
Un piccolo uccello migratore è rimasto in volo per ben 19 mesi consecutivi, senza mai posarsi. Non per qualche giorno, non per qualche settimana: per un anno e sette mesi interi, facendo due volte avanti e indietro tra Europa e Africa. A documentarlo è uno studio pubblicato recentemente sulla rivista Ringing & Migration, firmato da Lyndon Kearsley e colleghi del BlueGreen Labs e dello Swiss Ornithological Institute, che hanno monitorato in tempo reale questo straordinario viaggio.
Il protagonista è un rondone comune (Apus apus), gli uccelli spesso erroneamente confusi con le rondini che vediamo sfrecciare e strillare in primavera e in estate tra i palazzi dei nostri centri storici. In particolare, un individuo subadulto catturato nel 2021 a Gent, in Belgio, e dotato di un minuscolo registratore di dati prima di essere liberato nuovamente. Non è la prima volta che i rondoni stupiscono. Ma questa volta siamo di fronte a un nuovo record assoluto.
Chi sono i rondoni e perché il suolo non li riguarda quasi più

I rondoni sono quegli uccelli scuri e veloci che d'estate attraversano i cieli delle città italiane urlando con quel grido acuto che per molti è il suono dell'estate. Non vanno confusi con le rondini, con cui non sono neppure imparentati: appartengono a un gruppo a sé, gli apodiformi, il cui nome in greco significa letteralmente "senza piedi". Non è però del tutto vero, naturalmente, anche loro hanno le zampe, ma sono così piccole che a terra o sui rami risultano quasi inutili. Un rondone che cade sul pavimento fa infatti molta fatica a spiccare il volo di nuovo.
L'evoluzione, in compenso, li ha costruiti per l'aria. Le ali a falce, il corpo affusolato e aerodinamico, il metabolismo calibrato per volare ininterrottamente: tutto in loro descrive di un animale che ha scelto il cielo come unico habitat. Mangiano insetti mentre volano, bevono sfiorando la superficie dell'acqua e si accoppiano in volo. Dormono anche volando: di notte salgono a centinaia di metri e si lasciano portare dalle correnti in uno stato di dormiveglia che i ricercatori chiamano anche sleep soaring, un sorta di sonno planato.

C'è solo un aspetto della loro biologia che li tiene ancora ancorati al suolo: la riproduzione. Come tutti gli uccelli, anche i rondoni devono infatti deporre e covare le uova. Lo fanno all'interno di fessure nelle rocce, tra le tegole dei tetti o le crepe nei palazzi, ma anche all'interno di cassettoni per le tapparelle e altre cavità artificiali. È questo l'unico momento della loro vita in cui toccano terra. Per i rondoni, il suolo, è solo una parentesi obbligata tra un volo e l'altro.
Qui in Italia, oltre al comune, nidificano regolarmente anche altre due specie: il rondone pallido (Apus pallidus), più chiaro e con la gola color crema; e il rondone maggiore (Tachymarptis melba), il più grande di tutti e con ventre e gola bianchi che contrastano col resto del piumaggio scuro. Dal 2020, si aggiunta però anche una quarta specie: il rondone cafro (Apus caffer), con la prima nidificazione italiana accertata in Calabria.
La cattura e l'installazione del registrare per studiare i suoi movimenti

Il rondone monitorato nello studio – identificato con la sigla CC894 – era un individuo giovane, non ancora riproduttivo, catturato a luglio 2021 mentre tentava di entrare in una delle cassette-nido installate lungo il porto di Gent. Questo comportamento, che gli ornitologi chiamano banging – la parola inglese per il rumore sordo che fa l'uccello sbattendo contro l'entrata – è uno dei pochissimi momenti in cui un rondone subadulto può essere preso.
I giovani rondoni non ancora maturi sessualmente volano avvicinandosi ai potenziali siti di nidificazione probabilmente per esercitarsi e ispezionare le cavità in vista di una futura riproduzione negli anni successivi.

