
L'eutanasia eseguita su una tigre dell'Amur in uno zoo inglese ha riacceso il dibattito sul benessere degli animali nei giardini zoologici, ma anche sulla complessità della gestione di alcune specie. Pasha, un maschio di tigre dell'Amur di sette anni, è stato infatti soppresso dai veterinari dello zoo di Marwell, nel sud dell'Inghilterra, dopo una malattia improvvisa che, secondo la struttura, non lasciava più possibilità di recupero.
L'animale era arrivato allo zoo soltanto nel 2025 dal parco faunistico di Port Lympne. In una comunicazione diffusa dallo stesso zoo, i responsabili della struttura hanno spiegato che la tigre aveva sviluppato una patologia acuta e che veterinari hanno tentato diverse terapie per individuarne le cause e migliorare le sue condizioni. Nonostante gli sforzi, la situazione si sarebbe rivelata particolarmente complessa e impossibile da risolvere.

Per questo è stata presa la decisione di procedere con l'eutanasia, poiché sempre secondo lo zoo non esistevano prospettive realistiche di guarigione e si è scelto di evitare ulteriori inutili sofferenze. Lo zoo ha sottolineato anche che il benessere dell'animale è sempre rimasto una priorità assoluta durante tutto il percorso terapeutico seguito in queste settimane.
La vicenda arriva a poco più di un anno da un altro episodio che aveva coinvolto Pasha. Nel 2025, durante un tentativo di formare una coppia riproduttiva, il maschio aveva ucciso Valentina, una femmina di otto anni. Sebbene possano apparire sorprendenti, incidenti di questo tipo possono verificarsi anche nei programmi di riproduzione controllata, poiché l'introduzione di nuovi animali adulti richiede procedure molto delicate e non sempre ha esito positivo.
Con la morte di Pasha, il Marwell Zoo si trova ora senza più tigri. La struttura ha però annunciato l'intenzione di riportare la specie nel parco il prima possibile e di proseguire i programmi di conservazione e riproduzione.

La tigre dell'Amur, conosciuta anche come tigre siberiana, è il più grande felide esistente. Vive nelle foreste dell'Estremo Oriente russo e in alcune aree della Cina nord-orientale. In natura può raggiungere un'età compresa tra i 10 e i 14 anni, mentre in cattività può vivere anche oltre i 20 anni grazie alle cure veterinarie.
Nonostante alcuni segnali positivi registrati negli ultimi decenni, questa particolare popolazione, in passato considerata una sottospecie, resta comunque minacciata. In natura rimangono poche centinaia di individui e continua quindi a essere classificata come in pericolo di estinzione. Le principali minacce sono la perdita di habitat, il bracconaggio e la diminuzione delle prede.