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15 Ottobre 2026
7:00

Un uccello estinto in Europa potrebbe presto tornare in Spagna: il progetto per salvare la quaglia tridattila

Estinta in Europa da decenni, la quaglia tridattila potrebbe tornare grazie a un progetto di riproduzione in cattività finalizzato alla reintroduzione in natura portato avanti da Spagna e Marocco. Un tempo questa specie viveva anche in Italia, soprattutto in Sicilia.

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La quaglia tridattila (Turnix sylvaticus) si è estinta in Europa nel secolo scorso

Un piccolo uccello estinto in Europa da decenni potrebbe presto tornare a popolare gli ambienti aperti della Spagna meridionale. È la quaglia tridattila (Turnix sylvaticus), una specie poco conosciuta e dall'aspetto piuttosto anonimo, ma con una storia che racconta bene quanto rapidamente possa scomparire anche un animale un tempo molto comune. L'ultima popolazione europea è infatti svanita nel corso del 900 e oggi la sottospecie mediterranea sopravvive soltanto in una piccola area del Marocco, dove è a sua volta gravemente minacciata.

Per provare a cambiare il suo destino, la Spagna e il Marocco hanno quindi avviato un ambizioso progetto di conservazione che punta a far riprodurre questi uccelli in cattività e, in futuro, a reintrodurli in natura. Il primo passo concreto è arrivato lo scorso 9 settembre, quando 18 quaglie tridattile nate da uova raccolte in Marocco sono arrivate in Andalusia, al Centro di Conservazione della Biodiversità dello Zoobotánico di Jerez de la Frontera.

L'iniziativa, sostenuta anche dall'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), potrebbe rappresentare un'importante opportunità per ripristinare una popolazione europea ormai perduta e, allo stesso tempo, salvare questa sottospecie a un passo dall'estinzione anche in Nord Africa.

Il progetto per riportare la quaglia tridattila in Europa

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Una delle giovani quaglie tridattile arrivate in Spagna per dare il via al progetto di riproduzione in cattività. Foto di Junta de Andalucía

I 18 uccelli arrivati in Spagna provengono da un delicato e rischioso lavoro di ricerca e conservazione condotto in Marocco, dove alcuni esperti hanno individuato dei nidi in natura, recuperato le uova e seguito la loro incubazione in cattività fino alla schiusa. Dopo i controlli veterinari e le procedure necessarie per il trasferimento internazionale, gli uccelli sono stati poi trasportati al centro di Jerez, dove comincerà il programma di riproduzione in cattività.

L'obiettivo è creare una popolazione sufficientemente numerosa e geneticamente diversificata da poter sostenere, in futuro, il ritorno della specie in alcune delle aree dell'Andalusia in cui viveva un tempo. Non si tratta quindi di una reintroduzione già avvenuta: le quaglie tridattili arrivate in Spagna sono attualmente destinate alla riproduzione in ambiente controllato e il loro eventuale rilascio in natura dipenderà dai risultati delle prossime fasi del progetto.

Le autorità spagnole prevedono almeno altre quattro campagne in Marocco nei prossimi anni, necessarie per allargare il gruppo dei riproduttori e ridurre i rischi legati alla consanguineità. Ogni individuo sarà identificato e accompagnato da informazioni precise sulla sua provenienza, in modo da gestire gli accoppiamenti nel modo migliore e preservare il più possibile la diversità genetica e i rischi legati all'incrocio tra individui strettamente imparentati.

Il progetto coinvolge anche lo zoo di Aïn Sebaâ, a Casablanca, dove è stato creato un secondo nucleo riproduttivo. Gli uccelli nati nei due centri potranno così contribuire non soltanto alla futura reintroduzione in Spagna, ma anche al rafforzamento della popolazione selvatica marocchina, che continua purtroppo a diminuire. La collaborazione coinvolge diverse istituzioni spagnole e marocchine, ricercatori, organizzazioni ambientaliste e la stessa IUCN, che negli ultimi anni ha favorito la collaborazione e gli scambi tra gli esperti dei due Paesi.

Chi è la quaglia tridattila, una specie estinta in Europa

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La specie non è globalmente a rischio ed è relativamente comune in Asia, ma la sottospecie mediterranea, estinta in Europa, sopravvive solo in Marocco con poche centinaia di individui

La quaglia tridattila è un piccolo uccello lungo circa 15 centimetri, con un piumaggio marrone, sabbia e grigiastro che le permette di camuffarsi perfettamente tra l'erba e la vegetazione bassa. Il suo aspetto ricorda un po' quello della quaglia comune (Coturnix coturnix), ma le due specie non sono strettamente imparentate. La tridattila appartiene infatti a una famiglia distinta, i turnicidi, ed è inoltre chiamata così perché ha solo tre dita alle zampe. Il dito posteriore, tipico di molti uccelli, è assente.

Trascorre gran parte della giornata camminando a terra tra erbe, cespugli e campi, dove cerca semi e piccoli invertebrati. Vola molto raramente e, quando viene disturbata, preferisce generalmente nascondersi o fuggire correndo. È quindi una specie particolarmente difficile da osservare, anche nei luoghi in cui è ancora presente. Le femmine, inoltre, sono più grandi e appariscenti, possono accoppiarsi con più partner, mentre sono soprattutto i maschi a occuparsi della cova e delle cure ai piccoli, un po' come accade nel piviere tortolino (Eudromias morinellus).

