietate a livello internazionali, come il fosforo e il napalm".

Immediata la replica di Ankara:  "Tutti sanno che l'esercito turco non ha armi chimiche nel suo inventario. Alcune informazioni ci indicano che le milizie curde dello Ypg usano armi chimiche per poi accusare la Turchia". Lo ha detto il ministro della Difesa di Ankara, respingendo così le accuse dei curdi siriani.

17 ottobre 13:42 Turchia: “600 miliziani curdi sono in fuga da Raqqa”

"Quasi 600" miliziani curdi sono fuggiti dalle zone di Raqqa e Tabqa nel nord della Siria per evitare l'attacco della Turchia e delle milizie sue alleate. Lo sostegno fonti delle forze armate di Ankara, secondo cui sono inoltre "più di 40" i combattenti curdi che si sono arresi all'esercito turco dall'inizio dell'offensiva. Le notizie non sono verificabili in modo indipendente sul terreno.

Intanto le autorità curde nel nord-est della Siria chiedono corridoi umanitari per evacuare i civili dalla città sotto assedio turco di Ras al Ayn, dopo che un ospedale della città è stato colpito, lasciando in trappola al suo interno pazienti e personale sanitario.

17 ottobre 13:27 Media: “Erdogan ha buttato nella spazzatura la lettera di Trump”

Ad Ankara è arrivato il vicepresidente Usa Mike Pence: l'obiettivo è arrivare un ‘cessate il fuoco' dell'offensiva turca contro le forze curde. Pence è stato preceduto, poco prima, dall'arrivo del segretario di Stato americano Mike Pompeo, a bordo di un altro aereo.

Missione non semplice, quella dei diplomatici americani visto che, stando afonti governative turche, citate dai media locali, la lettera con cui Trump ha chiesto, con toni anche abbastanza accesi, a Recep Tayyip Erdogan di evitare un attacco ai curdi in Siria poco prima che venisse lanciata l'offensiva sarebbe stata "gettata nella spazzatura" dal presidente turco.

17 ottobre 07:53 La lettera di Trump a Erdogan: “Non fare il duro o lo scemo, no al massacro”

“Non fare il duro o lo scemo: lavoriamo a un buon accordo, perché tu non vuoi essere responsabile del massacro di migliaia di persone e io responsabile della distruzione dell'economia turca”. È così che Donald Trump, in una lettera datata 9 ottobre, si rivolgeva al presidente Recep Tayyip Erdogan in un tentativo di mediazione in pieno stile tycoon newyorkese, poco prima dell’offensiva militare turca in Siria. Offensiva che oggi è arrivata all’ottavo giorno.

Erdogan incontra Pence, poi Putin

Mentre Vladimir Putin e lo stesso leader turco si sono sentiti al telefono per discutere sulla situazione in Siria e hanno concordato di vedersi a breve, a Istanbul oggi è previsto l’incontro  tra Erdogan e il vicepresidente Usa Mike Pence. Ieri intanto le truppe di Bashar Al Assad hanno fatto il loro ingresso nella città di Kobane, bastione curdo nel nord della Siria. Va però detto che da parte sua Erdogan pare sordo agli appelli dei leader mondiali: offre un cessate il fuoco solo se "i terroristi se ne andranno dalla zona di sicurezza" che Ankara vuole creare al confine con la Siria.

Scontri curdi-forze Assad contro milizie filo-turche

“Violenti scontri" sono in corso in queste ore tra i combattenti curdi appoggiati da forze dell'esercito regolare siriano e i miliziani arabi filo-Ankara nei pressi dell'autostrada strategica M4, che attraversa il nord della Siria da Aleppo alla frontiera irachena, a una trentina di chilometri dalla frontiera turca. Lo fa sapere l'Osservatorio siriano per i diritti umani.

16 ottobre 10:11 Ministro Le Drian: jihadiste francesi dell’Isis fuggite dai campi curdi

Nove jihadiste francesi, appartenenti all'Isis, "sono fuggite da un campo prigionieri controllato dai curdi nel Nord-Est della Siria". Lo ha detto il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, intervenuto al programma del mattino di BfmTv. "L'offensiva turca contro i curdi apre le porte all'Isis", ha dichiarato il capo della diplomazia francese che giudica la situazione "molto grave" anche alla luce delle recenti dichiarazioni di Erdogan, che ha insistito sulla Turchia che "non dichiarerà mai il cessate il fuoco".

16 ottobre 10:05 Putin prova a frenare Erdogan: incontro “entro pochi giorni”. Ma la Turchia non ferma l’avanzata

Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan si sono sentiti per telefono "su iniziativa turca". La conferma è del Cremlino, che specifica come i due leader abbiano parlato a lungo della situazione in Siria, sottolineando "la necessità di prevenire i conflitti tra le unità dell'esercito turco e le truppe del governo siriano". Il presidente russo ha invitato l'omologo turco a Mosca e Erdogan ha accettato: l'incontro avverrà "entro pochi giorni". Secondo il servizio stampa della presidenza il leader russo ha attirato l'attenzione sull'aggravarsi della situazione umanitaria nelle regioni lungo il confine tra Siria e Turchia. "Il capo dello stato ritiene inammissibile consentire a miliziani di organizzazioni terroristiche, tra cui lo Stato islamico, che sono sorvegliati dalle unità armate curde, di sfruttare questa situazione", ha osservato il Cremlino.

La Turchia non si ferma: "Avanti con o senza il sostegno del mondo"

La Turchia però non intende interrompere la sua operazione militare nel nord della Siria: "proseguiremo con o senza il sostegno del mondo". Lo ha scritto in una nota il capo della comunicazione della Presidenza di Ankara, Fahrettin Altun. "Continueremo a combattere tutti i gruppi terroristici, compreso Daesh (Isis), che il mondo accetti o meno di sostenerci", aggiunge Altun, che accusa inoltre i curdi di aver concluso uno "sporco" accordo con il regime di Bashar al Assad.

Condanne dall'Europa

Ma sull’offensiva turca continuano a piovere critiche e soprattutto provvedimenti. Oggi anche Gran Bretagna e Spagna si sono aggiunte alla lista di Paesi europei – dopo Italia, Germania, Francia, Olanda e Paesi scandinavi – che hanno sospeso la concessione di nuove licenze ad Ankara per forniture di equipaggiamenti militari. Per Londra, si tratta di “un’azione sconsiderata e controproducente, che dà forza alla Russia e al regime di Assad”. Oggi ne parleranno a Bruxelles gli ambasciatori Nato e a porte chiuse si riunirà anche il Consiglio di sicurezza dell’Onu.