
Umit, una femmina di tigre dell'Amur che era stata donata dal presidente russo Vladimir Putin al Kazakistan, è stata ufficialmente liberata nella riserva naturale di Ile-Balkhash. L'esemplare, insieme ad altre tre tigri siberiane, era stato catturato nella regione russa di Khabarovsk. Tutti gli individui, tra cui un maschio e una femmina adulta insieme a due cuccioli di sette mesi, erano stati prelevati dal loro territorio originario nell'ambito di un programma internazionale volto a riportare la specie in Asia centrale.
"Il programma è concepito come un progetto di lungo periodo, che si estenderà per i prossimi 40-50 anni – ha spiegato il presidente del Comitato forestale e della fauna selvatica del Ministero dell'Ecologia del Kazakhstan, Daniyar Turgambayev – Le tigri saranno dotate di collari GPS satellitari, che permetteranno agli specialisti di monitorarne gli spostamenti e le condizioni 24 ore su 24".
Il luogo in cui tutti gli animali saranno rilasciati è un areale dove un tempo viveva una specie endemica, la tigre del Turan, conosciuta anche come tigre del Caspio (Panthera tigris virgata), scomparsa a metà del XX secolo. L'ultima tigre del Caspio in natura di cui si ha notizia è stata uccisa negli anni Cinquanta in Uzbekistan. La zona dove le tigri di Putin verranno rilasciate e dove già si trova Umit è nella parte meridionale del lago Balkhash, lungo il fiume Ile. L'area era da rendere di nuovo adatta alla specie, però, e per farlo il governo kazako ha impiegato dieci anni in cui vi è stato anche il ripopolamento delle prede necessarie alla sussistenza delle tigri dell'Amur. "Nella riserva sono stati rilasciati 119 kulan (asini selvatici ndr) – ha dichiarato il ministro dell'Ecologia del Kazakhstan, Yerlan Nyssanbayev – Inoltre sono presenti popolazioni locali di fauna selvatica, come cinghiali e caprioli, che si riproducono".
La tigre dell'Amur è il più grande felide esistente. Nonostante alcuni segnali positivi registrati negli ultimi decenni resta una specie fortemente minacciata. In natura rimangono poche centinaia di individui e continua quindi a essere classificata come in pericolo di estinzione. I pericoli maggiori sono la perdita di habitat, il bracconaggio e la diminuzione delle prede.