
Preoccupazioni legate alla storia clinica, le sfide comportamentali nelle prime settimane di convivenza e il vuoto informativo sulla sua alimentazione pregressa. Sono le problematiche che attanagliano chi decide di adottare un cane da un canile o da un rifugio, secondo una ricerca commissionata da Mars e condotta da Censuswide, su un campione di oltre 26 mila persone in diversi paesi del mondo tra cui in Europa l'Italia, la Francia, il Regno Unito e la Germania e anche il Messico, l'India, gli Usa e altre nazioni coprendo così gran parte del Globo.
Per quanto riguarda il nostro Paese, ciò che emerge è che quasi 1 italiano su 2 (46%) dichiara di aver adottato un animale da un
rifugio o da un'associazione, "ma per molti il percorso di adozione non si conclude quando l'animale entra in casa". Significa che le persone spesso si trovano in una condizione di solitudine nell'affrontare poi il necessario periodo di adattamento, soprattutto quando si tratta di un cane, e gestire al meglio l'inserimento in famiglia.
Adottare dai canili: ancora troppi italiani conoscono poco la procedura
Il problema nasce già rispetto al percorso di adozione: la ricerca mostra che per molti è una procedura poco conosciuta. Lì dove il 56% degli italiani si dichiara infatti "sicuro" di sapere cosa aspettarsi dall'iter, il 16% – quasi 1 italiano su 6 – non sa nemmeno da dove cominciare. Ma le maggiori incertezze nascono dalla scarsa conoscenza dell'animale prima di accoglierlo. Ciò che preoccupa maggiormente è il non essere messi al corrente della sua storia clinica per il 33% dei neo-adottanti. Questo gap rappresenta la paura più diffusa, seguita dai dubbi sulla compatibilità con il proprio stile di vita (22%). "Queste incertezze non incidono soltanto sull'esperienza di adozione- precisano dall'azienda che si occupa di prodotti nel settore della cura degli animali e dei servizi veterinari – ma possono influenzare la decisione stessa di accogliere un animale". Il 13% degli italiani, inoltre, che vorrebbe adottare dichiara anche "di rimandare la scelta per il timore di non riuscire a soddisfare adeguatamente i bisogni del pet, mentre il 16% si sentirebbe più sicuro con un maggiore supporto da parte di esperti".
Lo scenario descritto dall'indagine che è stata svolta è del tutto coerente con quello che accade ogni giorno nel mondo delle adozioni. Sono troppi, ancora, i canili soprattutto che non hanno la presenza di esperti del settore, ovvero di educatori e istruttori cinofili che sono le figure professionali che hanno le competenze per accompagnare animale e persona verso un percorso di adozione che rappresenti davvero un "match" ideale per entrambe le parti del binomio. Diverse leggi regionali in Italia – ad esempio nel Lazio, in Campania e in Piemonte – oggi prevedono la presenza della figura dell'educatore cinofilo nel canile, ma senza quantificarne il numero in rapporto alla popolazione canina. I capitolati d'appalto, ovvero le gare rivolte ad associazioni e imprenditori privati per la gestione delle strutture hanno mediamente ormai come conditio sine qua non l'obbligo da parte dei partecipanti di avere al seguito figure di questo tipo, ma ancora non c'è un minimo riferimento rispetto anche solo ad indicare quale dovrebbe essere la logica numerica in proporzione al numero di animali ospitati.
Chi adotta si sente impreparato: cosa dovrebbero fare le istituzioni
Questa indagine racconta dunque una mancanza di attenzione da parte delle istituzioni rispetto al guidare le persone verso in primis una scelta responsabile e incentivare le adozioni attraverso un supporto dedicato che però non può basarsi solo e sempre solo sul buon cuore dei volontari, figure fondamentali e sempre presenti nei canili, o dei soli operatori. Uno dei focus principali del resto non a caso è quello che emerge rispetto alle problematiche che possono emergere sul fronte comportamentale: "Gli italiani si sentono spesso impreparati: appena il 36% si sente pronto ad affrontare eventuali comportamenti aggressivi, e percentuali simili riguardano i disturbi del sonno (38%) o i passi indietro nell’educazione all’igiene domestica (38%)". Questi numeri ci raccontano la realtà, ovvero il fallimento di tante adozioni che hanno poi visto il ritorno dell'animale nelle strutture perché il percorso d'adozione, fondamentalmente, non è stato seguito o è stato fatto con troppa superficialità.
Altri dati ci raccontano poi di richieste del tutto legittime da parte di chi adotta, mostrando che non c'è solo ignoranza da parte di chi desidera vivere con un cane ma che le persone stanno imparando ad informarsi e a non fare una scelta basata solo sull'emozione del momento. Secondo la ricerca, infatti, il 25% degli intervistati ritiene fondamentale poter contare sull’aiuto diretto di rifugi o associazioni anche per gestire la possessività dell'animale verso cibo e oggetti, e il 19% per una corretta educazione al guinzaglio. Un particolare non da poco, ma un dato che aiuta a comprendere che c'è una fetta di italiani che approccia all'adozione nel modo giusto, ponendosi le corrette domande e che avrebbe bisogno di essere guidata e seguita in quello che è il percorso per l'inserimento corretto del cane in famiglia.
Cosa dicono i dati sui canili e le adozioni: una realtà trascurata
L'indagine, infine, analizza anche il profilo dell'alimentazione rispetto ai dubbi degli ipotetici adottanti. In Italia, il 13% del campione
dichiara di non conoscere la routine alimentare seguita in precedenza dall'animale, trovandosi così a dover scegliere una nuova dieta senza le informazioni necessarie per farlo in modo consapevole. Per colmarlo, la metà degli italiani (50%) vorrebbe poter contare su consigli di veterinari o esperti di nutrizione, e il 34% cerca indicazioni alimentari su misura.
Mars ha ora lanciato un programma, "Clearing the Path to Responsible Adoption", che presenterà in occasione del Global Adoption Weekend, un'iniziativa globale che nel 2026 coinvolgerà oltre 30 Paesi per sensibilizzare sull'importanza dell'adozione responsabile. Uno degli strumenti che l'azienda mette in evidenza è l'Adoption Hub: "una piattaforma digitale che raccoglie risorse, consigli pratici e contenuti sviluppati con il contributo di esperti per supportare le persone prima e dopo l'adozione".
Nelle strutture in Italia, ma anche in gran parte del mondo occidentale ci sono pochissimi canili davvero funzionali. Il passaggio verso una cultura del rispetto, tanto nei confronti delle famiglie che intendono adottare quanto degli animali che potrebbero trovare casa, è ancora lontano. Questi dati ci raccontano infatti una realtà che è mediamente abbandonata a se stessa, quella delle strutture pubbliche e private dove si dovrebbe lavorare per favorire il ricambio nei canili. Questi ultimi, come del resto era previsto dal legislatore sin dal 1991, anno della nascita dell'ancora vigente Legge quadro sul randagismo, dovrebbero essere solo dei luoghi di passaggio. Sono passati 35 anni e nonostante appunto si siano formate nuove e profonde conoscenze sull'etologia dei cani e oggi abbisi abbiano figure professionali di rilievo per favorire la relazione tra cane e umano, ancora ci ritroviamo in questa situazione.