
Un gruppo di 20 kulan è stato liberato recentemente nella riserva naturale di Ile-Balkhash, nel sud-est del Kazakistan. Questi animali, una delle sottospecie dell'onagro o asino selvatico asiatico, sono considerati in serio pericolo di estinzione e rientrano in un più ampio e ambizioso piano di ripristino della natura che il Kazakistan sta ormai portando avanti con successo da diversi anni insieme a organizzazioni conservazionistiche e giardini zoologici di tutto il mondo.
Gli asini sono stati trasferiti dal vicino parco nazionale di Altyn-Emel e ora dovranno adattarsi a un territorio che un tempo era parte del loro areale naturale, ma da cui si sono purtroppo estinti. Gli esperti seguiranno attentamente i loro spostamenti, le loro condizioni fisiche e il loro comportamento per accompagnarli durante tutto il processo di adattamento.
Il ritorno del kulan, l'asino selvatico delle steppe
Il kulan (Equus hemionus kulan) è un equide originario delle steppe e delle aree semidesertiche dell'Asia centrale e strettamente imparentato all'asino domestico, che discende però dall'asino selvatico africano (Equus africanus). È un animale sociale e molto mobile, capace di percorrere grandi distanze alla ricerca di acqua e vegetazione. In Kazakistan, però, la specie era scomparsa dalla maggior parte del suo areale storico già nella prima metà del Novecento, soprattutto a causa della caccia e della competizione per le risorse con gli animali dall'allevamento.
La liberazione fa quindi parte di un programma più ampio di reintroduzione, nel tentativo di riportare una specie in quei luoghi dove è scomparsa e creare così le condizioni perché possa tornare a vivere e riprodursi autonomamente. Il Kazakistan, attraverso il Ministero dell'Ecologia e delle Risorse Naturali, porta avanti numerosi programmi di questo tipo da molti anni. Nel 2024, per esempio, 42 kulan erano stati trasferiti nella stessa riserva di Ile-Balkhash e altri 24 nella riserva di Altyn Dala.

La scelta di Ile-Balkhash non è del resto casuale. La riserva è infatti al centro di un importante progetto di ripristino degli ecosistemi, nel quale il ritorno dei grandi erbivori è considerato una delle condizioni necessarie anche per ricostruire l'intera rete alimentare. Kulan e cervi della Battriana (Cervus hanglu bactrianus), per esempio, contribuiscono a ricreare una disponibilità di prede sufficiente per sostenere in futuro anche le popolazioni di grandi predatori.
Dopo 70 anni è tornata anche la tigre
Ed è proprio qui che entra in gioco uno dei progetti di conservazione più ambiziosi del Paese: il ritorno della tigre. La tigre del Caspio è infatti scomparsa dal Kazakistan oltre 70 anni fa ed è stato scelto di riportare la specie utilizzando quindi la tigre dell'Amur, quella geneticamente più vicina alla tigre del Caspio. Il 31 luglio 2026 una femmina di tigre dell'Amur chiamata Umit e donata in prima persona dal presidente russo Vladimir Putin, è stata liberata proprio nella riserva di Ile-Balkhash, diventando così la prima tigre libera in Kazakistan dopo oltre sette decenni.
Il progetto, però, non consiste semplicemente nel liberare delle tigri in natura. Prima del loro arrivo è stato infatti necessario lavorare sugli habitat e soprattutto sulla disponibilità di prede, attraverso proprio il ripristino delle popolazioni di cervi e, appunto, kulan. Il ritorno della tigre è quindi il risultato di un progetto molto ampio e complesso che riguarda l'intero ecosistema e non una singola specie. E il Kazakistan sembra puntare (e investire) molto su queste iniziative.
Il primo cavallo selvatico nato in Kazakistan dopo 200 anni

Un altro esempio arriva dalle steppe di Altyn Dala, dove il Kazakistan sta riportando anche il cavallo di Przewalski (Equus ferus przewalskii o Equus przewalskii), l'unica specie di cavallo realmente selvatico ancora vivente. Dopo circa due secoli di assenza, gli animali sono stati trasferiti dall'Europa e sottoposti a un lungo periodo di adattamento prima di essere liberati. Nel maggio 2026 cinque cavalli sono stati liberati per la prima volta in natura nelle steppe della regione.
E nell'agosto dello stesso anno è arrivato un segnale ancora più importante: è nato il primo puledro di cavallo di Przewalski da animali reintrodotti in Kazakistan nell'ambito del programma di reintroduzione. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, potrebbe trattarsi del primo cavallo nato tra queste steppe da circa 200 anni. Successivamente è nato anche un secondo puledro.
Un grande sforzo di ripristino degli ecosistemi e della biodiversità

Ma il progetto di conservazione più spettacolare di tutti è forse quello della saiga (Saiga tatarica), un'antilope delle steppe dotata di un naso insolitamente rigonfio, flessibile e pendente. Dopo essere arrivata sull'orlo dell'estinzione, la popolazione kazaka ha avuto una crescita straordinaria grazie alla protezione degli habitat, al contrasto del bracconaggio e a programmi di conservazione su larga scala. Nel 2025 il paese contava quasi 4 milioni di saighe. All'inizio degli anni 2000 ne erano riamaste meno di 40.000.
Tutti questi progetti raccontano un modo diverso e quasi unico di intendere la conservazione della natura nel panorama mondiale di oggi. Non si tratta più soltanto di proteggere gli ultimi esemplari di una specie, ma di ricostruire gli ambienti e gli habitat in cui quelle specie possono tornare a svolgere il loro ruolo ecologico. Per farlo servono però grandi territori protetti, corridoi naturali, disponibilità di prede, monitoraggio scientifico e soprattutto tanto tempo e investimenti.
Il ritorno dei kulan nelle steppe kazake è quindi un altro piccolo tassello di un progetto molto più grande e ambizioso: provare a ricostruire, nelle steppe e nelle aree desertiche del Kazakistan, ecosistemi che per decenni sono stati impoveriti dalla pressione umana. E in questa prospettiva, vedere un "semplice" asino selvatico correre nuovamente libero può essere importante tanto quanto vedere una tigre tornare finalmente a cacciare nella sua antica terra.
