
Sembra essere diventata una delle priorità delle amministrazioni comunali di tutta Italia: consentire la sepoltura dell'animale domestico nelle tombe di famiglia. Ultimo in ordine di tempo ad aver concesso questa opportunità è il Comune di Venezia che ha modificato il testo ufficiale del Regolamento comunale di polizia mortuaria e dei servizi cimiteriali.
Sono tanti i Primi cittadini che hanno dato seguito a quella che è percepita come un'istanza forte da parte dei cittadini che hanno vissuto con un cane o un gatto o anche altre tipologie di animali e che nel momento dell'estrema separazione desiderano che il loro compagno a quattro zampe possa avere una degna sepoltura. E così fioccano nuovi regolamenti comunali in cui la procedura è diventata parte della burocrazia, a favore di una popolazione umana caratterizzata in Italia, come in gran parte del mondo occidentale, da famiglie sempre più multispecie.
Ciò che colpisce, pensando a questo andazzo, è però che si tratta di uno dei pochi casi di reale attenzione da parte delle istituzioni nei confronti delle persone che vivono con un animale domestico. Proviamo a spiegarci, sottolineando da subito che non si intende mettere in dubbio che si tratti di un avanzamento culturale. Ma la stessa sensibilità langue rispetto ad altri ambiti della tutela e del rispetto che ci vorrebbero nei confronti di quell'oltre 10 milioni di famiglie (il 37,7% del totale) che in Italia vivono con almeno un animale domestico, secondo gli ultimi dati Istat.
Il motivo di consentire la tumulazione delle ceneri degli animali domestici nei cimiteri cittadini, infatti, non è dovuta solo a una maggiore sensibilità nei confronti delle persone di riferimento. Procedure di questo tipo hanno ragioni sanitarie, ovvero relative allo smaltimento dei cadaveri, e anche economiche. I costi sono sempre a carico del cittadino, questo a prescindere da dove venga effettivamente sepolto l'animale, ma utilizzare cimiteri già esistenti evita alle amministrazioni di dover creare aree dedicate e favorisce il singolo a non rivolgersi a servizi pubblici per lo smaltimento delle "carcasse". Dal punto di vista strettamente sanitario, le sepolture nelle tombe di famiglia garantiscono un tracciamento più semplice e la garanzia che tutto sia stato fatto come previsto dalla legge.
Conoscere le esigenze del cane nella vita quotidiana: un sostegno per l'adozione
Detto questo, bisogna ritornare a un confronto con altri aspetti che pesano nella vita quotidiana con un animale che dal nostro ordinamento non sono proprio contemplati. Piuttosto che pensare alla morte si dovrebbe infatti riflettere maggiormente su cosa potrebbe uno Stato fare per dare un supporto a chi decide di adottare un cane o un gatto. Stiamo pensando ad esempio all'assenza completa di incentivi alle adozioni che oltretutto sarebbero funzionali a diminuire la pressione economica nella gestione dei canili da parte delle amministrazioni. Di certo non bastano quelle rare proposte che qualche Comune ogni tanto fa in cui, ad esempio, viene fatto uno sconto sulla TARI. Il senso di queste operazioni non ha nulla a che fare con la costituzione di un percorso di adozione che saldi il rapporto tra la famiglia e il cane: non è certo andando a toccare la tassa sui rifiuti che si fa un "favore" all'animale direttamente, mentre meglio hanno fatto quelle amministrazioni che invece hanno fornito in certe occasioni supporto economico attraverso dei buoni, così che sia certo che i soldi sono destinati all'animale, per l'acquisto di cibo o di oggetti come ciotole, guinzagli e così via.
Ma non sono queste le operazioni che servono per far sì che la gente si convinca ad adottare un animale: è necessario che siano veramente informati su cosa li aspetta anche dal punto di vista dei costi di mantenimento oltre che strutturare dei percorsi di adozione consapevole. Manca completamente una visione d'insieme e sicuramente non c'è nessun sostegno per le cure veterinarie: ancora in Italia non esiste una "mutua" per gli animali, ovvero c'è l'assenza di un welfare dedicato alle persone che hanno problemi economici ma nonostante questo comunque hanno accolto un cane o un gatto in casa. E ciò è evidente pensando solo ai costi dei farmaci: ancora gli equivalenti in umana, quando ci sono, costano molto meno e per chi ha un cane con una malattia cronica le spese sono spesso insostenibili.
L'assenza di welfare e le sue conseguenze: la storia di Ugo e di tanti altri cani
Un caso pratico arrivato alla nostra mail (redazione@kodami.it) è quello di Laura ed il suo cane Ugo, un meticcio di 14 anni, cardiopatico da 4 anni. Ogni giorno e per tutta la vita Ugo deve prendere due farmaci. Uno si chiama Fortekor Plus e la confezione da 30 compresse costa indicativamente circa 65 euro. L'altro è Zelys: 96 pillole al prezzo di circa 100 euro. Questo significa che ogni mese Laura spende all'incirca cento euro al mese. Soldi che vanno a pesare sul suo stipendio da commessa e che ci racconta "non è un problema pur di far stare bene Ugo" ma che si chiede e ci chiede "perché non esiste un sostegno pubblico per le spese veterinarie".
Come lei sono in tanti a dover affrontare malattie croniche, appunto, ma anche situazioni improvvise. Come è successo a Antonio con il suo Pastore Tedesco Igor. Anche lui ci ha scritto, con tanto di fattura allegata, per mostrarci quanto ha dovuto spendere per una TAC total body dopo che il cane si era improvvisamente paralizzato nelle zampe posteriori: 1000 euro.
Sempre sulla scia dell'assenza di un welfare animale si apre il fronte dell'assenza di pronto soccorso pubblici dedicati. Non esistono in alcuna parte nel nostro Paese strutture di questo tipo e solo nella Capitale da tempo si parla della nascita del primo ospedale veterinario gratuito d’Italia che è stato annunciato dovrebbe aprire nel 2027, ma di cui ci si aspettava che entrasse in funzione già nel 2024.
Essere accanto a chi subisce un lutto, perché tale è, di un animale domestico è una scelta degna di una comunità che li considera ormai parte della famiglia. Ma non pensare alle difficoltà che si affrontano, anche solo appunto dal punto di vista economico rispetto alla sola cura, è ancora una grave mancanza che rischia di far cadere nella retorica questi provvedimenti.