Sul dorso dell'animale i ricercatori hanno fissato un registratore multisensore del peso di circa mezzo grammo, poco più di una graffetta, usando una imbracatura morbida. Il dispositivo registrava ogni trenta minuti la pressione atmosferica, la temperatura, la luce e l'attività del rondone. Dalla pressione si ricava l'altitudine; dalla luce si ricostruisce la posizione geografica. Messo insieme, giorno dopo giorno, questo flusso di dati disegna una mappa continua di dove si trovava l'uccello e a quale quota stava volando.
Il registratore è stato poi recuperato nel giugno 2023, quando CC894 è tornato alla stessa colonia di Gent e – finalmente adulto – ha trovato un nido e un partner. A quel punto era stata appena raggiunta la maturità riproduttiva e con essa l'unico motivo che spinge un rondone a tornare sul solido: riprodursi. In quello stesso momento, inoltre, i ricercatori hanno anche capito per la prima volta che il rondone che avevano seguito per mesi era una femmina: è stata infatti lei a deporre le uova nel nido.
Diciannove mesi in volo senza mai fermarsi, dall'Europa all'Africa e ritorno

Dall'analisi dei dati è emerso che CC894, nei 19 mesi di monitoraggio, non ha mai mostrato comportamenti riconducibili al riposo a terra, in cavità o aggrappato a una qualsiasi superficie verticale, come fanno talvolta alcune specie che nidificano in pareti rocciose. In tutto quel tempo sono state registrate appena 48 ore cumulative di una possibile inattività, ma molto probabilmente si trattava di fasi di volo molto basso non registrate correttamente dai sensori.
Il percorso compiuto era quello classico della specie: partenza dal Belgio in agosto, migrazione verso l'Africa occidentale con brevi tappe intermedie, attraversamento del bacino del Congo, e poi giù verso i siti di svernamento lungo le coste del Malawi e del Mozambico orientale. In primavera, il viaggio inverso. E poi ancora, la stagione successiva, quasi esattamente lo stesso tragitto: l'uccello è tornato a circa 129 chilometri dagli stessi luoghi visitati l'anno prima, una fedeltà al sito di svernamento che i ricercatori definiscono sorprendente per un giovane.
Quello che lo studio non può però sapere è cosa abbia fatto CC894 prima della cattura. Era già in volo da mesi, quasi certamente, forse dall'estate precedente, quando ha lasciato il nido. Se si considera che la cattura è avvenuta quando l'uccello aveva circa un anno di età, è possibile – e gli autori lo suggeriscono – che il volo continuativo durasse già da ben prima dei 19 mesi documentati. Il record ufficiale, in altre parole, potrebbe essere solo la porzione misurabile di un volo ininterrotto ancora più lungo e potenzialmente di addirittura 29 mesi.
I rondoni appartengono al cielo

I record precedenti per volo continuativo nei rondoni erano comunque già piuttosto notevoli e imparagonabili per qualsiasi altro gruppo di uccelli: nel 2013, uno studio su Nature Communications aveva infatti documentato per la prima volta un rondone maggiore rimasto in volo per circa 200 giorni consecutivi. Un altro lavoro pubblicato invece su Current Biology nel 2016 aveva dimostrato che i rondoni comuni potevano restare in volo per 10 mesi di fila.
Si trattava però di individui adulti, che si riproducono ogni anno. Questi record precedenti documentavano quindi l'intervallo di tempo tra una nidificazione e l'altra, quando i rondoni sono costretti ad atterrare nei nidi. Ragionando per assurdo, e giocando un po' con quella che viene anche chiamata biologia speculativa, se i rondoni riuscissero a evolvere un modo per partorire piccoli già in grado di volare senza dover deporre le uova, potrebbero diventare gli unici animali completamente adattati al cielo e non toccare mai terra per tutta la vita.

Questi 19 mesi dimostrano infatti che un rondone giovane, che non ha ancora un nido né un partner, non ha alcun motivo per scendere a terra e quindi non lo fa mai. Il cielo è la sua casa, il volo planato in quota il modo in cui riposa, la migrazione avanti e indietro tra Europa e Africa una delle tante variazioni di uno stesso stato di volo quasi perpetuo. È un dato quasi incredibile: un uccello che pesa meno di cinquanta grammi ha passato un anno e sette mesi in aria (e molto probabilmente di più) senza mai toccare terra.
Tutto questo significa quindi che il rondone che sta per lasciare il nido tra le tegole o le tapparelle di casa nostra, lanciandosi nel vuoto per la prima volta, passerà con tutta probabilità i prossimi due anni mezzo volando ininterrottamente tra Europa e Africa. Un motivo in più per guardare con occhi diversi gli uccelli che proprio in questo momento stanno sfrecciando e strillando sulle nostre teste.