UN PROGETTO DI

Aquila in difficoltà cade in mare al largo dell’Alaska: il video dei pescatori che la aiutano a risalire

Un'aquila di mare testabianca è finita in acqua al largo dell’Alaska e ha rischiato di non riuscire a riprendere il volo. L'equipaggio di un'imbarcazione l'ha aiutata a salire a bordo, dove ha potuto asciugarsi e recuperare le forze.

1 Ottobre 2026
12:37
Immagine
L'aquila di mare testabianca (Haliaeetus leucocephalus) aiutata da un’imbarcazione in Alaska. Immagine di Alaska Exposure

Un'aquila di mare testabianca annaspa nell'acqua, apparentemente esausta, in mezzo al mare che bagna l'Alaska. Poco distante c'è però un'imbarcazione con a bordo dei pescatori. Quando l'equipaggio si accorge del rapace, abbassa immediatamente il portellone e gli offre così un punto d'appoggio. L'uccello riesce facilmente a salire a bordo, dove rimane per asciugarsi e recuperare le forze prima di tornare di nuovo a volare.

Il video sta circolando molto sui social in queste ore, anche se è stato pubblicato per la prima volta dal profilo Alaska Exposure lo scorso luglio, accumulando circa 62 milioni di visualizzazioni. In un post successivo, si vedono anche alcuni scatti in cui l'aquila, dopo essere stata recuperata dall'acqua, si riposa sull'imbarcazione e sembra riuscire piano piano a recuperare le forza.

Chi è l'aquila di mare testabianca e dove vive: il falso mito dell'aquila "calva"

Il rapace protagonista di questa storia è un'aquila di mare testabianca (Haliaeetus leucocephalus), una grande aquila diffusa in Nord America e particolarmente comune in Alaska. È la specie scelta come uccello nazionale degli Stati Uniti e rappresenta uno dei simboli più riconoscibili degli USA nel mondo, anche se è stata riconosciuta ufficialmente come tale solo di recente. Gli adulti hanno il corpo bruno scuro, occhi, zampe e becco giallo, mentre testa e coda sono ricoperte dalle caratteristiche piume e penne bianche.

Non è invece davvero "calva", come suggerisce il nome comune italiano tradotto dall’inglese "bald eagle". Il termine "bald" deriva infatti da un antico uso della parola inglese che significava "avere del bianco sul viso o sulla testa". Anche il nome scientifico latino, Haliaeetus leucocephalus significa letteralmente "aquila di mare dalla testa bianca".

Immagine
L'aquila di mare testabianca è il rapace simbolo degli Stati Uniti d'America

Le aquile di mare testabianca, come suggerisce il nome, vivono soprattutto vicino all'acqua e si nutrono in gran parte di pesci. Possono individuarli dall'alto e scendere rapidamente per afferrarli con gli artigli a pelo d'acqua, anche se come quasi tutti i rapaci non disdegnano mangiare animali già morti e resti di carcasse che spesso contendono a corvidi, lupi e altri animali spazzini.

Cosa può succedere durante la pesca: gli "incidenti" dell'aquila di mare

Ed è proprio durante la pesca che può verificarsi una situazione come quella mostrata nel video. Un'aquila può finire accidentalmente in acqua mentre cerca di catturare un pesce, e se le piume si bagnano molto, il rapace può avere difficoltà a decollare immediatamente. Tuttavia, proprio come si vede nel filmato, le aquile riescono comunque a nuotare a colpi di ali fino a raggiungere rocce, spiagge e altri appigli (come una barca) per recuperare le forze, asciugarsi il piumaggio e tornare a volare.

Con tutta probabilità, quindi, anche l'individuo protagonista del video sarebbe riuscito a nuotare fino a riva e a salvarsi. Ha semplicemente trovato nell'imbarcazione l'approdo più immediato e vicino per uscire dall'acqua. Il gesto dei pescatori, in ogni caso, rimane un bel gesto a prendere come esempio: hanno aiutato il rapace senza interferire troppo, assicurandosi che potesse riuscire a riprendere il volo da solo.

Immagine
In passato la specie ha sfiorato l'estinzione a causa dell'utilizzo del DDT, poi bandito nel 1972

Oggi la specie rappresenta anche uno dei più grandi successi della conservazione al livello mondiale. Verso la metà del 900, infatti, sfiorò l'estinzione toccando il minimo storico di appena 417 coppie nidificanti nel 1963. A causare questo drammatico declino fu soprattutto l'uso massiccio del DDT, un pesticida che si accumulava nella catena alimentare fino ad arrivare ai pesci di cui l'aquila si nutriva. Assorbito dagli uccelli adulti, il DDT interferiva con la metabolizzazione del calcio, rendendo quindi i gusci delle uova talmente sottili da rompersi durante la cova.

La rinascita è stata resa possibile dal divieto dell'utilizzo del DDT negli USA del 1972, unito alle tutele dell'Endangered Species Act, alla protezione dei nidi e a programmi di allevamento in cattività e reintroduzione. Oggi in Nord America volano oltre 300.000 aquile di mare e la specie non è più considerata in pericolo di estinzione.

Sfondo autopromo
Segui Kodami sui canali social
api url views