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8 Luglio 2026
17:44

Tra traffico illegale e foreste che spariscono, parte il piano per salvare la gazza codacorta dall’estinzione

La gazza codacorta (Cissa thalassina) vive solo a Giava ed è a un passo dall’estinzione: tra bracconaggio, traffico illegale e perdita habitat, parte ora un piano internazionale di emergenza per salvarla.

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La gazza codacorta (Cissa thalassina) è considerata in pericolo critico di estinzione. Foto via Chester Zoo

C'è un uccello a un passo dall'estinzione di cui quasi nessuno parla, ma per cui si sta giocando una vera e propria corsa contro il tempo per salvarlo. È la gazza codacorta (Cissa thalassina), un corvide dal piumaggio verde brillante endemico dell'isola indonesiana di Giava, oggi considerato in pericolo critico di estinzione, ovvero letteralmente a un passo dalla scomparsa definitiva.

Per provare a salvarla, ambientalisti, zoologi, istituzioni indonesiane, gruppi specialistici dell'IUCN – l'Unione mondiale per la conservazione della natura – e diversi zoo di tutto il mondo hanno messo a punto un nuovo piano di emergenza internazionale. L'obiettivo è affrontare in maniera coordinata le principali minacce che stanno spingendo questa specie sempre più verso l'estinzione: la cattura, la distruzione dell'habitat forestale e il commercio online illegale.

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Un mercato a Giava dove vengono venduti illegalmente anche uccelli a rischio di estinzione. Foto via Chester Zoo

La gazza codacorta, infatti, continua a essere vittima del traffico illegale di uccelli, un mercato ancora molto florido in Indonesia e altri paesi dell'Asia. Nonostante la specie sia protetta dalla legge, il commercio prosegue in modo nascosto, anche attraverso canali e piattaforme online, come WhatsApp, Telegram e Facebook. Storicamente la specie è sempre stata molto apprezzata per il suo canto ed è per questo finita per anni al centro di questo mercato nero, che secondo gli esperti ha contribuito a spingerla sull'orlo dell'estinzione.

A rendere la situazione ancora più grave è il fatto che in natura le gazze sono ormai difficilissime da avvistare. Durante recenti ricerche sul campo, i ricercatori che hanno esplorato diverse aree montane di Giava non sono praticamente riusciti a individuarne nemmeno una. Questo è uno dei segnali più preoccupanti: non solo gli uccelli sono pochissimi – alcune stime parlando di appena 50 individui rimasti -, ma anche frammentati in popolazioni minuscole, isolate e sempre più vulnerabili, ammesso che ce ne siano ancora in natura.

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In natura la specie potrebbe essere ormai già estinta o sopravvivere con meno di 50 individui. Foto via Chester Zoo

Per questo una parte decisiva del piano si basa sull'allevamento in cattività finalizzato a evitare la scomparsa della specie e, in futuro, reintrodurla in natura. Oggi ci sono circa 130 individui sparsi in vari zoo e centri di riproduzione, inseriti nella rete mondiale per il mantenimento della popolazione in cattività. Lo zoo di Chester, nel Regno Unito, ne ospita 12 e lavora sulla specie da oltre dieci anni insieme al Cikananga Wildlife Centre, un centro specializzato situato nella parte occidentale dell'isola di Giava.

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In cattività ci sono circa 130 individui inseriti in un programma di riproduzione internazionale finalizzato alla reintroduzione in natura. Foto via Chester Zoo

Il nuovo piano d'azione, elaborato alla fine del 2025 durante un workshop di quattro giorni tenutosi proprio a Giava con 48 esperti da tutto il mondo, prevede più di 80 azioni da realizzare nei prossimi dieci anni. Tra queste ci sono il contrasto alle reti del commercio illegale online, il coinvolgimento delle comunità locali e degli escursionisti che frequentano le aree montane, il rafforzamento del programma di allevamento in cattività e la preparazione per le future reintroduzioni in habitat protetti.

In sostanza, si sta cercando di costruire le condizioni affinché la gazza codacorta possa tornare un giorno a vivere nelle foreste di Giava. Ma perché tutto ciò accada non basta far nascere nuovi uccelli in cattività: bisogna anche ridurre la pressione del bracconaggio e proteggere e ripristinare gli habitat da cui la specie dipende per poter sopravvivere. Ed è forse proprio questo uno dei punti più amari della sua storia: si sta cercando di salvare la specie quando il tempo, e i luoghi dove può ancora sopravvivere, si stanno ormai esaurendo.

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