
Il 26 agosto si celebra la Giornata mondiale del cane, un'occasione per ricordare quanto questi animali siano ormai parte integrante della vita di milioni di famiglie italiane. Ma dietro la crescita del numero di cani nelle nostre case c'è anche un'altra realtà, molto meno rassicurante: abbandoni, randagismo e canili che continuano a riempirsi.
Secondo il Rapporto Assalco-Zoomark 2026, in Italia oggi vivono circa 9,1 milioni di cani, presenti nel 28,7% delle famiglie. Considerando tutti gli animali da compagnia, la percentuale sale al 54,5% dei nuclei familiari e arriva al 66,7% nelle famiglie con bambini. Complessivamente, gli animali da compagnia presenti nel paese sono stimati in 53,6 milioni.
Sono numeri che raccontano una società sempre più "animal friendly", nella quale cani e gatti non vengono più considerati semplicemente animali che vivono in casa, ma veri e propri componenti della famiglia. Lo confermano anche i dati del Global Pet Parent Study di Mars: quasi una persona su due, il 49%, descrive il proprio cane come una fonte di grande soddisfazione. Il 49% parla dell'amore incondizionato ricevuto dall'animale, il 48% dice che il cane completa la famiglia, mentre il 38% ne apprezza soprattutto la compagnia. Per il 36% aiuta ad alleviare ansia e tensioni e per il 34% rende la vita più leggera con i suoi comportamenti divertenti.
Anche il profilo dei cani che vivono nelle famiglie italiane è molto vario. La taglia media è la più diffusa, con il 40% degli animali, seguita da quella piccola (28%), grande (17%) e toy (14%). Tra le razze più comuni compaiono Labrador e Chihuahua, seguiti da Basset, Jack Russell e Barboncino, in forte crescita negli ultimi anni..
Questa fotografia, però, racconta solo una parte della storia, quella più "bella". Perché mentre cresce il numero delle persone che scelgono di condividere la propria vita con un cane, continuano a esserci migliaia di animali che una famiglia non ce l'hanno più, non l'hanno mai avuta, che muoiono per strada o che, in alcuni casi, trascorreranno la loro intera esistenza in un box di un canile.
Decine di migliaia di cani vengono ancora abbandonati in Italia

Le stime disponibili sul fenomeno degli abbandoni in Italia restituiscono un quadro catastrofico, che nonostante la crescente sensibilità non accenna a fermarsi. Nel 2023, secondo il rapporto "Animali in Città" di Legambiente, i cani abbandonati sono stati circa 85 mila, l'8,6% in più rispetto all'anno precedente. Nello stesso anno i cani randagi che vivono sul territorio erano invece stimati in circa 358 mila.
Altre stime parlano di circa 55.000 cani abbandonati ogni anno, di cui più dell'80% non sopravvive al primo mese, vittima di incidenti, stenti o maltrattamenti. Il risultato è una popolazione di cani randagi compresa tra i 600.000 e i 700.000 sul territorio nazionale, con un'incidenza particolarmente critica in alcune regioni del Sud, come Sicilia, Campania, Calabria e Puglia.
Numeri che non possono essere spiegati soltanto con il fenomeno dell'abbandono estivo, che rimane comunque un problema ancora molto lontano dall'essere risolto. Il nuovo rapporto di Legambiente sottolinea infatti come il randagismo abbia soprattutto cause strutturali: cucciolate non controllate, mancata iscrizione all'anagrafe degli animali, carenza di formazione e consapevolezza e acquisti attraverso il mercato online. Il problema, quindi, nasce spesso molto prima che un cane venga lasciato per strada.

Quando poi un animale viene abbandonato e non pere la vita in strada, il suo destino può essere un canile. Una struttura che dovrebbe essere in teoria un luogo di passaggio verso una nuova famiglia può trasformarsi, per alcuni cani, in una "sistemazione" permanente.
Nel 2025, nei 221 Comuni analizzati da Legambiente, oltre due cani su dieci entrati nei canili rifugio non sono stati adottati, restituiti o inseriti come cani di quartiere, ovvero animali liberi e integrati nel tessuto urbano e seguiti da volontari e autorità sanitarie locali. Erano circa 3 mila animali. Proiettando il dato a livello nazionale, Legambiente stima che siano oltre 14 mila i cani rischiano di trascorrere il resto della loro vita in canile.
Non basta essere un paese "animal friendly"

È questo il paradosso di un paese nel quale milioni di persone scelgono sempre più spesso di vivere con un animale, ma nel frattempo migliaia di cani continuano a non trovare una famiglia disposta ad accoglierli. Il problema però non è soltanto trovare qualcuno disposto ad adottare un cane. È fare in modo che la scelta di vivere con un animale sia davvero consapevole e sostenibile nel tempo.
Un cane non è un prodotto da acquistare d'impulso, né un accessorio che può essere sostituito quando la quotidianità diventa più complicata oppure se ci si stanca. Significa assumersi una responsabilità che può durare quindici anni o anche più, mettendo in conto spese veterinarie, tempo, educazione, gestione degli spazi e la necessità di adattare le proprie abitudini alle sue esigenze.
Per questo la crescita della presenza degli animali nelle famiglie dovrebbe essere accompagnata da una crescita altrettanto forte della cultura della responsabilità. Non basta aumentare il numero di cani nelle case: bisogna ridurre quello dei cani che dalle case finiscono in strada o nei canili. In questo senso, canili e rifugi possono avere un ruolo fondamentale. Non soltanto come luoghi in cui accogliere gli animali abbandonati, ma anche come punti di riferimento per chi sta pensando di adottare.

Qui operatori e volontari possono aiutare a conoscere i singoli cani, comprenderne caratteristiche ed esigenze e individuare l'animale più adatto alla propria situazione familiare e al proprio stile di vita. Una scelta davvero consapevole può evitare che quella che nasce come una relazione desiderata finisca, qualche mese o qualche anno dopo, con una rinuncia di "proprietà", una forma di abbandono più "soft" e sempre più in crescita.
La Giornata mondiale del cane dovrebbe quindi essere anche l'occasione per guardare oltre le fotografie degli animali felici sui social e ricordare una cosa molto semplice: un cane entra in famiglia quando qualcuno decide di prendersene cura, ma diventa davvero parte della famiglia solo quando lo si guarda davvero per quello che è: un individuo con una propria identità, dei propri desideri e delle proprie motivazioni.
Il vero obiettivo, dunque, non dovrebbe essere avere sempre più cani nelle nostre case. Dovrebbe essere fare in modo che ogni cane abbia la possibilità di avere una casa, e che quella casa sia per tutta la vita.