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24 Aprile 2026
16:54

Volare di notte e fermarsi di giorno: così l’usignolo maggiore migra per migliaia di km attraversando mari e deserti

Un nuovo studio svela che l’usignolo maggiore (Luscinia luscinia) attraversa Sahara e mari volando di notte per più giorni consecutivi, fermandosi invece di giorno per risparmiare energia e percorrendo ogni anno circa 18.000 km.

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Un usignolo maggiore (Luscinia luscinia) catturato e poi rilasciato con un dispositivo dotato di sensori sulla schiena. Foto Pablo Macías–Torres

Ogni anno, un piccolo passeriforme che pesa poco più di venti grammi affronta uno dei viaggi più estremi del regno animale. È l'usignolo maggiore (Luscinia luscinia), una specie migratrice capace di attraversare il Sahara, il Mediterraneo e persino il deserto arabico. Un nuovo studio dell'Università di Lund, in Svezia, e pubblicato su Biology Letters, ha finalmente chiarito come riesce a compiere un'impresa simile: volando di notte, per più notti consecutive, e fermandosi quasi completamente durante il giorno.

Un viaggio lungo migliaia di chilometri

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L’usignolo maggiore è un passeriforme strettamente imparentato e molto simile all’usignolo comune (Luscinia megarhynchos). Foto da Wiki Commons

L’usignolo maggiore è una specie migratrice a lungo raggio molto simile all'usignolo comune (Luscinia megarhynchos). In Italia è considerato un migratore irregolare e accidentale e non è facile incontrarlo. Nidifica però nel Nord Europa, per esempio in Svezia, dove arriva tra la fine di aprile e l'inizio di maggio, per poi ripartire tra agosto e settembre. L'inverno lo trascorre nelle regioni tropicali dell'Africa sud-orientale.

Il percorso che compie durante la migrazione non è però sempre lo stesso: in autunno scende verso sud passando per l'Egitto e l'Africa orientale, mentre in primavera torna indietro in maniera più rapida e diretta (poiché deve nidificare) attraversando la Penisola Arabica. In totale, tra andata e ritorno, percorre ogni anno circa 18.000 chilometri.

Volare di notte e riposare di giorno per sopravvivere

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Le rotte migratorie e le attività diurne e notturne degli usignoli maggiori studiati. Immagine da Macías–Torres & Hedenström, 2026

Per capire meglio come questi uccelli affrontano un viaggio così impegnativo, i ricercatori hanno utilizzato sensori ultraleggeri applicati come zainetti sugli animali. Si tratta di dispositivi minuscoli che registrano dati sul movimento e sull'attività, senza interferire con il volo e le altre normali attività.

I dati raccolti e analizzati dai ricercatori, mostrano un comportamento migratorio molto preciso: gli usignoli maggiori volano per quattro o cinque notti consecutive, mentre durante il giorno si fermano quasi del tutto, restando immobili per riposare. Questa strategia ha un vantaggio molto evidente: volare di notte permette di evitare le temperature estreme dei deserti, mentre restare fermi durante il giorno consente di risparmiare energia, recuperare le forze e ridurre il rischio di disidratazione.

Una strategia migratoria "al limite"

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Gli usignoli maggiori migrano quasi esclusivamente di notte restando quasi completamente fermi durante il giorno

Nel loro studio, gli autori  parlano di un comportamento quasi estremo. Gli uccelli spingono il loro corpo praticamente al limite e per più notti di fila, per poi "spegnersi" quasi completamente durante le ore diurne. E c'è anche un altro aspetto sorprendente: come la maggior parte degli uccelli migratori, anche gli usignoli maggiori non possono fermarsi per ovvi motivi quando attraversano il mare. Ma non solo, non si fermano e non mangiano neppure quando attraversano i deserti.

Queste che vengono chiamate dagli ornitologi anche "barriere ecologiche", vengono superate solo grazie alle riserve di energia accumulate sotto forma di grasso prima della partenza. In pratica, ingrassano nei giorni precedenti al viaggio, costruendo una sorta di "serbatoio" interno. Questo significa che l'intera migrazione dipende da una preparazione quasi perfetta: un piccolo errore di calcolo nelle riserve accumulate, può diventare fatale.

La tecnologia che sta cambiando lo studio delle migrazioni

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L’intera migrazione dipende da una preparazione quasi perfetta nel calcolo delle riserve di grasso

Per anni, seguire uccelli così piccoli durante migrazioni così lunghe è stato quasi impossibile. Marcare gli uccelli con anelli identificativi con la speranza di ricatturarli in giro per il mondo – una tecnica di studio molto diffusa e chiamata inanellamento – ha sicuramente aiutato e aiuta ancora molto a ricostruire rotte e comportamenti. Ma la vera svolta è arrivata grazie alla miniaturizzazione della tecnologia: oggi i sensori sono abbastanza leggeri da essere trasportati anche da animali di appena 25 grammi.

Nel loro studio, i ricercatori hanno infatti analizzato undici migrazioni complete compiute da dieci individui diversi, monitorati per tre anni. Un risultato raro, che offre una delle descrizioni più dettagliate mai ottenute del comportamento migratorio di un passeriforme. Ora la domanda che rimane è però un'altra: cosa accadrà a questi uccelli in un mondo che cambia rapidamente? Il clima e gli habitat lungo le rotte migratorie stanno subendo trasformazioni sempre più veloci.

Come influenzerà tutto ciò una migrazione già "al limite"?

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