
Gli animali necrofagi, quelli che comunemente chiamiamo spazzini, si nutrono di carcasse e resti di altri animali già morti. E facile pensare che debbano quindi accontentarsi di mangiare un po' tutto ciò che trovano nell'ambiente. A quanto pare, però, non è esattamente così: anche davanti a una carcassa le scelte possono essere molto più selettive di quanto si possa immaginare. A dimostrarlo è un nuovo studio condotto in Australia, che ha analizzato le preferenze e le scelte alimentari di dingo, aquile e volpi.
I ricercatori hanno sistemato 40 carcasse di canguro grigio orientale (Macropus giganteus) nella Wolgan Valley, ai margini del Greater Blue Mountains National Park, nel Nuovo Galles del Sud. I resti dei canguri sono stati poi monitorati per 30 giorni attraverso fototrappole, sia durante la stagione calda che in quella fredda. L'obiettivo era capire non solo quali animali avrebbero banchettato con i canguri, ma anche quali parti del corpo preferiscono mangiare.
Come dingo, aquile e volpi banchettano sulle carcasse di canguro

Tra gli animali studiati c'erano due cosiddetti spazzini apicali, cioè quelle specie che occupano una posizione dominante nella piramide trofica e che sono anche i predatori terrestri più grandi dell'Australia: il dingo (Canis dingo) e l'aquila cuneata (Aquila audax). C'erano poi anche le nostrane volpi rosse (Vulpes vulpes), una specie aliena e invasiva in Australia introdotta nel XIX secolo dagli inglesi per scopi ricreativi legati alla caccia. Le volpi occupano un livello più basso nella piramide trofica, ma competono spesso con dingo e rapaci.
I risultati, pubblicati su Royal Society Open Science, mostrano che dingo e aquile non si comportano affatto come consumatori opportunisti e indiscriminati. Tendevano infatti a concentrarsi soprattutto su alcune parti della carcassa, tra cui coda, testa e addome. Le aquile mostravano però una particolare preferenza per la testa, mentre i dingo tendevano a scegliere maggiormente la coda. Entrambi riuscivano inoltre a prevalere quasi sempre sulle volpi nell'accesso a queste parti della carcassa.

Le preferenze, però, non erano fisse. Durante la stagione fredda sia dingo che aquile aumentavano il consumo della regione addominale e, con il passare dei giorni e il progressivo deterioramento delle carcasse, preferivano le altre parti. Le volpi, al contrario, mostravano cambiamenti molto più limitati. Secondo gli autori, questo comportamento è compatibile con una ricerca mirata di determinati nutrienti: gli spazzini apicali potrebbero scegliere ciò che mangiano anche in funzione delle proprie esigenze energetiche e della disponibilità di diverse parti della carcassa.
Persino gli avvoltoi hanno preferenze in fatto di cibo

L'idea che gli spazzini possano avere preferenze in fatto di cibo non è del tutto nuova. Uno studio pubblicato nel 2023 aveva già mostrato qualcosa di molto sorprendente nei grifoni (Gyps fulvus), avvoltoi obbligati a nutrirsi quasi esclusivamente di animali morti. I ricercatori avevano seguito con GPS e accelerometri 55 individui appartenenti a due diverse popolazioni spagnole, scoprendo che gli uccelli tendevano a conservare preferenze alimentari legate alla popolazione di provenienza, anche quando frequentavano aree condivise con uccelli provenienti da altre zone.
In altre parole, persino nel comportamento alimentare dei grifoni sembra esserci una componente culturale. Gli individui possono apprendere dagli altri quali risorse sfruttare e dove trovarle, contribuendo a trasmettere determinate abitudini all'interno della popolazione. I grifoni che vivevano infatti in ambienti più antropizzati, per esempio, preferivano maggiormente le risorse legate alle attività umane (come animali allevati e rifiuti), mentre quelli provenienti da contesti più naturali preferivano gli ungulati selvatici (come cinghiali e cervi).

Si tratta di due studi che analizzano aspetti molto diversi del comportamento degli animali spazzini, ma raccontano bene come una carcassa non sia semplicemente una fonte di cibo da consumare il più velocemente possibile. È una risorsa complessa, che cambia nel tempo e che può essere utilizzata in modi differenti a seconda della specie, della stagione, del fabbisogno energetico, dell'esperienza e persino delle informazioni apprese dagli altri individui. Anche tra gli animali che vivono di ciò che resta dei morti, quindi, mangiare non significa necessariamente accontentarsi semplicemente di quello che capita.