
Per la prima volta dopo circa 200 anni, un cavallo di Przewalski è nato tra le steppe del Kazakistan. Il piccolo è venuto alla luce il 22 agosto scorso nel centro per la reintroduzione della specie di Alibi, nel cuore dell'area di Altyn Dala, una vasta regione di steppe, deserti e zone umide dell'Asia centrale. La nascita rappresenta un passaggio fondamentale nel progetto che punta a riportare l'ultimo cavallo selvatico del pianeta nel suo antico habitat e a ricostituire una popolazione in natura stabile e capace di vivere e riprodursi autonomamente.
Il piccolo è un maschio e sta bene insieme alla madre Tessa, che viene monitorata quotidianamente dai veterinari. Entrambi appartengono al primo gruppo di cavalli arrivato in Kazakistan nel 2024 nell'ambito del progetto internazionale "Return of the Wild Horses" coordinato dallo zoo di Praga. Prima di essere lasciati completamente liberi, gli animali trascorrono circa un anno in grandi recinti dove possono ambientarsi gradualmente prima del vero e proprio ritorno nella steppa.

Il padre del piccolo era Zorro, uno stallone nato proprio allo zoo di Praga e arrivato in Kazakistan con lo stesso gruppo. I due si sono accoppiati dopo la liberazione in natura, ma Zorro è morto lo scorso autunno dopo essersi fratturato gravemente una zampa entrando in una tana di marmotta. Il puledro rappresenta così anche una sorta di eredità del maschio che aveva contribuito alle prime delicate fasi del progetto che ha riportato la specie nel paese.
Chi è e dove vive il cavallo di Przewalski

Il cavallo di Przewalski (Equus ferus przewalskii o Equus przewalskii), chiamato anche kertagy in Kazakistan, è considerato l'ultimo vero cavallo selvatico ancora esistente. A differenza dei cavalli domestici, non discende infatti da popolazioni domesticate dagli esseri umani. È una specie molto antica e originaria delle steppe dell'Asia centrale, raffigurata anche in alcune pitture rupestri realizzate in Europa oltre 20mila anni fa.
La sua storia recente, però, è stata segnata dalla persecuzione e dalla perdita di habitat. La caccia, la trasformazione delle steppe e gli incroci con i cavalli domestici hanno portato la specie sull'orlo dell'estinzione. Alla fine degli anni Sessanta il cavallo di Przewalski era infatti considerato estinto in natura. La sopravvivenza della specie è stata possibile solo grazie a pochi individui ancora presenti negli zoo, dai quali sono partiti i programmi di riproduzione e successiva reintroduzione iniziati negli anni '90 in Mongolia.
Il progetto per riportare il cavallo di Przewalski in Kazakistan
Il ritorno in Kazakistan è iniziato invece nel 2024 e dovrebbe proseguire almeno fino al 2029. L'obiettivo è arrivare a formare un gruppo di almeno 40 cavalli liberi nella steppa dell'Altyn Dala, una soglia ritenuta adeguata a favorire la formazione di una popolazione autosufficiente e capace di crescere nel tempo senza un continuo intervento umano. Negli ultimi anni, il Kazakistan sta investendo molto in progetti di rewilding e reintroduzione, incluso quella della tigre, tornata nel paese dopo l'estinzione anche grazie all'aiuto della Russia.

Il progetto che sta riportando il cavallo di Przewalski tra le steppe kazake coinvolge diverse organizzazioni kazake e internazionali, tra cui l'Association for the Conservation of Biodiversity of Kazakhstan (ACBK) e Fauna & Flora, con il supporto del Leibniz Institute for Zoo and Wildlife Research. L'area di Altyn Dala è già protagonista di un importante progetto di conservazione che ha contribuito alla straordinaria ripresa della saiga, un'antilope un tempo fortemente minacciata.
Ora l'attenzione è tutta rivolta al piccolo puledro. Crescendo nella steppa insieme alla madre e al resto del gruppo, dovrà imparare progressivamente a muoversi, trovare mangiare e sopravvivere in autonomia. Gli esperti continueranno a seguirne i suoi sviluppi e i suoi spostamenti, raccogliendo dati utili a capire se il progetto potrà davvero restituire al Kazakistan una popolazione stabile di cavalli selvatici, gli ultimi rimasti sul nostro pianeta.