Luisa Ardita e sua sorella Eligia
in foto: Luisa Ardita e sua sorella Eligia

"Ciao Eligia,
scriverti mi aiuta a esternare una parte di questo mio grande dolore che vivo ogni istante della mia vita. Sono tante le cose che vorrei dirti e spesso vorrei alzare il telefono e poter sentire ancora la tua voce, come quell’ultima splendida domenica, il 18 gennaio 2015. Anche quella giornata, come sempre accadeva, si concluse con le solite attenzioni e coccole per te il tuo pancione. La sera dell’indomani, ricordo che, mettendomi a letto, ringraziai Dio con una preghiera. Avevo tutto, una splendida famiglia, il sogno del matrimonio che stava per realizzarsi e l’arrivo di Giulia. Chiesi a Dio di proteggerla, pregando che tutto andasse bene il giorno del parto, ma poi…

Poi arrivò quella chiamata, io pensai subito che Giulia avesse voglia di venire al mondo, invece no. Poco dopo ero nella tua casa e… boom, il tempo si fermò: tu eri li a terra priva di vita, stravolta, e io cominciai a urlare a piangere come se avessi ricevuto una pugnalata al petto, mi mancava l’aria. Pregai Dio così forte che in quell’istante sentii la certezza che Lui mi sentisse, ma sentii anche che questa volta mi avrebbe ascoltato.

“Dio prendi me, Dio no, no, DIO ASCOLTAMI, ridammi mia sorella!”. Sentivo che non poteva, dentro di me non ti sentivo più Ely, e oggi il pensiero che tu abbia sofferto da sola, indifesa, mi uccide. È il modo in cui siete morte che non mi dà pace, è che mi fa sentire impotente.

Dopo ho fatto tutto quello che c’era da fare: vestirti come avresti voluto (con la camicia da notte e la vestaglia bianca scelte da te per il parto…), vestire la piccola Giulia. Dopo averla sistemata la presi tra le mie braccia, la cullai e l’abbracciai ricoprendola di baci proprio come avrei fatto appena nata. Avvicinai le labbra al suo orecchio e le canticchiai la ninna nanna. Non volevo staccarmi da lei, non volevo accettare che non l’avrei più rivista. Dovettero togliermela, invitandomi a adagiarla sul tuo petto e così feci, avvolgendola con le tue braccia in modo che la tenessi stretta a te.

Devo ancora abituarmi a sognarti la notte e poi svegliarmi scoprendo che tutto questo è reale. Ogni mattina apro gli occhi ed è come se mi sentissi bloccata in una stanza buia senza via d’uscita, fuori luogo in una vita che non mi appartiene. Oggi vorrei svegliarmi da questo incubo e trovarti accanto. Vorrei che mi asciugassi le lacrime dicendo: “hai fatto solo un brutto sogno”.

Spesso mi sento veramente sola e quando vedo due sorelle abbracciarsi per strada, non riesco a non piangere e a fare a meno di pensare a noi due, al nostro forte legame che ci univa e che ci unisce tutt’ora. Voglio chiederti di comprendere le lacrime bagnano queste pagine. Non posso fare a meno di pensare che invecchierò senza di te, posso solo prometterti di portarti in ogni mio ricordo, in ogni momento della mia giornata. Ti prometto che continuerò ad amarti fino al mio ultimo respiro e se Dio mi darà una bellissima femminuccia porterà il tuo nome.

Voglio dirti grazie per tutte le carezze i baci, le attenzioni e per tutte le volte che mi hai dimostrato amore, voglio dirti grazie perché sei stata un grande esempio di vita. Oggi devo la donna che sono a te, perché nonostante tutto, nonostante tu mi sia stata strappata, non permetterò all’odio di prevalere perché questo non ci appartiene.

Come ti dico sempre, abbraccia forte mia nipote e dille che la amo con tutta me stessa. Se potessi darei anni della mia vita per riabbracciarvi e quando vorrà Dio non vi lascerò più. Anche se non ci sei fisicamente hai trovato un altro modo per stare insieme a me ed io ho imparato che la morte non esiste, è solo un limite, l’amore va oltre.

Ti sento Ely,

ti voglio bene anch’io".