
Un veterinario e un volto notissimo della tv egiziana contro i cani in generale, e non solo i randagi. Sul piccolo schermo in Egitto, durante la trasmissione in prima serata "El-Hekaya" su MBC Masr, è accaduto qualcosa di molto singolare, ovvero l'attacco incrociato nei confronti della popolazione canina locale senza persone di riferimento ma anche nei confronti di chiunque viva con un animale di questa tipologia, definito da Heba Youssef, opinionista e figura pubblica, un "essere impuro". A quest'ultima ha dato man forte Mostafa al-Giafari, un veterinario che ha aggiunto ancora più fuoco all'incendio scatenato dalle posizioni oltranziste dell'opinionista che spinge per l'abbattimento di tutti i randagi, proponendo addirittura di deportarli nel deserto.
Per comprendere quello che sta accadendo nel "paese dei faraoni" si deve fare un salto nel tempo e partire da una considerazione che non può essere distaccata anche dall'interpretazione del Corano nella religione mussulmana rispetto ai cani, oltre che analizzare i dati di un fenomeno legato al randagismo che non solo in Egitto ma in gran parte dei paesi africani continua a rappresentare quello che viene vissuto anche come un problema di incolumità pubblica.
Heba Youssef è un volto molto noto sulla tv locale e non è la prima volta che esprime la sua opinione su una soluzione estrema per "risolvere" una volta e per sempre la questione dei cani liberi: ucciderli tutti, lì dove secondo lei i progetti di TNVR (catturare, sterilizzare, vaccinare e re introdurre sul territorio) si sono rivelati inutili. La sua posizione ha poi appunto trovato conferma nelle parole del veterinario invitato in studio che ha ancora di più estremizzato il discorso proponendo di catturare tutta la popolazione randagia, separare i maschi dalle femmine, e isolare le due popolazioni nel deserto. Non solo: il medico ha anche ipotizzato che una soluzione possa essere quella di esportare i cani verso altri paesi, senza avere alcuna preoccupazione rispetto all'uso poi che degli animali può essere fatto.
Il medico, pur dichiarandosi un profondo amante e possessore di animali, ha fondamentalmente concordato sul fatto che la massiccia presenza di branchi per le strade rappresenti un pericolo per la sicurezza delle persone e che l'attuale presenza incontrollata, dovuta all'assenza di un controllo da parte di chi preposto, non consente il "bilanciamento" dell'ecosistema urbano. A peggiorare poi le cose sono state le ulteriori parole di Heba Youssef nei confronti di chi vive con i cani nel Paese che è stato definito "sporco". L'opinionista ha usato un termine noto a chi ha conoscenza di alcune interpretazioni del Corano in cui il cane viene descritto come "impuro", affermando che tale sia anche chi ne ha uno accanto.
Insomma, quello che si è visto in tv in Egitto è stato uno spaccato di un insieme di retrocultura di stampo religioso, con una chiara assenza di dati scientifici e aggravato dalla presenza di un veterinario che ha proposto soluzioni contrarie a qualsiasi concetto di benessere animale ma anche prive di logica, come l'idea che gli animali possano essere lasciati nel deserto senza alcun monitoraggio o altro tipo di attività volta alla loro salvaguardia.
Ciò che i dati raccontano del fenomeno del randagismo in Egitto, secondo quanto diffuso dal Ministero dell'Agricoltura, è che ci sarebbero tra i 10 e gli 11 milioni di esemplari, mentre le stime fornite dal Sindacato dei Veterinari e dalle autorità locali indicano che la popolazione sul lungo termine potrebbe raggiungere i 20 o i 30 milioni a causa dell'altissimo tasso di riproduzione nelle aree rurali soprattutto. Per quanto riguarda i cani che vivono in famiglia, i dati sono ancora più frammentati perché non esiste un'anagrafe canina centralizzata e non è nemmeno obbligatorio registrarli a livello nazionale. I cani domestici regolarmente censiti, chippati e sottoposti a profilassi veterinaria costante rappresentano una stretta minoranza legata soprattutto ai residenti dei quartieri più abbienti del Cairo e di Alessandria, mentre l'abbandono incontrollato di cucciolate domestiche e l'incrocio accidentale per mancata sterilizzazione continuano ad alimentare il bacino del randagismo.
Poi c'è quella parte fondamentale di retaggio religioso da non dimenticare, ed è quella che alla fine ha acceso di più gli animi degli spettatori quando l'opinionista ha fatto riferimento all'impurità che dal cane passerebbe al proprietario. E' bene specificare che non c'è una prescrizione unica nel Corano ma si deve far riferimento a come gli Imam interpretano i vari ḥadīth, ovvero i detti del profeta Maometto. Genericamente è vero che il cane storicamente rispetto al gatto viene visto come un animale non familiare ma ci sono differenti interpreti che anzi hanno messo in evidenza passaggi e brani in cui la visione del cane è enormemente apprezzata nella tradizione coranica. A tal proposito c'è un libretto molto interessante che si chiama "La superiorità dei cani sugli esseri vestiti" che è un'opera letteraria classica arabo-islamica, scritta nel X secolo, dall'erudito Ibn al-Marzubān il quale ha raccolto aneddoti e estratti dal Corano in cui la relazione con il cane viene apprezzata e consigliata.
Su questo punto, tipicamente, si crea comunque una polarizzazione delle opinioni nei paesi di religione musulmana e le associazioni volte alla tutela del benessere animale combattono senza sosta per far superare retaggi su cui, come accaduto in questo caso, si fa leva per sollevare gli animi contro i cani soprattutto.
Ciò che ad ora è venuto fuori da questo dibattito è una ferma condanna da parte delle associazioni animaliste locali ma anche di biologi ed etologi. Gli esperti hanno ricordato il pericoloso "effetto vuoto": eliminare in blocco i cani da un quartiere provoca l'immediata invasione di animali selvatici e soprattutto dei roditori, causando problemi all'incolumità pubblica molto più diffusi rispetto alla presenza dei cani.