La specie ha un areale complessivamente molto ampio, che comprende diverse regioni dell'Africa e dell'Asia meridionale e non è considerata a rischio al livello globale. All'interno di questa distribuzione vengono però riconosciute diverse sottospecie geografiche, distinguibili soprattutto per alcune caratteristiche del piumaggio, dalle dimensioni e per la distribuzione. Quella al centro del progetto è Turnix sylvaticus sylvaticus, la sottospecie nominale, storicamente molto diffusa nel Mediterraneo occidentale, ma oggi estinta in Europa e a rischio in Nord Africa.

Come è scomparsa dall'Europa e perché è ancora così minacciata

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L'ultima osservazione certa in Spagna risale al 1981, mentre in Italia l'ultima segnalazione siciliana risale al 1920

La quaglia tridattila era un tempo presente in diverse aree del Mediterraneo, tra cui Spagna, Portogallo e Italia. Nel corso del 900, tuttavia, le popolazioni europee si sono progressivamente ridotte, fino alla scomparsa dell'ultimo nucleo conosciuto nella penisola iberica. In Spagna, la specie sopravviveva soprattutto in Andalusia, in particolare nella provincia di Huelva. L'ultima osservazione attendibile risale al 1981 e nel 2018 è stata dichiarata ufficialmente estinta. L'IUCN la classifica oggi come "Regionally Extinct", cioè estinta a livello regionale in Europa.

Il declino è stato causato soprattutto alla trasformazione degli ambienti agricoli e di prateria. La quaglia tridattila dipende fortemente da paesaggi aperti con vegetazione erbacea e arbustiva, ma la progressiva intensificazione dell'agricoltura, la perdita dei mosaici agricoli tradizionali e le alterazioni degli habitat hanno ridotto gli ambienti adatti alla sua sopravvivenza. Oggi l'ultima popolazione conosciuta della sottospecie mediterranea in natura vive solo lungo un tratto della costa atlantica del Marocco, in particolare nella regione di Oualidia.

Qui gli uccelli frequentano soprattutto coltivazioni e orti tradizionali, ma anche quest'ultima popolazione è in forte diminuzione. Secondo le autorità andaluse, potrebbero essere rimaste soltanto poche centinaia di individui. Una popolazione così ridotta è perciò particolarmente vulnerabile e potrebbe scomparire anche a causa di un singolo evento avverso, come un malattia. Il progetto di riproduzione in cattività nasce proprio dalla necessità di intervenire prima che anche quest'ultima popolazione in natura scompaia definitivamente.

La quaglia tridattila viveva anche in Italia, soprattutto in Sicilia

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Una quaglia tridattila fotografata in India

Anche l'Italia ha perso la quaglia tridattila. La sua presenza storica era ben documentata soprattutto in Sicilia, dove durante l'800 era considerata addirittura abbondante. Nel corso dei decenni successivi, però, le osservazioni sono diventate via via sempre più rare, fino alla completa scomparsa. Secondo l'IUCN, l'ultima segnalazione siciliana risale al 1920. La storia italiana di questa specie è oggi poco conosciuta ai non addetti ai lavori, anche perché si tratta di un uccello estremamente elusivo, difficile da avvistare e ormai scomparso da molti anni.

Le testimonianze storiche confermano però che faceva parte dell'avifauna siciliana e che era anche molto apprezzata dagli ornitologi e dai naturalisti del tempo. Una particolarmente interessante, e a posteriori quasi profetica, ci arriva dal naturalista G. Angelini, che nel 1892 raccontava le sue escursioni alla ricerca della quaglia tridattila nella Sicilia sudorientale. All'epoca l'uccello, chiamato localmente triugna (per l'assenza del dito posteriore) o taureddu (per il verso del maschio), viveva ancora nei dintorni di Terranova, oggi Gela, ma era già molto raro.

Angelini ricordava che in passato si potevano abbattere anche 10 o 15 individui al giorno, mentre durante le ultime tre escursioni riuscì a incontrarne soltanto uno. Lo studioso individuava le cause del declino nella distruzione degli ambienti naturali, nell'espansione delle coltivazioni e nella crescente pressione venatoria. Arrivò persino a prevederne la sua scomparsa, scrivendo che sarebbe giunto il giorno in cui sarebbe stato possibile osservare questi uccelli soltanto nei musei. Una previsione che, purtroppo, si sarebbe avverata pochi decenni dopo.

Per il momento, il progetto non prevede però un ritorno anche in Italia. Tutti gli sforzi sono concentrati sulla tutela dell'ultima popolazione marocchina e sulla possibilità di ricostituire un nucleo riproduttivo in Andalusia. La strada è però ancora lunga, anche se le schiuse nei due centri di riproduzione rappresentano un primo passo fondamentale per evitare che la sottospecie mediterranea scompaia per sempre. E, dopo decenni di assenza, potrebbero finalmente offrire alla quaglia tridattila una seconda possibilità per tornare a vivere anche in Europa.

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