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31 Maggio 2026
13:16

Cane affetto da rabbia a Vittorio Veneto: la malattia debellata in Italia ma ancora muoiono circa 59 mila persone ogni anno nel mondo

In Italia il lungo percorso per debellare la malattia è stato il risultato di decenni di campagne vaccinali sugli animali domestici, controlli veterinari sempre più rigorosi e monitoraggio della fauna selvatica.

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Sottoposto ad eutanasia perché aveva contratto la rabbia. E' la notizia delle ultime ore che ha riportato l'attenzione degli italiani su una malattia che da anni è stata debellata nel nostro paese e che il caso del cane importato illegalmente dal Marocco ha riportato sulle cronache nazionali.

Li dove sono state messe in atto tutte le operazioni volte al controllo e alla prevenzione rispetto ad altri animali o persone che possono essere entrate in contatto con il cane, un focus sulla rabbia è fondamentale per rassicurare tutti rispetto a una malattia che in Italia non è più endemica da molto tempo, a fronte delle ultime emergenze che furono riscontrate tra il 2008 e il 2011. Anche in quei casi, avvenuti a causa di animali selvatici che provenivano dall'Europa orientale, si riuscì attraverso vaccinazioni e prevenzione a fermare l'espansione del virus.

Il percorso verso l'eradicazione è stato infatti il risultato di decenni di campagne vaccinali sugli animali domestici, controlli veterinari sempre più rigorosi e monitoraggio della fauna selvatica. Proprio a fronte dei casi suddetti, anche quando si verificarono dei ritrovamenti di animali malati in un territorio che era già privo di casi analoghi furono immediatamente applicati i programmi di vaccinazione orale della fauna selvatica. Da allora l'Italia ha sempre  mantenuto lo status di territorio indenne dalla rabbia grazie alla sorveglianza continua e alle regole sull’importazione degli animali. Le autorità sanitarie, infatti, insistono sull’importanza delle vaccinazioni e dei controlli alle frontiere e non è un caso che in qualsiasi paese del mondo, fondamentalmente, se si prevede di viaggiare con un animale domestico deve essere stato sottoposto al vaccino antirabbico.

Nel mondo la rabbia continua però a rappresentare un grave problema sanitario. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità provoca circa 59.000 morti ogni anno in oltre 150 nazioni, con il 95% dei casi concentrato in Africa e Asia. I cani sono responsabili di circa il 99% delle infezioni umane e quasi la metà delle vittime è costituita da bambini sotto i 15 anni.

Del resto una volta comparsi i sintomi, la malattia è praticamente sempre mortale. Una storia su tutte aveva recentemente riacceso i riflettori sul rischio di contrarla quando si va anche solo per turismo in paesi in cui è presente ed era il caso di una donna inglese che si trovava in vacanza proprio in Marocco.

Si chiamava Yvonne Ford ed era entrata in contatto con un cucciolo che le aveva procurato un graffio. L'animale era però purtroppo malato di rabbia ma solo a distanza di diverso tempo dal rientro a casa la donna aveva accusato sintomi gravissimi che prima le avevano impedito di camminare, poi di parlare e dormire e infine anche di deglutire. Per lei non c'è stato niente da fare, ma ciò che ha lasciato è una testimonianza importante che la figlia Robyn ha voluto fare sua. La giovane, infermiera specializzata, ha infatti deciso di partecipare a una campagna di vaccinazione dei cani in Cambogia insieme a Mission Rabbies, organizzazione che si occupa di portare sul territorio volontari e veterinari per aiutare le popolazioni in cui la rabbia è ancora endemica.

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