
Ci sono cani in canile che non sono destinati ad avere famiglia, pure se hanno trovato la persona giusta per loro. E il principale motivo, ma non il solo, è racchiuso nell'acronimo ADP, ovvero "A Disposizione del Proprietario". Significa centinaia e centinaia di animali che sono stati sequestrati alle loro persone di riferimento per motivi non legati a reati penali, come maltrattamenti o perché hanno causato danno a persone, ma allontanati perché chi li deteneva per vari motivi non poteva più farlo. Poi ci sono gli altri, i cani ADG, ovvero "a disposizione del giudice": sono quelli sottoposti a sequestro giudiziario e che per essere "liberati" hanno bisogno dell'autorizzazione del magistrato di competenza.
I primi e i secondi vivono due situazioni simili ma allo stesso tempo differenti, perché chi si "innamora" di un cane sotto sequestro e vorrà adottarlo dovrà affrontare problemi diversi a seconda della fattispecie che ha causato la loro permanenza in canile.
I cani "a disposizione del proprietario" dimenticati in canile: anche se qualcuno vuole adottarli sono bloccati in un limbo
"Pensiamo ai cani di persone con problemi di dipendenza o che sono in carcere per altri reati che nulla hanno a che fare con gli animali. In questi casi – spiega a Kodami Michele Pezone, avvocato di riferimento di LNDC – c'è una vera e propria vacatio legis, nessuno è titolato a decidere il loro destino e quei cani rimangono nei canili appunto a disposizione dei loro proprietari. Nella maggioranza dei casi nessuno li reclama più e chi li vuole adottare non ha appiglio giuridico per poterlo fare".
L'assenza di una normativa in merito fa riferimento alla tutela dell'animale come res, fondamentalmente. Nel nostro ordinamento civile, infatti, il cane è un bene mobile e sulla proprietà di un oggetto nessuno può metterci bocca di sua iniziativa, che sia l'Asl o il Comune. "Un cane viene sequestrato e finisce in canile perché il proprietario non è in condizioni di accudirlo: ad oggi l'unica soluzione per chi vuole adottarlo è provare a raggiungere la persona e pregarla, fondamentalmente, di cedere la proprietà. E' chiaro che ci vuole molta attenzione nell'interferire in un rapporto così importante come quello che lega un essere umano a un cane ma ci sono troppe situazioni in cui invece degli animali non importa nulla e finiscono la loro vita in canile", continua l'avvocato.
Secondo Pezone l'unica soluzione è quella di colmare l'assenza in merito a casi del genere con uno strumento di indirizzo, tanto che LNDC nelle proposte presentate al Comune di Roma in fase di elaborazione del nuovo regolamento comunale per il benessere degli animali ha previsto "l'istituzione di un organismo amministrativo di verifica, composto da figure che arrivano da Asl e Comune, per valutare i singoli casi".
Pezone per chiarire di cosa si tratta fa un paragone con quel che accade in materia di giustizia minorile: "Come nel caso di questi cani, ci sono minori che si ritrovano in condizioni per cui i genitori non sono in grado di badare a loro. In queste situazioni così delicate la responsabilità del loro destino è a carico delle autorità: si apre una procedura che prevede un intervento di imperio per cui il minore diventa adottabile. Questa cosa per i cani non esiste, non c'è una procedura che stabilisce l'inidoneità del detentore e il singolo cittadino che vuole adottare l'animale non riesce a portarlo a casa".
La strada maestra, dunque, per l'avvocato è quella di "una corretta istruttoria in cui un organo specializzato verifichi attentamente quali sono davvero i margini di intervento, perché comunque si tratta di recidere il rapporto tra animale e persona ma nel momento in cui è evidente che quest'ultima non sia in grado ma anche non abbia proprio intenzione di riprendersi il cane non si può accettare che quell'acronimo, ADP, diventi la sua condanna a una vita segregato in canile".
La situazione dei cani ADP, appunto, è molto diffusa in tutto lo Stivale. Pezzone ricorda un caso recente che sta trattando: "A Milano un cane di una persona detenuta era stato affidato ad altre persone non adatte a tenerlo. E' finito sotto la macchina, alcuni cittadini hanno chiamato soccorsi ed è intervenuta un'associazione che ha sostenuto tutte le spese per salvarlo. Ora il cane deve essere anche accudito con particolari attenzioni: abbiamo scritto al proprietario tramite avvocato per avere la proprietà e ci ha risposto che non ha intenzione di cedere la proprietà".
I cani "a disposizione del giudice": la nuova legge ha pensato a loro
Un passo in avanti, invece, è stato fatto per i cani ADG, ovvero "A Disposizione del Giudice". Si tratta dei cani sottoposti a sequestro penale, praticamente, che fino a prima della legge n. 82 del 6 giugno 2025 rimanevano mediamente nello stesso limbo di quelli di cui abbiamo detto fin'ora, con la differenza che del loro destino doveva e deve ancora decidere un magistrato. "Da quando c'è la nuova normativa che prevede la possibilità di affido di questa tipologia di animali ad associazioni che abbiano le caratteristiche previste dalla legge, si sono smosse le acque. Abbiamo all'inizio avuto qualche difficoltà in alcuni casi ma ora sempre più magistrati, soprattutto quando alleghiamo decisioni precedenti che consentono l'affidamento, che stanno mettendo in atto il dettato normativo".
