
La Romania ha deciso di aumentare in modo significativo il numero di orsi bruni che potranno essere abbattuti ogni anno. Per il 2026 e il 2027 la quota di prelievo è stata infatti portata a quasi 900 individui (859), una decisione che ha inevitabilmente riacceso il dibattito tra istituzioni, esperti e associazioni animaliste e ambientaliste.
Il provvedimento arriva in un Paese che ospita la più grande popolazione di orsi bruni in Europa al di fuori della Russia. Secondo le ultime stime diffuse dal ministero dell'Ambiente romeno, ottenute attraverso uno studio basato sull'analisi del DNA, in Romania ci sarebbero tra i 10.000 e 13.000 orsi bruni. Negli ultimi anni, inoltre, gli incontri ravvicinati con i plantigradi sono diventati sempre più frequenti, così come gli incidenti e purtroppo le vittime umane.
Orsi e attività umane, un tema sempre più centrale in Europa

Come sta accadendo in buon parte d'Europa la popolazioni di orsi è in crescita, anche grazie alle maggiori tutele arrivate dopo decenni di caccia e bracconaggio. Tuttavia, insieme al numero di orsi cresce anche l'espansione delle aree urbane e agricole, mentre gli habitat naturali stanno diventando sempre più frammentati. Tutto questo spinge gli orsi sempre più a stretto contatto con le comunità umane, dove tra l'altro gli animali trovano cibo facile e praticamente infinito, come rifiuti, arnie, frutta e animali allevati.
Anche qui in Italia, in particolare in Trentino e sulle Alpi, negli ultimi anni la crescente presenza di orsi bruni è diventata un tema politico sempre più centrale. Dopo la tragica morte di Andrea Papi, ucciso dall'orsa JJ4, il dibattito sulla sicurezza delle persone e la gestione dei plantigradi è diventato sempre più acceso, complicando ulteriormente la già difficile coesistenza tra comunità umane e grandi carnivori.
Si tratta di un fenomeno che in Romania va ormai avanti da molto tempo e che purtroppo ha già causato numerosi incidenti e vittime umane. Secondo il ministero dell'Ambiente, negli ultimi vent'anni quasi 30 persone sono morte in seguito ad attacchi di orso. Uno dei luoghi simbolo di questo problema è la strada panoramica Transfăgărășan, che attraversa i Carpazi ed è considerata una delle aree più critiche al mondo per le interazioni tra esseri umani e orsi.
La Transfăgărășan, dove i turisti danno da mangiare agli orsi per un selfie
Ogni giorno, soprattutto durante l'estate, centinaia di turisti si fermano lungo la carreggiata per fotografare gli animali, scattare selfie o dare loro da mangiare, nonostante i cartelli ricordino che si tratta di comportamenti vietati e punibili con pesanti multe. Proprio questa continua esposizione alle persone ha reso molti orsi sempre più confidenti: gli animali hanno imparato ad associare automobili e turisti alla presenza di cibo, arrivando ad avvicinarsi ai veicoli e alle persone con sempre meno timore.
Sui social network circolano continuamente video che mostrano orsi mentre infilano la testa nei finestrini delle auto, tentativi di entrare negli abitacoli o persone che scendono dai veicoli per avvicinarsi a piedi ai plantigradi, mettendo a rischio la propria sicurezza. Anche negli ultimi giorni sono stati diffusi diversi filmati di situazioni analoghe, in particolare un video in cui si vede un uomo in strada, distratto dallo smartphone, che non si accorge di un orso che si avvicina alle sua spalle arrivando ad annusare e toccare le gambe col muso.
Questa abitudine ha contribuito a rendere la Transfăgărășan una delle strade con il maggior numero di incidenti legati agli orsi. È proprio qui che nel luglio 2025 perse la vita il motociclista italiano Omar Farang Zin, aggredito da un'orsa dopo essersi fermato per fotografarla insieme ai cuccioli. L'episodio riportò l'attenzione internazionale sul tema dei turisti che danno da mangiare agli orsi in Romania e su come provare ad arginare questo pericoloso fenomeno.
Secondo gli esperti gli abbattimenti non risolveranno il problema

Secondo molti esperti, però, aumentare gli abbattimenti non risolverà il problema. I biologi e le associazioni che si occupano di conservazione sostengono che i cacciatori tenderanno soprattutto a cercare grandi maschi nelle aree boschive, mentre gli orsi che frequentano strade e centri abitati, spesso femmine con i cuccioli o individui ormai abituati alla presenza umana, potrebbero continuare a creare situazioni di alto rischio.
Gli esperti ricordano inoltre che la Romania dispone già di strumenti non letali per ridurre i conflitti, come il divieto di dar da mangiare agli orsi, una gestione più efficace dei rifiuti e incentivi per installare recinzioni elettrificate a protezione di abitazioni e allevamenti. Il problema, sostengono, è che queste misure vengono spesso applicate in modo insufficiente o per nulla, in particolare sulla Transfăgărășan, dove sembra impossibile riuscire a far rispettare i divieti.
È proprio questo il punto caldo della questione: un conflitto alimentato da turisti imprudenti e da una gestione non proprio efficace del territorio che hanno trasformato alcuni territori della Romania in punti caldi della convivenza sempre più difficile tra umani e grandi carnivori. Ma ancora una volta, a farne le spese, sono sempre gli animali, vittime incolpevoli di comportamenti scellerati, pericolosi e, in teoria, facilmente gestibili.