A due anni e mezzo dal 24 Agosto 2016, quando un terribile terremoto colpì i comuni di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, devastando l’intera conca amatriciana e togliendo la vita a quasi 300 persone, la popolazione colpita da quel sisma e dai tanti altri che seguirono (tra tutti quello del 30 Ottobre 2016, che con la sua potenza investì i territori di Lazio, Marche, Abruzzo e Umbria dando vita a quello che oggi viene da molti chiamato “Cratere del centro Italia”) scenderà in piazza a Roma, il 18 Maggio 2019, per manifestare il proprio dissenso all’attuale gestione del post-emergenza.

Ciò che il popolo del centro Italia vuole apertamente affermare è la sua voce, contraria al silenzio che come un velo di piombo sembra voler nascondere la gestione confusa e schizofrenica che gli ultimi tre governi (Renzi, Gentiloni e Conte) hanno portato avanti.

Il Coordinamento dei Comitati Terremoto Centro Italia, che rappresenta con le sue istanze più di 100 comitati rappresentativi di una buona parte dei 140 Comuni colpiti dagli eventi sismici, affermano che: “Non è con le chiacchiere, né con le conferenze stampa davanti a selve di microfoni, né con le promesse elettorali che si tirano su i muri delle case. E' con gli atti formali, con il lavoro ‘pancia a terra', con la conoscenza dei territori, la semplificazione della burocrazia, la fatica del confronto e dell'ascolto che si mettono i presupposti per una ricostruzione veloce, sicura e rispettosa delle leggi. Invece, a quasi tre anni dal sisma, siamo ancora in altissimo mare. Migliaia di domande presentate dai proprietari di immobili distrutti o danneggiati giacciono negli uffici in attesa di essere visionate e valutate. Siamo, quindi, ancora in una fase preliminare, lontani persino dall'affidamento degli appalti per le ristrutturazioni. Figuriamoci, di questo passo, quanti decenni occorreranno per rientrare a casa".

La ricostruzione, dunque, è una delle priorità. Una ricostruzione che ad oggi, nonostante le parole di Matteo Renzi durante la conferenza stampa del 25 Agosto 2016 inneggianti a una ricostruzione in tempi rapidi, sembra completamente ferma. Pratiche di avvio lavori presentate da chi aspetta una casa e uffici tecnici per la ricostruzione immobili, incapaci di dare corso ai procedimenti amministrativi necessari a dare il via ai lavori di ricostruzione.

E la gestione post-emergenza non va meglio. “Mentre l’attenzione delle Istituzioni sembra essere concentrata esclusivamente nelle pratiche di ricostruzione, in un vano e inspiegabile tentativo di semplificare le procedure interne senza, però, aumentare le risorse di cui gli uffici tecnici hanno bisogno per lavorare, sembra passato sotto traccia il problema del lavoro e del reddito", affermano gli avvocati e i giuristi di Alterego – Fabbrica dei Diritti, associazione che dai giorni successivi al sisma hanno svolto attività di consulenza e informazione legale in tutto il Cratere sismico, affiancando anche i comitati nella stesura di emendamenti alla legge che disciplina il terremoto del centro Italia e che non sono mai stati presi neanche in considerazione dai Governi.

“Lo Stato continua un’opera di non ascolto” continuano gli avvocati “nonostante le nostre proposte volte a istituire un reddito di cratere per chi ha perso il lavoro a causa del sisma, una divisione in zone differenziate a seconda dei danni, degli aiuti fiscali alle imprese delle zone del cratere meno colpite che decidono di investire nelle aree più colpite, che decidono di assumere lavoratori che percepiscono il reddito di cratere. Proposte di facile applicazione, tutte volte a far ripartire un tessuto socio-economico al momento devastato. L’unico strumento di sostegno al reddito esistente oggi è il CAS, che viene riconosciuto a chiunque senza nessuna differenza in base alle reali necessità. Ne avrebbe diritto Montezemolo allo stesso modo in cui ne ha diritto una famiglia di 4 persone tutte senza reddito, in egual misura".

E i problemi del reddito, del lavoro e della ripresa socio-economica sono direttamente connessi con la situazione dell’abitare. “A Tolentino il Sindaco ha deciso di non installare le SAE, le casette previste per la gestione dell’emergenza abitativa nel medio-lungo periodo, scegliendo il recupero o la costruzione di appartamenti di edilizia popolare. Il problema è che non esistono tempi certi sulla messa a disposizione di questi appartamenti e circa 200 terremotati vivono ancora oggi in container collettivi che erano stati pensati per la prima emergenza. La Regione e lo Stato non solo hanno evitato di sostituirsi al Comune, ma lo hanno addirittura ‘premiato' riconoscendo solo a Tolentino un particolare status di ente attuatore a dispetto di quanto concesso a tutti gli altri Comuni” affermano gli avvocati di Alterego – Fabbrica dei Diritti, che continuano: "Non sappiamo quanto tempo ci vorrà per ricostruire le case, le strutture pubbliche, una coscienza di popolo, che in tutti i modi lo Stato sembra non tenere in considerazione, ma se non si interviene immediatamente sul lavoro, sul reddito, sulla socialità e sui servizi, probabilmente tra decenni avremo un centro Italia con delle bellissime e sicurissime case, ma tutte vuote”.

È innegabile che l’attenzione mediatica sul terremoto del centro Italia sia scesa. Perché siamo un popolo che dimentica presto e perché abbiamo altro di cui occuparci. Viviamo in uno stato di perenne emergenza, perché nell’emergenza ogni Governo può intervenire in modo urgente, spesso al di fuori di quelli che sono i principi e le regole che la nostra Costituzione prevede per il regolare sviluppo dei processi nel nostro ordinamento. Eppure, è forse il caso che il 18 Maggio 2019, a Roma, chiunque abbia la possibilità spenda due ore del suo tempo per far propria la rabbia di un popolo che non vuole diventare fantasma, e che ha diritto ad essere ascoltato. Un Governo che parla prima di ascoltare è un governo che vuole decidere nell’ignoranza, con la presunzione che i dati statistici ed economici siano in grado di rappresentare una popolazione intera.

“Due anni e nove mesi. E' il tempo trascorso da quel maledetto 24 agosto 2016, giorno della prima di una lunga serie di terremoti che hanno distrutto il Centro Italia. 299 morti, 140 comuni rasi al suolo o gravemente danneggiati, decine di migliaia di sfollati. Ci avevano detto che non saremmo mai stati lasciati soli, che la ricostruzione sarebbe stata rapida, che tutti avrebbero avuto un tetto sulla testa. Invece ci sono ancora terremotati negli hotel, molti si arrangiano in vere e proprie ‘baracche di fortuna', la mortalità degli anziani è aumentata, è aumentato il consumo di psicofarmaci e purtroppo non sono mancati suicidi.  Sul nostro dolore hanno costruito campagne elettorali e carriere politiche, ma quando è stato il momento di risolvere i problemi che ripetutamente abbiamo sottoposto sono tutti spariti.” le parole dei Comitati per questo 18 Maggio 2019.

Ci vediamo in piazza, a Roma, per ricordarci e ricordare a questo Governo che se si lascia indietro uno, si lasciano indietro tutti.

Avvocato Riccardo Bucci
Alterego Fabbrica dei Diritti