
Per più di un secolo gli ornitologi hanno studiato le migrazioni soprattutto grazie all'inanellamento, una tecnica di marcatura individuale degli uccelli attraverso piccoli anelli identificativi applicati alle zampe. Il metodo permetteva così di sapere dove un animale era stato marcato e dove, eventualmente, veniva osservato o ritrovato. Tuttavia, ricatturare un uccello inanellato non è così frequente e, soprattutto, lascia completamente sconosciuto tutto ciò che accade nel mezzo.
Oggi però i dispositivi GPS applicati sugli animali hanno cambiato radicalmente le cose: permettono di seguire gli spostamenti degli uccelli quasi passo dopo passo, ricostruendo così rotte e soste che in molti casi sono ancora sconosciute.
Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Zoology in the Middle East ha infatti utilizzato proprio questi dispositivi satellitari per seguire due rapaci migratori lungo la cosiddetta East Asia-East Africa Flyway, una delle grandi rotte utilizzate dagli uccelli che si spostano tra Asia, Medio Oriente e Africa. Il corridoio attraversa oltre 60 Paesi e viene percorso da più di 330 specie diverse. Tra queste ci sono anche l'aquila delle steppe (Aquila nipalensis), una specie in pericolo, e l'aquila minore (Hieraaetus pennatus).
Due aquile, due spettacolari rotte migratorie differenti

I ricercatori hanno applicato piccoli trasmettitori GPS-GSM, dispositivi sufficientemente leggeri da poter essere trasportati dai rapaci senza recare loro disturbo, su alcuni individui catturati presso la stazione ornitologica del fiume Aras, nel nord-est della Turchia. I dati hanno così permesso di ricostruire nel dettaglio i loro viaggi tra le aree di riproduzione e quelle utilizzate durante l'inverno.
Una delle aquile minori taggate ha percorso oltre 5.000 chilometri in 49 giorni, attraversando il Medio Oriente fino a raggiungere il monte Elgon, in Uganda, dove ha trascorso l'inverno. Durante il viaggio di ritorno ha ripercorso a ritroso in gran parte la stessa rotta, coprendo quasi 6.800 chilometri in 35 giorni prima di raggiungere le aree di riproduzione in Russia.

Ancora più sorprendente è stato il viaggio di un'aquila delle steppe, recuperata dalle autorità turche dopo essere stata sequestrata durante un'operazione antibracconaggio. Nell'autunno del 2022 ha percorso circa 4.400 chilometri in 38 giorni, seguendo una rotta diversa da quella normalmente descritta per questa specie: invece di attraversare il Mar Rosso passando dallo stretto di Bab el-Mandeb, il rapace ha attraversato il Canale di Suez. Il trasmettitore ha poi smesso di inviare dati quando è arrivata in Sudan e non è possibile sapere se il dispositivo si sia staccato oppure se sia successo qualcosa al rapace.
C'è ancora tanto da scoprire sulla migrazione dei rapaci

Le mappe ricostruite grazie ai GPS mostrano anche un altro aspetto interessante. Durante le migrazioni le aquile hanno effettuato alcune soste in aree agricole, città e persino discariche, suggerendo che questi ambienti fortemente modificati dalle attività potrebbero avere un ruolo nella loro sopravvivenza durante le soste per il lungo e faticoso viaggio. Queste tappe intermedie, chiamate siti di stop-over, vengo usate dagli uccelli per riposare, nutrirsi e accumulare energie prima di riprendere il viaggio.
I viaggi eccezionali di questi rapaci, naturalmente, non bastano da soli per ricostruire le rotte migratorie definitive di queste due specie. Anche con tecnologie capaci di seguire gli uccelli per migliaia di chilometri, restano molte domande aperte: perché alcuni rapaci scelgono determinate rotte invece di altre? E quanto sono importanti gli ambienti antropizzati per completare viaggi così lunghi? Servirà seguire molti altri uccelli per avere un quadro generale più chiaro.
In ogni caso, i dispositivi satellitari permettono oggi di vedere finalmente ciò che per oltre un secolo è rimasto invisibile. Ma, mentre le mappe delle migrazioni diventano sempre più precise e dettagliate, resta ancora tantissimo da scoprire su uno degli spettacoli più maestosi e affascinanti che la natura ha da offrire.