
In Kazakistan è polemica per la situazione dei cani randagi. Negli ultimi mesi, video e testimonianze documentano uccisioni e avvelenamenti di cani nelle strade e negli spazi pubblici, pratiche che hanno suscitato indignazione dentro e fuori dal Paese dell'Asia centrale. Nell'ex repubblica sovietica il tema dei cani randagi è diventato centrale negli ultimi anni ed è in esame un nuovo disegno di legge che punta a introdurre l'eutanasia come misura di controllo demografico.
A lanciare l'allarme in un comunicato è stata anche l'OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali), che ha inviato una lettera ufficiale al governo kazako, alle ambasciate e alle istituzioni europee chiedendo lo stop immediato a quelle che definisce misure "crudeli e inefficaci". L'associazione ha portato il caso anche all'attenzione delle Nazioni Unite, denunciando un quadro sempre più preoccupante.

Secondo l'OIPA, l'uccisione sistematica dei cani randagi non solo contrasta con gli standard internazionali di gestione etica delle popolazioni animali, ma rischia di aggravare anche problemi sanitari. In particolare, alcune fonti segnalano l'interruzione dei programmi di vaccinazione contro la rabbia, una malattia virale trasmissibile agli esseri umani che può essere fatale se non trattata in tempo. Senza campagne vaccinali diffuse, il rischio di contagio aumenta, rendendo queste pratiche controproducenti anche dal punto di vista della salute pubblica.
C'è poi un altro aspetto spesso trascurato: l'impatto sociale. Secondo l'organizzazione, scene di violenza sugli animali, soprattutto quando avvengono in luoghi pubblici, possono avere conseguenze sul benessere psicologico dei cittadini, in particolare dei più giovani.
Nelle ultime settimane, la gestione dei randagi è diventata uno dei temi più divisivi nel Paese. All'inizio di aprile 2026, la camera bassa del Parlamento kazako, il Mazhilis, ha approvato in prima lettura alcune modifiche alla legge sul "trattamento responsabile degli animali". La proposta segna un cambio di rotta netto: si passerebbe dal modello basato sulla cattura, sterilizzazione e reimmissione dei cani sul territorio – una strategia usata anche qui in Italia – alla possibilità di ricorrere all'eutanasia su larga scala.

Il dibattito è molto acceso. I sostenitori della riforma parlano di sicurezza, soprattutto per i bambini, mentre i critici vedono un passo indietro rispetto ai principi della legge del 2021 e denunciano il rischio di trasformare un problema gestionale in una campagna di abbattimento di massa.
"Chiediamo alla comunità internazionale di unirsi a noi per fermare questo massacro", ha dichiarato Massimo Pradella, presidente dell'OIPA. "Le alternative esistono e funzionano: programmi di vaccinazione e sterilizzazione sono efficaci nel lungo periodo e rispettano il benessere degli animali".
L'organizzazione si dice pronta a collaborare con le autorità kazake per sviluppare strategie più etiche e sostenibili, coinvolgendo veterinari, esperti di sanità pubblica e associazioni locali. L'obiettivo, ribadisce, è trovare un equilibrio tra sicurezza e tutela della vita animale, evitando soluzioni drastiche che rischiano di peggiorare il problema invece di risolverlo.