
Diciassette cervi italici sono stati trasferiti dal Bosco della Mesola, in Emilia-Romagna, al Parco Regionale delle Serre, in Calabria, per contribuire alla conservazione di una delle sottospecie di cervo più rare d'Europa. L'operazione, realizzata tra il 22 e il 25 ottobre, rappresenta il quarto trasferimento nell'ambito dell'Operazione Cervo Italico, il progetto di conservazione avviato nel 2023 per creare una seconda popolazione stabile di questi animali ed evitare che scompaiano per sempre.
Gli individui trasferiti sono 11 femmine e 6 maschi e si aggiungono ai circa 33-34 cervi già presenti nel territorio delle Serre. Il progetto coinvolge WWF Italia, Università di Siena, Dream Italia, Raggruppamento Carabinieri Biodiversità e Parco Regionale delle Serre, con il sostegno della Regione Calabria attraverso il Programma regionale FESR FSE+ 2021-2027.
Chi è il cervo italico e perché ha rischiato di estinguersi
Il cervo italico (Cervus elaphus italicus) è una sottospecie di cervo nobile o rosso endemica dell'Italia e distinta da tutte le altre popolazioni europee per alcune caratteristiche genetiche e morfologiche. Rispetto agli altri cervi presenta generalmente dimensioni più contenute e palchi meno sviluppati e ramificati. La sua storia è strettamente legata al Bosco della Mesola, nel Ferrarese, dove è sopravvissuta l'ultima popolazione di questa sottospecie in natura. Si tratta di una cosiddetta "popolazione relitta", discendente dai cervi che un tempo abitavano le pianure e le foreste di buona parte dell'Italia settentrionale e che sono progressivamente scomparsi a causa soprattutto della caccia eccessiva e della trasformazione degli habitat naturali.
La situazione è diventata particolarmente critica nel 900. Secondo un rapporto ISPRA, tra il 1945 e il 1947 la popolazione potrebbe essersi ridotta ad appena una decina di individui, arrivando quindi a un passo dall'estinzione. La protezione dell'area e i successivi interventi di conservazione hanno fortunatamente permesso alla popolazione di riprendersi, ma il suo isolamento continua a rappresentare un rischio enorme per il suo futuro.
Un'epidemia, un incendio o qualsiasi altro evento catastrofico localizzato potrebbero infatti spazzare via l'intera sottospecie. A questo si aggiungono i problemi legati alla ridotta variabilità genetica di una popolazione rimasta per generazioni isolata e confinata in un territorio relativamente piccolo. È proprio per ridurre questi rischi che nel 2023 è cominciato il trasferimento di alcuni individui in Calabria, nel Parco Regionale delle Serre, individuato come territorio adatto a ospitare una seconda popolazione "di sicurezza".
I primi cervi sono già nati in Calabria

I risultati dei primi tre anni di progetto sono molto incoraggianti. Dopo i trasferimenti iniziali, nel Parco delle Serre sono nati due piccoli nel 2024, sei nel 2025 e altri quattro nel 2026. Dodici nascite complessive in natura, che dimostrano come almeno una parte degli animali trasferiti sia riuscita a riprodursi autonomamente nel nuovo ambiente. Queste nascite rappresentano un passaggio fondamentale per il futuro della sottospecie, ma non sono ancora sufficienti per considerare la nuova popolazione del tutto autonoma e al sicuro.
Sarà infatti necessario verificare nel tempo la sopravvivenza dei piccoli, il successo riproduttivo degli adulti e la capacità dei cervi di utilizzare il territorio senza dover liberare altri animali per rafforzare la popolazione. Per farlo, alcuni individui sono stati dotati di collari GPS che consentono di seguire e monitorare spostamenti e comportamento. L'Università di Siena si occupa inoltre del monitoraggio della popolazione anche attraverso osservazioni sul campo e fototrappole.
Un altro aspetto importante riguarda la convivenza con le comunità locali. La presenza dei cervi potrebbe infatti creare conflitti con le attività agricole, rendendo necessarie misure di prevenzione dei possibili danni e iniziative di informazione. Nei prossimi mesi il WWF e il Parco Regionale delle Serre organizzeranno alcuni incontri pubblici per spiegare ai cittadini le caratteristiche della sottospecie, i comportamenti da adottare nelle aree frequentate dagli animali e perché è importante proteggerli.
L'obiettivo a lungo termine è costruire una popolazione capace di sopravvivere e riprodursi autonomamente, affiancandola a quella storica del Bosco della Mesola. Una seconda popolazione non elimina naturalmente tutte le minacce e i rischi, tuttavia rappresenta una garanzia in più per il futuro di un cervo che, dopo essere quasi scomparso dalle foreste italiane, sta lentamente riconquistando il suo posto nella fan del nostro Paese.
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