
Manca poco e inizieremo a vedere i "soliti" articoli da cronaca estiva di cani e anche gatti abbandonati a loro stessi o portati in canile per essere definitivamente lasciati alle spalle di chi non li vuole più tenere con sé.
Ogni anno, quando arriva la bella stagione, le pagine dei quotidiani e i post sui social si affollano di storie e notizie che riguardano gli animali familiari che vengono ritrovati sul territorio o ceduti nelle strutture pubbliche e private del Belpaese che tale non è quando si tratta di ferie e cura di coloro che tutti gli effetti dovrebbero essere membri della famiglia.
Ma sono anni e anni che si continua a parlare di quella che è una vera piaga più che definirla un semplice "fenomeno", ed è tempo di interrogarsi sui motivi per cui ancora avviene e smetterla con la retorica da senso di colpa, lì dove chi abbandona alla fine non è mai davvero il target di poche e fatte male campagne di sensibilizzazione pubbliche che lasciano il tempo che trovano. Fin quando non ci sarà una politica che punta alla vera prevenzione con l'unica comunicazione che vale la pena, davvero, di mettere in atto: quella delle adozioni consapevoli.
Del resto basta vedere a livello centrale quanto poco si incide sull'opinione pubblica rispetto a quello che dovrebbe essere un battage massivo e costante rispetto all'abbandono degli animali. Il Ministero della Salute, titolare del tema degli animali familiari, ancora non ha fatto nulla per la stagione 2026 ma basta guardare come si è regolato negli ultimi anni per capire quanto poco sia efficace la campagna di comunicazione nazionale che viene fatta. Quanti di voi, ad esempio, sanno che esiste sul sito ufficiale del Dicastero la pagina intitolata "Code di casa"? Pochissimi, scommetto. E chi capita su questo articolo fa pure tendenzialmente già parte di un pubblico altamente interessato e sensibile al tema. Figuriamoci chi non gli dà importanza ed è pronto a mettere fuori casa il proprio cane o gatto.
Quello che emerge andando a guardare quel poco che è stato fatto negli ultimi anni e, in fondo, da sempre è sempre la stessa cosa: una campagna completamente inutile, con un sito abbandonato a se stesso e pochi sforzi per diffondere una cultura rivolta appunto a ciò che deve avvenire a monte e non a valle per debellare l'abbandono: la spinta alla cittadinanza verso adozioni responsabili.
Le istituzioni sono le prime che dovrebbero investire fondi per prevenire e non per continuare a foraggiare gli ingressi in canile che pagano i comuni cittadini. Perché la chiave di volta, di cui poco ci rendiamo conto, è che i nostri soldi vengono comunque spesi per gli animali senza famiglia, ma per tenerli vita natural durante dentro dei box in luoghi lontani dalle nostre strade e, sopratutto, dai nostri occhi.
Guardare la pagina, perché tale è e manco può essere chiamato "sito", di Code di casa è deprimente quanto leggere dell'ennesimo abbandono di cui si parlerà a breve sui media locali e nazionali, a seconda del livello di crudeltà che il "proprietario" metterà in atto per liberarsi del suo animale domestico. Sulla paginetta pubblica si legge una prima parte in cui noiosamente si elencano in linguaggio tecnico gli articoli di riferimento della legge che appunto obbliga il Ministero a svolgere anche questa funzione di comunicazione verso la cittadinanza. E poi si snocciolano dei numeri sull'abbandono relativi all'anno 2019. Ma ci rendiamo conto? Dati di 8 anni fa… Considerando poi anche che l'altra pagina, sempre del Ministero della Salute, dedicata al numero di animali in canile in tutta Italia è aggiornata con lentezza e ogni volta si perde lo storico. Poi si parla di obiettivi e target così come lo si sarà fatto nella riunione burocratica e ministeriale di lancio della campagna, con chissà quali sperati effetti nei confronti del lettore che malauguratamente finisce sul testo e voleva in fondo solo avere informazioni su come agire nel caso, ad esempio, in cui assiste a un abbandono.
A chiudere questo capolavoro privo di alcun effetto pratico, dei link ad un video di Tiziano Ferro come testimonial. Peccato che anche questo risale a cinque anni fa.
Ogni anno, solitamente, il Ministero rinnova il lancio della campagna ma l'utente comunque finisce sempre su questa url priva di aggiornamento e, come descritto, di qualsiasi informazione pratica o indicazioni serie per chi davvero ha intenzione di "liberarsi" dell'animale di famiglia.
A livello locale o di settore le cose non sono molto diverse, sebbene ci siano Comuni che si impegnano di più o le campagne di sensibilizzazione tipicamente a cura della Polizia di Stato. Ma spesso in tutti i casi si spinge a una comunicazione basata sul pietismo e il cui target diventano le persone sensibili già al tema che mai farebbero un'azione del genere.
Ecco, fin quando non ci sarà una prospettiva diversa, un comprendere che proprio durante questa stagione il senso dovrebbe essere quello di parlare ai cittadini di adottare invece di abbandonare e di farlo responsabilmente, spingendoli ad andare in canili o rifugi dove si incontra personale specializzato che può aiutare a scegliere il cane o il gatto adatto alla sistemica familiare, continueremo a parlare di abbandono e mai a risolvere il problema. Che sia un'estate di riflessione, dunque, per tutti coloro che sono demandati dalla stessa società civile a dirimere questa situazione e non a semplificarla con slogan e argomenti obsoleti quanto le pagine abbandonate online dal Ministero della Salute.