
Ogni autunno miliardi di piccoli uccelli migratori lasciano le aree in cui si riproducono in Europa per raggiungere i quartieri di svernamento in Africa, spesso a migliaia di chilometri di distanza. Tra loro c'è anche la balia nera (Ficedula hypoleuca), un piccolo passeriforme che pesa appena 12 grammi, ma che può affrontare viaggi lunghi fino a 13.000 chilometri attraversando anche l'Italia.
Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista Science, gli individui appartenenti alla stessa popolazione e che partono dall'Europa riescono a ritrovarsi ogni inverno nelle stesse aree dell'Africa, pur viaggiando da soli e senza seguire i genitori, come fanno per esempio oche e altri grandi migratori. La risposta alla domanda "come ci riescono?" non è né completamente scritta nel loro DNA, né nell'ambiente in cui crescono, ma in un certo senso in un mix di entrambe le cose.
Ogni popolazione di balia ha la sua area di svernamento in Africa

Per capire come sia possibile, un gruppo di ricercatori ha seguito la migrazione delle balie provenienti da otto diverse popolazioni, dalla Spagna fino alla Siberia, utilizzando piccoli datalogger, dispositivi installati sugli uccelli che registrano posizione e spostamenti. I risultati mostrano chiaramente che le balie che nidificano nella stessa regione tendono a svernare tutte insieme in siti africani molto vicini tra loro.
Per fare un esempio, le balie che si riproducono nei Paesi Bassi finiscono per ritrovarsi nelle stesse zone dell'Africa occidentale, mentre quelle spagnole trascorrono tutte l'inverno più a ovest. Lo studio ha anche ricostruito in maniera dettagliata il percorso migratoria seguito dagli uccelli delle diverse popolazioni.
Tutte le balie seguono la stessa rotta, anche se non è la più conveniente

Tutte le balie, comprese quelle siberiane, convergono prima verso la Penisola Iberica. Dopo una sosta in Spagna e Portogallo affrontano poi un volo senza soste di circa 40 ore sopra l'Oceano Atlantico fino all'Africa occidentale. Da lì proseguono verso est, raggiungendo destinazioni diverse a seconda della popolazione di origine. Le balie della Siberia percorrono perciò quasi 13.000 chilometri, mentre quelle spagnole migrano "solo" per circa 3.000.
Questa lunga deviazione incuriosisce molto i ricercatori. Un percorso attraverso l'Italia e il Mediterraneo, come fanno tanti altri migratori incluse alcune balie, sarebbe infatti molto più breve per gli uccelli siberiani, ma la balia nera continua a seguire comunque questa rotta occidentale. Secondo gli autori dello studio potrebbe trattarsi di una traccia evolutiva del passato, risalente alle glaciazioni, quando la specie occupava soprattutto l'Europa occidentale e l'Africa occidentale.
La destinazione finale non dipende solo dai geni o dall'ambiente

Per capire quanto contino i geni e quanto invece l'ambiente, i ricercatori hanno anche trasferito alcune uova deposte nei Paesi Bassi, posizionandole all'interno di nidi in Svezia, dove i pulli sono stati perciò allevati da genitori "adottivi". Hanno inoltre ottenuto giovani con un patrimonio genetico misto, incrociando uccelli olandesi e svedesi. Una volta adulti, anche tutti questi uccelli sono stati seguiti durante la migrazione.
I risultati mostrano che i giovani allevati in Svezia, ma nati da uova olandesi, hanno raggiunto aree di svernamento intermedie, più o meno a meta strada tra quelle tipiche delle popolazioni dei Paesi Bassi e quelle svedesi. Questo significa che la destinazione finale non dipende esclusivamente dai geni né soltanto dall'ambiente in cui gli animali crescono, ma da una combinazione di entrambi i fattori.
La migrazione degli uccelli in tempi di cambiamenti climatici

Secondo i ricercatori, inoltre, ciò che sembra essere scritto nel patrimonio genetico non è tanto la direzione del viaggio quanto la sua durata. Questo spiegherebbe perché popolazioni diverse condividono gran parte della rotta migratoria, ma terminano il viaggio in aree differenti dell'Africa.
La scoperta è importante anche per capire come alcuni uccelli migratori potranno rispondere agli effetti dei cambiamenti climatici. Il riscaldamento globale sta infatti modificando i tempi della migrazione, le correnti, gli eventi meteorologici o lo sviluppo degli insetti usati per allevare i piccoli. Conoscere quindi meglio quali meccanismi determinano le aree di svernamento e le rotte migratorie aiuterà a prevedere la capacità di adattamento di queste specie in un mondo che cambia sempre più rapidamente.