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9 Ottobre 2026
11:05

Portate dall’Africa per essere cacciate, ora queste antilopi potrebbero mettere in difficoltà la fauna americana

Introdotti negli Stati Uniti per la caccia, gli orici africani si stanno espandendo sempre di più. I cambiamenti climatici potrebbero ulteriormente aiutarli, aumentando la pressione di questa ingombrante specie aliena sulla vegetazione e gli erbivori locali.

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Un gruppo di orici africani (Oryx gazella) si muove nel deserto del Nuovo Messico. Foto di Jornada Basin LTER

Negli anni 60 e 70 alcune antilopi africane vennero introdotte nel Nuovo Messico, negli Stati Uniti, per creare nuove opportunità di caccia grossa. Ora, a distanza di oltre mezzo secolo, questi grandi erbivori si sono ormai naturalizzati nel sud-ovest degli USA e continuano a espandersi. Secondo un nuovo studio condotto dall'Università dell'Illinois Urbana-Champaign, infatti, i cambiamenti climatici potrebbero favorire ulteriormente la diffusione di questa insolita e ingombrante specie aliena.

Le protagoniste di questa storia sono gli orici gazzella (Oryx gazella), grandi antilopi originarie delle regioni aride dell'Africa meridionale, riconoscibili per le lunghe corna dritte e appuntite e per il caratteristico mantello chiaro con macchie nere sul muso e sulle zampe. Possono pesare anche oltre 200 chilogrammi e sono particolarmente adattate alla vita in ambienti caldi e desertici.

Dopo essere state introdotte nel Nuovo Messico, si sono rapidamente ambientate, arrivando a colonizzare anche territori distanti oltre 100 chilometri dai punti in cui sono state liberate. Gli orici introdotti inizialmente furono 95. Oggi si la popolazione stimata si aggira intorno ai 6.000 individui. I ricercatori hanno quindi cercato di capire fin dove potrebbero spingersi in futuro, considerando anche e soprattutto gli effetti del riscaldamento globale.

Le antilopi africane potrebbero espandersi in gran parte degli Stati Uniti occidentali

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Tra gli anni 60 e 70 vennero liberati 95 orici nel Nuovo Messico per scopi venatori. Oggi la popolazione si aggira sui 6mila individui

Per ricostruire la distribuzione attuale degli orici, gli studiosi hanno utilizzato anche le segnalazioni raccolte attraverso piattaforme di citizen science, come iNaturalist, dove chiunque può condividere fotografie e osservazioni degli animali che incontra in natura. Questi dati sono stati poi incrociati con informazioni sulle temperature, le precipitazioni, la vegetazione, le caratteristiche del territorio e la presenza umana. Attraverso modelli statistici, i ricercatori hanno poi individuato le aree che potrebbero diventare più adatte alla specie entro il 2100.

I risultati suggeriscono che gli habitat favorevoli potrebbero estendersi ben oltre il Nuovo Messico, raggiungendo Texas, Arizona, Utah, California e, potenzialmente, persino alcune zone meridionali degli stati di Washington e Montana. In particolare, alcune aree oggi separate da territori poco ospitali potrebbero diventare progressivamente più connesse, facilitando così gli spostamenti delle antilopi. Questo scenario riguarda soprattutto il Texas occidentale, l'Arizona e alcune regioni della California, tra cui la famosa Death Valley.

Si tratta naturalmente di proiezioni sulla disponibilità futura di habitat adatti, non una certezza del fatto che le antilopi raggiungeranno tutte queste regioni. La loro effettiva espansione dipenderà anche dalla possibilità di attraversare gli ostacoli geografici e dalle strategie di gestione della popolazione.

Perché gli orici si trovano così bene negli USA

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In Africa, l'orice vive in praterie aride e ambienti desertici e può sopportare temperature elevate e grandi periodi di siccità

Il successo degli orici negli USA è legato in gran parte alla loro straordinaria adattabilità e alla capacità sopportare il caldo e la siccità. Possono ricavare l'acqua necessaria direttamente dalla vegetazione di cui si nutrono, riuscendo così a sopravvivere anche senza bere per lunghi periodi. Sono inoltre capaci di sfruttare piante relativamente povere di nutrienti, una caratteristica che potrebbe diventare particolarmente importante durante le siccità sempre più intense previste per il sud-ovest degli Stati Uniti nei prossimi anni.

A questo si aggiunge un altro fattore: l'assenza di predatori naturali. In Africa gli orici possono essere predati da leoni e iene, mentre negli Stati Uniti coyote e puma esercitano una pressione predatoria inevitabilmente molto più limitata. Secondo gli autori dello studio, questa combinazione di adattamenti e ridotta predazione potrebbe favorire ulteriormente la rapida crescita delle popolazioni, con conseguenze molto negativi per gli ecosistemi locali. Siamo pur sempre di fronte a una (grossa) specie aliena invasiva.

Una specie aliena ingombrante e problematica

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Gli orici entrano in competizione con diversi erbivori autoctoni, tra cui l'antilocapra (Antilocapra americana)

Gli orici, infatti, si nutrono di molte delle stesse piante e dei frutti consumati dagli erbivori autoctoni come le antilocapre, cervi e bighorn, oltre che dai bovini allevati al pascolo. In periodi di scarsità di cibo, la competizione per queste risorse potrebbe diventare particolarmente intensa e sbilanciata, soprattutto perché le antilopi africane riescono a sopravvivere a condizione estreme consumando anche vegetazione di qualità inferiore.

"Quando si verifica una grave siccità, gli allevatori ritirano il bestiame dai pascoli perché non c'è più cibo. Ma nessuno porta via gli orici", ha spiegato Bob Schooley, tra gli autori della ricerca, sottolineando il rischio che popolazioni troppo numerose possano esercitare una pressione eccessiva sulla vegetazione locale. Inoltre, esiste anche un rischio sanitario per la possibile trasmissione di malattie ad altri ungulati sia selvatici che allevati.

Secondo i ricercatori, sarà quindi importante trovare un equilibrio tra conservazione degli ecosistemi, allevamento e interessi venatori. Gli orici gazzella sono ormai una presenza consolidata nel sud-ovest degli Stati Uniti e i cacciatori di trofei non sembrano intenzionati a voler rinunciare alla possibilità di poter sparare a questi grandi erbivori "in casa". Tuttavia, i cambiamenti climatici potrebbero offrire loro nuove opportunità di espansione, rendendo ancora più complessa la gestione di una specie specie introdotta intenzionalmente e che potrebbe entrare sempre più in competizione con la fauna locale.

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