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17 Giugno 2026
13:00

Molti cani vengono restituiti dopo essere stati adottati dal canile: il problema non sono loro ma le nostre aspettative

Uno studio ha analizzato la storia di 132 cani adottati da un rifugio della Carolina del Sud. Il 22% è tornato indietro. Il motivo è la "delusione" per il loro comportamento da parte di persone che non avevano in alcun modo valutato la necessità di un tempo di adeguamento a fronte del famoso "colpo di fulmine"

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C'è un dato su tutti che colpisce particolarmente dallo studio intitolato "Restituire un cane dal canile: il ruolo delle aspettative del proprietario e del comportamento del cane". Si tratta della percentuale di restituzione avvenuta durante il monitoraggio da parte dei ricercatori del percorso di adozione di 132 cani di un rifugio della Carolina del Sud. Ben il 22% dei soggetti adottati è stato restituito entro i primi tre mesi dal giorno in cui qualcuno li aveva scelti.

Questi numeri ci dicono subito una cosa, prima ancora di parlare nel dettaglio di ciò che lo studio ha portato alla ribalta. Ovvero che il percorso di adozione dovrebbe essere un momento di valutazione che riguarda più soggetti, inclusi soprattutto degli educatori e istruttori cinofili che possano supportare i volontari e far sì che si smetta di forzare delle adozioni senza una opportuna verifica delle condizioni ideali da una parte e dall'altra. Significa, semplicemente, che non basta far adottare ma si deve sempre aver presente chi sono realmente non solo i cani ma anche gli adottanti, ovvero qual è il loro stile di vita, in che contesto si trovano e lavorare sul punto chiave di tutta la ricerca: le aspettative.

Lo studio condotto da un team di ricercatori della Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università della Pennsylvania e della Charleston Animal Society sottolinea infatti che la "parola chiave" di tutti i fallimenti che hanno analizzato è proprio l'aspettativa che le persone hanno quando prendono un cane nella loro vita. Cercano animali che credono "perfetti" in base alle proprie esigenze per poi restituirli, appunto, quando manifestano comportamenti giudicati poco graditi senza nemmeno valutare i tempi necessari per un adattamento a una vita completamente diversa dall'ambiente canile dal quale provenivano.

"Abbiamo scoperto che i proprietari che hanno restituito il cane al rifugio entro tre mesi dall'adozione – precisano nello studio – avevano aspettative più elevate riguardo alla salute del cane, al suo comportamento desiderabile e al legame uomo-cane, rispetto agli adottanti che non hanno restituito il cane".

In particolare gli esperti hanno reso noto che due terzi delle famiglie hanno riscontrato problemi comportamentali dopo l'adozione che li hanno portati a decidere di restituire l'animale al rifugio della Charleston Animal Society  dove è stato condotto lo studio. In buona sostanza ciò che emerge dall'analisi dettagliata dei percorsi di adozione monitorati è che i cani restituiti sono quelli che sono stati percepiti come "più problematici" ma solo e soltanto nel caso in cui gli adottanti avevano aspettative sbagliate, ovvero si aspettavano che il cane avesse già la capacità di adattarsi senza bisogno del loro supporto e che dovesse fornire loro un rapporto immediatamente gratificante. 

La metà dei rientri in canile è avvenuta dopo una media di nemmeno otto giorni di permanenza in quella che doveva essere "casa" per questi animali. Le motivazioni vertono tutte intorno al comportamento indesiderato del cane valutato come non adeguato al contesto familiare perché "distrugge", è "troppo energico" e si dipanano in varie altre motivazioni tra cui anche l'incompatibilità con la presenza di altri animali (diversi adottanti già vivevano con un cane o con un gatto).

L'analisi delle risposte date dalle mancate persone di riferimento, ovvero da quel 22% che ha restituito l'animale, rende più chiaro il percorso psicologico che hanno avuto nel non voler continuare l'esperienza.

Il dato generale infatti indica che circa la metà degli adottanti ha affermato che, dopo due giorni, la gestione del cane si era rivelata più semplice del previsto, salendo al 62,1% dopo due settimane e al 66,6% dopo quattro mesi. Cinque persone hanno invece affermato che la gestione del cane si era rivelata più difficile del previsto (9,2%) nello stesso arco di tempo e tre hanno poi restituito il cane al rifugio. Dopo due settimane, anche in questo caso cinque famiglie hanno trovato la gestione del cane più difficile del previsto (13,5%), sebbene solo uno di questi abbia poi restituito il cane al rifugio. Infine, dopo quattro mesi, solo un proprietario ha affermato che la gestione del cane si era rivelata più difficile del previsto (3,7%).

Queste percentuali sono utili a capire un fattore fondamentale: il passaggio del tempo rende i cani, da soli, capaci di adeguarsi e dimostra solo che hanno bisogno appunto di prendere le misure e confrontarsi con ambienti e contesti cui non erano abituati. I ricercatori infatti così sottolineano la loro analisi: "Abbiamo riscontrato che la maggior parte dei cani appena adottati manifestava alcuni comportamenti indesiderati nei primi giorni, settimane e mesi successivi all'adozione, sebbene diversi comportamenti, come le difficoltà di addestramento e la paura non sociale, migliorassero durante questo periodo. In linea con le attuali evidenze scientifiche, la maggior parte dei resi post-adozione era attribuibile a problemi comportamentali dell'animale".

Anche nello studio, infine, viene detto proprio quello che abbiamo indicato a inizio di questo articolo: la necessità di migliorare i percorsi di adozione responsabile da tutti i punti di vista, ovvero durante il momento della scelta ma anche nel follow up. "I nostri risultati -scrivono gli esperti – supportano l'uso continuativo della consulenza per l'adozione al fine di garantire che gli adottanti sviluppino aspettative appropriate riguardo al rapporto uomo-animale e alla probabile comparsa di comportamenti indesiderati nei primi quattro mesi successivi all'adozione. La fornitura di servizi di supporto post-adozione può inoltre aiutare alcuni proprietari a superare le difficoltà comportamentali".

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