Nel caso dunque in cui un cittadino si trovi di fronte a una situazione del genere, ovvero recandosi in canile e volendo adottare un cane sotto sequestro, è fondamentale rivolgersi ad un'associazione riconosciuta per chiedere al magistrato di riferimento di "liberare" l'animale. "Il magistrato deve capire l'esigenza del benessere dell'animale, prima ancora di pensare alla legittima proprietà. E' vero infatti che solo i processi portano alle condanne ma nel frattempo il cane rimarrebbe rinchiuso in canile, quando intanto potrebbe vivere una vita dignitosa accanto a chi lo ha scelto", conclude Pezone.
Proprio rispetto a questa casistica, la fondazione Cave Canem da anni è impegnata per garantire un futuro ai cani sottoposti a sequestro giudiziario. "Il destino degli animali tratti in salvo da situazioni di maltrattamento, da condizioni di detenzione incompatibili con le caratteristiche etologiche della specie o sottratti a circuiti criminali, come il traffico di animali o i combattimenti clandestini, non è sempre lineare come si potrebbe immaginare", spiega la presidente Federica Faiella a Kodami.
"Si tende a ritenere che un animale sottoposto a sequestro giudiziario sia automaticamente al sicuro. In realtà, troppo spesso questi individui rischiano di rimanere intrappolati nelle maglie dei procedimenti giudiziari, vivendo una condizione profondamente paradossale: dopo essere stati vittime di reati e di gravi forme di sfruttamento, finiscono per restare prigionieri dei tempi della giustizia – continua -Ciò significa spesso l’impossibilità di essere inseriti in un contesto familiare, con il rischio di compromettere un equilibrio psicofisico già estremamente fragile e di vanificare il prezioso percorso di recupero portato avanti da professionisti e volontari specializzati".
Per questo motivo, la Fondazione Cave Canem ha istituito da sette anni un Dipartimento Legale e sviluppato il programma nazionale “Io Merito Giustizia”, con l’obiettivo di tutelare i diritti degli animali sottoposti a sequestro giudiziario. " Si tratta di un'équipe multidisciplinare composta da avvocati esperti in diritto degli animali, professionisti specializzati nei sequestri giudiziari ed esperti nel recupero comportamentale dei cani che accompagna ogni animale lungo un percorso di recupero psicofisico fin dal momento dell’affidamento in custodia giudiziaria, altra attività che vede costantemente impegnata la Fondazione", sottolinea Faiella.
L’obiettivo di questo team è duplice: "Da un lato consolidare i risultati del percorso riabilitativo, dall’altro affiancare e supportare le forze di polizia e la magistratura affinché si possa giungere, nel più breve tempo possibile, alla cessione definitiva dell’animale – conclude la presidente della Fondazione – Solo allora sarà possibile garantirgli ciò che rappresenta il vero traguardo: una famiglia, una vita dignitosa e la possibilità di essere finalmente considerato un individuo libero".
Cosa fare se si vuole adottare un cane ADP o ADG
Nel caso in cui si incontri una delle due tipologie di cani, cambia la strategia da mettere in atto in caso di adozione. Per quanto riguarda i soggetti che sono in canile "a disposizione del proprietario" la strada è del tutto in salita e sono davvero poche le casistiche che si possono mettere in atto, a fronte anche di un percorso complesso in cui tra Asl e Comune si rischia un rimbalzo, dovuto però effettivamente dal fatto che non essendoci una normativa nessuno ha l'obbligo di procedere né, tantomeno, la responsabilità di farlo. In Regione Campania, ad esempio, si può tentare di ancorarsi alla legge regionale che prevede che debbano passare 30 giorni dal momento in cui un cane entra in canile per essere reclamato dal proprietario, poi quel soggetto diventa adottabile. "E' un escamotage che può essere adottato, il rischio però rimane che la persona di riferimento originaria poi in una eventuale causa possa dimostrare la sua irreperibilità per forza maggiore in quel mese previsto dalla legge".
Discorso diverso, come abbiamo chiarito sopra, per i cani a disposizione del magistrato. Un cittadino in ogni caso dovrà comunque fare affidamento ad un'associazione per mettere in moto la macchina burocratica ma nella maggioranza dei casi che ci sia questa fattispecie non è nemmeno noto a chi opera all'interno dei canili, spesso. Per questo nel caso in cui vi troviate in una situazione del genere, portate avanti la vostra richiesta di adozione affidandovi ad associazioni nazionali che possano seguire il caso e sbloccare la procedura.