
Il Canada è una regione in cui vivono specie selvatiche endemiche come gli orsi e spesso sono questi animali i protagonisti delle cronache per incontri indesiderati. Ma secondo un nuovo studio pubblicato su Frontiers in Conservation Science, su quasi tremila incidenti con animali selvatici nei parchi nazionali canadesi più della metà ha visto come protagonista un alce.
Ebbene sì: i canadesi e i turisti che visitano le zone protette in cui è possibile fare trekking e passeggiate per entrare in contatto con la natura devono prestare molta più attenzione a questi cervidi rispetto alla possibilità di entrare in contatto con le tre specie di plantigradi che si trovano in quell'area geografica, ovvero l'orso nero (o baribal), l'orso grizzly e l'orso polare.
Lo studio, a firma di due ricercatori del Dipartimento di Biologia dell'Università di York nel Regno Unito, ha analizzato casi di conflitto tra uomo e fauna selvatica, partendo dal presupposto che in tutto il mondo queste interazioni stanno subendo un aumento a livello globale e che all'interno dei parchi nazionali le interazioni umane con gli animali selvatici rappresentano un ostacolo crescente alla conservazione. "Gli incontri con la fauna selvatica durante le attività ricreative nei parchi nazionali possono provocare comportamenti aggressivi – scrivono gli esperti nel paper – con conseguenti interazioni che ostacolano gli obiettivi di conservazione, alimentando percezioni negative da parte del pubblico e imponendo costi energetici alla fauna selvatica coinvolta".
Alla base di questi incontri non desiderati c'è infatti l'inconsapevolezza delle persone che si avventurano in zone appannaggio degli animali selvatici e non prestano nemmeno attenzione alle minime accortezze necessarie per evitare gli incontri. Gli autori, lo studente Holly Landles e il biologo conservazionista Shashank Balakrishna, hanno però scoperto che il pericolo maggiore per gli esseri umani è appunto trovarsi di fronte a un alce, cosa ben peggiore che se si incontra un orso. Sui 2.878 episodi di aggressività avvenuti che hanno analizzato e che si sono verificati tra il 2010 e il 2023, sono cinque le specie coinvolte: orsi neri, orsi grizzly, alci, coyote e cervi mulo. I comportamenti da parte degli animali che hanno portato a causare danni agli esseri umani includevano inseguimenti, attacchi o simulazioni di una carica.

Delle cinque specie, l'alce ha mostrato la più alta frequenza di incontri aggressivi, indipendentemente dall'attività svolta dagli esseri umani. "In particolare – sottolineano i ricercatori – gli incontri aggressivi con gli orsi grizzly sono risultati più frequenti durante le attività a basso impatto, mentre gli incontri aggressivi con i cervi muli e i coyote sono risultati meno frequenti durante quasi tutte le attività ricreative".
Secondo i dati raccolti, gli alci sono coinvolti nel 62% di tutti gli incidenti. Una delle ipotesi a più alto potenziale di causare incidenti è quella che avviene quando si campeggia: gli alci sono stati coinvolti nell'84% dei casi proprio quando le persone hanno sostato nei parchi con tende e altre formule di campeggio. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che l'alta stagione del campeggio in Canada coincide con il periodo degli accoppiamenti e delle nascite degli animali, momenti di maggiore aggressività per la specie.
Il punto è che le persone non hanno la giusta percezione di questi animali. Si tratta della più grande specie della famiglia dei cervidi. Si distingue dagli altri membri della stessa famiglia per la particolare forma dei palchi, erroneamente chiamati corna. L'alce vive oltre che specificamente in Canada nelle zone semi artiche o artiche dell'emisfero boreale, in particolare in Siberia, in Nord America, in Scandinavia e in alcune zone dell'Europa continentale, tra cui Polonia e Repubblica Ceca.
Per la loro dieta vegetariana e per l'aspetto che incuriosisce ma non incute lo stesso timore che può provocare un orso, le persone ne hanno una percezione sbagliata pensando che si tratti di animali non pericolosi. Ma gli alci sono animali di grossa stazza, possono pesare fino a 35 chilogrammi, che se disturbati possono reagire e caricare le persone. Si tratta infatti di animali "timidi", ovvero che preferiscono non avere alcuna interazione con la nostra specie ma diventano molto aggressivi se si sentono minacciati, specialmente durante l'autunno, la stagione degli amori, o se ci si imbatte in un esemplare con i suoi cuccioli tendenzialmente nella tarda primavera e in estate. Prima di caricare, l'animale manifesta il suo disagio attraverso determinati comportamenti come il portare le orecchie appiattite all'indietro la piloerezione del pelo sul collo e sulla gobba, la testa bassa rivolta verso la fonte del disturbo.L'animale inoltre fissa insistentemente prima di caricare, si lecca il muso o fa scatti con la testa.
A differenza dell'alta percentuale di incidenti avvenuti con alci, gli incontri con comportamenti aggressivi da parte di orsi grizzly e neri hanno rappresentato rispettivamente il 14% e il 13% del totale e si sono verificati più frequentemente durante attività a basso impatto, come escursioni o osservazione della fauna selvatica.
I risultati a cui sono arrivati i due esperti dimostrano che "i grandi mammiferi presentano una percezione del rischio specie-specifica, con conseguente comportamento aggressivo che varia a seconda del tipo di attività svolta dall'uomo". Secondo gli autori i parchi nazionali "dovrebbero concentrarsi sulle interazioni specie-attività ricreativa ad alto rischio per mitigare efficacemente gli incontri aggressivi, promuovendo così la salute della fauna selvatica e la sicurezza dei visitatori, e sostenendo la conservazione della biodiversità".