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Cervi caricano due turisti a Scanno, il sindaco valuta un’ordinanza contro l’avvicinamento

A Scanno due turisti sono stati caricati da cervi dopo essersi avvicinati troppo. Il Comune prepara un’ordinanza per vietare di avvicinare gli animali selvatici perché il problema, come sempre, non sono i cervi, ma la scarsa consapevolezza naturalistica e i nostri comportamenti inappropriati.

24 Agosto 2026
15:59
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Un cervo maschio adulto circondato dai turisti a Scanno, in Abruzzo. Foto ANSA

Due persone caricate in appena due giorni. È il bilancio degli ultimi episodi avvenuti nei prati vicino al lago di Scanno, in Abruzzo, dove numerosi turisti si sono avvicinati troppo ai cervi che frequentano la zona e che sono una presenza ormai abituale in numerosi borghi e centri abitati abruzzesi. In entrambi i casi gli animali hanno reagito caricando le persone, che sono finite a terra senza, fortunatamente, riportare conseguenze gravi.

Secondo quanto documentato anche video diffusi online, diversi turisti si sarebbero avvicinati fino a circondare e toccare gli animali. Un comportamento incosciente, che denota scarsissima consapevolezza naturalistica ed estremamente rischioso, soprattutto in questo periodo dell'anno, quando i cervi maschi possono iniziare a essere particolarmente territoriali e reattivi nei confronti di ciò che percepiscono come una minaccia.

Il Comune sta quindi valutando un provvedimento per impedire ai visitatori di avvicinarsi agli animali. "Stiamo valutando di fare un'ordinanza che vieti l'avvicinamento", ha infatti dichiarato il sindaco di Scanno, Giovanni Mastrogiovanni.

Il problema non sono i cervi, ma il comportamento umano

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Anche un cervo abituato alla presenza umana rimane un animale selvatico, imprevedibile e pericoloso

La vicenda di Scanno ripropone un problema ormai ricorrente che riguarda sempre più spesso gli animali selvatici diventati, loro malgrado, attrazioni turistiche. Il desiderio di scattare una fotografia, realizzare un video da condividere sui social o di ottenere un contatto ravvicinato può portare le persone a dimenticare una cosa fondamentale che dovrebbe essere scontata: un animale selvatico non è un animale domestico.

Un cervo abituato alla presenza delle persone può sembrare tranquillo, ma questo non significa che sia disponibile al contatto o che sia giusto farlo. Avvicinarsi, toccarlo, inseguirlo o cercare di attirare la sua attenzione rimane un comportamento estremamente rischioso e che può provocare, come in questi casi, una reazione improvvisa e pericolosa. E un maschio adulto con i palchi ben formati e appuntiti è un animale grande e potente, perfettamente in grado di ferire o peggio una persona.

È un copione che si ripete sempre più spesso e con animali di ogni specie, dalle volpi ai cervi: persone che si avvicinano troppo per un selfie, che danno da mangiare ai selvatici o che arrivano addirittura ad accarezzarli. Poi, quando l'animale reagisce, la responsabilità ricade quasi sempre sulla stessa fauna selvatica. E si torna a parlare ogni volta di animali "aggressivi", "pericolosi" o "impazziti", dimenticando che molto spesso quella reazione è stata preceduta da un comportamento umano inappropriato.

Un animale selvatico tranquillo non è un domestico

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In diversi borghi abruzzesi i cervi sono ormai una presenza fissa

C'è poi un altro equivoco frequente. Un animale che frequenta regolarmente i centri abitati può diventare progressivamente meno diffidente nei confronti delle persone. I cervi che frequentano regolarmente Scanno sono ormai integrati con gli abitati del borgo. Gli animali sono abituati a muoversi tra le persone del posto, che hanno imparato a convivere con i cervi rispettandone la natura.

Ma anche gli animali che hanno imparato a non associare immediatamente gli umani a un pericolo non significa che siano docili. Anzi, un animale selvatico confidente – e che ha perso la sua naturale diffidenza verso gli esseri umani – può finire per avvicinarsi troppo alle persone, cercare attivamente cibo dai turisti e aumentare così il rischio di incidenti. Per questo il problema non si risolve semplicemente chiedendo alle persone di "stare più attente" ogni volta che un selvatico morde, graffia o carica chi si avvicina troppo.

A Scanno, insomma, non sono i cervi a dover imparare le regole del turismo. Sono le persone a dover ricordare che dietro una fotografia apparentemente innocua c'è un animale che continua a vivere secondo le proprie regole. E quando queste regole vengono ignorate, il rischio è doppio: prima per le persone, che possono essere ferite, e poi per gli animali. Perché quando un cervo reagisce a una persona che tenta di accarezzarlo o a un gruppo di turisti che lo circonda, a pagarne le conseguenze, troppo spesso, è proprio lui.

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