
"Si stima che ogni anno in Italia siano abbandonati una media di 80.000 gatti e 50.000 cani, più dell'80% dei quali rischia di morire in incidenti, di stenti o a causa di maltrattamenti. Spesso gli animali disorientati e impauriti vagano in strada, con un grave rischio per sé stessi e per gli automobilisti. Oltre a essere un reato, l'abbandono porta a un dispendio di denaro pubblico che ricade sull'intera collettività: considerando che per ogni cane ospitato in canile ogni Comune paga circa 1.270 euro all'anno, e nei canili italiani ci sono circa 100.000 quattro zampe, le proporzioni del fenomeno sono davvero rilevanti".
Sono queste le parole tratte dal rapporto Zoomafia 2026 della Lav nella parte in cui si analizza il fenomeno dell'abbandono, mettendo l'accento sul costo non solo in termini di vite canine ma anche di quanto pesa questa pratica orrenda nelle tasche degli italiani. Quella cifra indicativa di circa 1300 euro all'anno per singolo cane, moltiplicata per i 100 mila individui che la Lav stima ci siano nei canili ma che sono molti di più se si pensa ai tanti rifugi privati che ospitano animali senza famiglia, porterebbe a un numero da capogiro pari a 130 milioni di euro all'anno.
Non è semplice, in realtà, fare delle stime precise di quanto sia la spesa pubblica relativa alla gestione dei canili nel nostro Paese. I costi di mantenimento dei singoli cani variano di Comune in Comune e per questo il dato del rapporto Zoomafia è molto utile per avere un'idea di massima e fare alcune considerazioni in merito che anche in altre occasioni abbiamo già affrontato.
Si tratta del considerare che l'argomento "abbandono", ma in generale quello della convivenza con il cane, riguarda tutti: anche coloro che appunto non ne hanno uno in casa e pure quelli che non amano i "migliori amici dell'uomo". E ciò è abbastanza evidente quando si comprende che ogni cittadino contribuisce economicamente al mantenimento dei cani nei canili, luoghi però per lo più dove l'animale resterà vita natural durante e ciò anche in funzione del fatto che la sua permanenza conviene economicamente a chi lo detiene. Un cane adottato, visto da questa prospettiva, è un cane che non porterà più la dote della diaria giornaliera e il non fermare definitivamente la piaga dell'abbandono significa anche foraggiare continuamente un meccanismo al massimo di ricambio nelle strutture di detenzione: per un cane che se ne va, molti altri entrano e altri soldi vengono guadagnati da chi li ospita.
Il meccanismo della gestione dei canili è ormai saturo di un business che si basa su regole gestionali che, sebbene da poco modificate, prevedono ancora regole che riguardano spazi angusti e limitati e poca attenzione al benessere psichico oltre che fisico dei cani ospitati, in assenza di figure professionali come educatori e istruttori che dovrebbero essere arruolati in numero adeguato all'effettiva quantità di animali che sono all'interno delle strutture. Bisogna volgere lo sguardo soprattutto ai canili del sud, dove sorgono strutture che arrivano ad ospitare anche 600 cani simultaneamente. Il punto è che non esiste una legge nazionale che stabilisce il numero limite, ma solo le singole Regioni e i Comuni delegati a stabilire le regole da applicare. Facciamo un caso concreto e diamo un'occhiata a cosa succede ad esempio in Campania.
L'esempio della regione Campania: canili con anche 600 cani e nessun educatore
L'Articolo 13 della Legge Regionale n. 3/2019 fissa nell'articolo 11 comma 10 un tetto massimo invalicabile pari a 350 animali. La legge specifica inoltre che per le strutture già esistenti all'entrata in vigore della norma che superavano tale limite, scattasse il blocco immediato dei nuovi ingressi fino al naturale raggiungimento della soglia consentita.
Diverse strutture però si sono semplicemente allargate, creando più "lotti", e così sono rientrate in una fattispecie che consente loro di arrivare a detenere anche il doppio degli animali previsti. Esistono infatti realtà storiche o deroghe specifiche (come per i canili comprensoriali o i capoluoghi di regione in passate leggi) in cui si è arrivati a tetti molto più alti. Il Dog's Town, ad esempio, che si trova a Pignataro Maggiore in provincia di Caserta, dichiara sul proprio sito di ospitare circa 600 cani provenienti da numerosi Comuni della Campania.
Per quanto riguarda la figura dell'educatore poi, la legge regionale ne prevede la presenza nell'articolo 11 comma 6/b ma non fissa un numero di professionisti in relazione al numero dei cani presenti, nemmeno nel Regolamento Regionale del 2 febbraio 2021, n. 1 che rappresenta l'atto attuativo della legge quadro. La legge si limita a imporre l'obbligo qualitativo di prevedere percorsi di rieducazione ma non indica il calcolo esatto del numero di educatori o delle ore settimanali minime da dedicare a queste attività che viene stabilito di volta in volta dai singoli Comuni o dalle ASL all'interno dei rispettivi capitolati d'appalto per la gestione delle strutture.
Una prassi, però, che raramente viene messa in atto. Succede ad esempio al canile di Pomigliano d'Arco, un Comune del vesuviano, dove la gestione dell'ente locale è accurata e c'è un'istruttrice cinofila di riferimento che segue insieme a un gruppo di educatori volontari un centinaio di ospiti. L'indice di adottabilità dei cani presenti è decisamente aumentato da quando il Comune ha inserito la figura professionale adatta per seguire la riabilitazione degli animali e, soprattutto, i percorsi di adozione consapevole che sono mirati ad evitare un altro fenomeno diffuso e di cui poco si parla: i rientri in canile per adozioni non adeguatamente valutate in fase di pre affido. Ma è evidente che una sola istruttrice non basta e la presenza di pochi volontari non aiuta in questo senso, anche e soprattutto perché la preparazione specifica e non solo "l'esperienza con i cani" è necessaria perché le cose cambino.
Ritornando al rapporto Zoomafia 2026, infine, l'accento viene posto anche sulla situazione del randagismo che incide proprio sulla stabilità del business dei canili. Tanto che gli autori scrivono che "in alcune aree della Penisola continua ad essere una vera emergenza, con conseguente allarme sociale e preoccupazioni vere o presunte per la sicurezza pubblica. Stato di emergenza cronico ormai, con migliaia di cani vaganti e canili strapieni. E, ovviamente, c'è chi se ne approfitta creando strutture in cui vengono accumulati cani al solo scopo di accaparrarsi lucrose convenzioni".