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13 Maggio 2026
11:03

Kazakistan: approvato l’abbattimento per i cani randagi e la cittadinanza si ribella

I recenti emendamenti parlamentari che consentono l'eutanasia dei cani dopo un breve periodo di detenzione hanno suscitato forti critiche da parte di attivisti per i diritti degli animali, volontari e gestori di rifugi privati nonché della società civile.

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In Kazakistan, a seguito di una decisione del Parlamento, è stato deciso di procedere all'uccisione dei cani liberi che vivono nel paese. All'inizio di aprile 2026, la "camera bassa" del parlamento kazako, il Mazhilis, ha approvato in prima lettura gli emendamenti alla legge "sul trattamento responsabile degli animali". La principale modifica proposta consiste nell'abbandonare la politica di reinserimento dei cani vaccinati e sterilizzati nei loro habitat naturali, a favore della legalizzazione dell'eutanasia.

I parlamentari, tra cui il presidente della commissione Mazhilis Yedil Zhanbyrshin, sostengono che il modello fino ad ora attuato non abbia prodotto risultati. Citano, a titolo di esempio, l'aumento della popolazione di cani randagi, passata da 207.000 nel 2022 a 247.000 nel 2023.

Polemiche e proteste per la decisione del governo sui cani randagi: cosa succede in Kazakistan

La decisione ha sollevato polemiche non solo e principalmente da parte di attivisti per la causa animale, tra cui gestori di rifugi e volontari, ma ha colpito particolarmente anche l'opinione pubblica. Lì dove infatti parte della popolazione ritiene necessario l'intervento in modo drastico per una questione di pubblica incolumità, la maggioranza fa riferimento ad una riforma del 2021 che aveva portato all'approvazione di una legge dedicata proprio al benessere degli animali liberi e aveva introdotto il metodo cosiddetto CNVR, acronimo dell'inglese "Catch, Neuter, Vaccinate, Return", ovvero volto alla cattura, alla sterilizzazione, alla vaccinazione e al re inserimento dei cani sul territorio.

L'abbattimento selettivo, ora, è dunque visto come una pratica che porta il Paese di anni indietro rispetto a politiche di tutela del benessere degli animali, a fronte di una serie di attacchi da parte di randagi negli ultimi anni che hanno fatto risollevare la questione a livello mediatico, con una chiara accusa nei confronti della politica di non aver sostanzialmente messo in atto quanto era stato stabilito.

I media locali riportano testimonianze di chi in Kazakistan opera ogni giorno per il recupero e il reinserimento, ove possibile, dei cani sul territorio. "Se gli animali vengono semplicemente soppressi senza affrontare le cause della loro presenza, le strade si riempiranno presto di nuovi animali", ha dichiarato il responsabile del rifugio "Amigo" che ospita oltre 200 cani. Il problema, secondo l'associazione, è da inquadrare nell'irresponsabilità delle persone che non provvedono alla sterilizzazione dei propri cani e che, lasciati liberi di muoversi, danno vita a cucciolate continue rendendo praticamente impossibile poi il lavoro di cattura e re immissione.

Le possibili alternative all'abbattimento

L'alternativa secondo chi opera quotidianamente nel Paese, che è comunque afflitto da una situazione di sovrappopolazione canina che si estrinseca anche in canili dove il benessere animale non è proprio considerato, non è né la strada del re inserimento solo né, assolutamente, quella dell'eutanasia. La proposta su cui battono le associazioni rimane quella di offrire alle persone programmi di sterilizzazione gratuiti durante tutto l'anno, procedere con multe salate per l'abbandono degli animali e istituire una regolamentazione più rigorosa delle pratiche di allevamento.

Il randagismo è un fenomeno ancora molto diffuso in gran parte del mondo. Lì dove il cane è visto come un animale domestico in gran parte dell'Occidente, ci si dimentica che si tratta di un animale come tanti altri che vive in natura e occupa gli stessi territori in cui è presente la nostra specie. Non è possibile risalire al numero preciso di cani liberi al mondo, ma si stima che l'80% della popolazione sia appunto senza un punto di riferimento umano fisso e che solo il 20% siano i "cani di famiglia" così come li concepiamo noi.

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