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4 Novembre 2026
11:38

5000 bisonti nelle praterie americane: il progetto per far tornare “l’architetto degli ecosistemi”

In Montana, un progetto punta a reintrodurre 5mila bisonti nelle praterie americane per ripristinare gli ecosistemi, tutelare la biodiversità e salvare una specie un tempo vicina all'estinzione.

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Un tempo le praterie degli Stati Uniti erano popolate da immense mandrie di bisonti. E' un'immagine che facilmente torna alla mente a chiunque abbia visto un film western: questi enormi animali che pascolavano sulle distese erbose del "far west" e che nel tempo sono stati decimati a tal punto dal rischiare di scomparire per sempre alla fine del XX secolo. Ora nello stato del Montana, un programma di conservazione mira ad arrivare a reintrodurre sul territorio 5 mila animali per ripristinare gli ecosistemi, preservare la diversità genetica della specie e promuovere la biodiversità negli Usa.

Il bisonte viene definito "l'architetto degli ecosistemi" perché la sua presenza quotidiana modifica profondamente l'ambiente in cui pascola, creando habitat vitali per tantissime specie animali e vegetali. Senza il bisonte, l'intero ecosistema della prateria collasserebbe o cambierebbe drasticamente.

Ma tra il 1870 e il 1883, anni in cui si concentrò la sistematica strage dei bisonti americani, queste considerazioni non vennero in alcun modo fatte. Lo sterminio fu portato avanti dai coloni dei territori che appartenevano alle popolazioni indigene, dai cacciatori dediti al commercio delle pelli ma anche dagli imprenditori che costruirono edifici e ferrovie, nonché dall'esercito americano. Il bisonte rappresentava l'animale per antonomasia per gli indiani americani e ucciderli significava togliere ai nativi come i Sioux e i Cheyenne la loro fonte principale di sussistenza. Queste popolazioni, infatti, dipendevano dall'allevamento dei bisonti da tutti i punti di vista: cibo, vestiti e anche per costruire le tende in cui abitavano. Distruggere le mandrie, in buona sostanza, significava affamare i nativi e costringerli alla resa, sottomettendoli e obbligandoli a trasferirsi nelle riserve.

L'organizzazione che sta portando avanti il progetto di re introduzione si chiama American Prairie ed opera in questo senso dal 2005. Sebbene siano stati compiuti alcuni progressi, la ripresa del bisonte è stata lenta ed è ben lungi dall'essere completa e per questo ora si sta spingendo perché le popolazioni ritornino nei loro luoghi di origine. "Centinaia di migliaia di bisonti rimangono oggi in Nord America, la maggior parte dei quali allevati per scopi commerciali in mandrie su piccole superfici recintate – spiegano dall'associazione – Meno del dieci per cento dei bisonti esistenti è gestito a fini di conservazione o come specie selvatica". Secondo i dati e le informazioni raccolte dagli esperti di American Prairie, sono necessari però migliaia di bisonti per riattivare il loro ruolo ecologico originario. "Inoltre – precisano – la maggior parte delle mandrie destinate alla conservazione è molto piccola, composta da poche decine o poche centinaia di esemplari, e perlopiù confinata in piccole aree recintate".

Il ritorno in natura dei bisonti in Montana è iniziato dunque da una ventina d'anni, dopo che non se ne vedevano più da oltre 120 anni. Le stime preliminari del progetto indicano che la prateria, estesa su 12.950 chilometri quadrati, potrebbe ospitare decine di migliaia di bisonti. Raggiungere numeri così elevati sembra impossibile ma già l'obiettivo dei 5000 esemplari porterebbe al recupero ecologico dell'area.

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