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30 Giugno 2026
11:24

Marocco, pronta una nuova legge per i cani randagi, le associazioni: “A rischio il benessere degli animali”

Approvata in Marocco la legge 19.25 sul randagismo: database nazionale, canili e possibili reimmissioni. Le associazioni animaliste locali sono però molto critiche identificando nel dettato normativo l'aspetto repressivo nei confronti di animali e cittadini che vogliono contribuire alla convivenza pacifica in libertà.

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In gran parte del mondo ancora non del tutto "occidentalizzato" è ancora possibile la convivenza tra cani liberi e persone, con tutto quello che ciò comporta. Il Marocco è l'esempio più evidente di un rapporto tra cani e umani basato ancora non sullo stringente concetto di "proprietà" ma di relazioni che si stringono nelle strade, soprattutto nei paesi poco abitati che però si sono sempre più diradati, soprattutto sulle coste assalite da un turismo massificante che toglie spazio a persone e animali. Il fenomeno del randagismo, contestualmente, ha creato diverse volte problemi di salute pubblica, in un Paese in cui la rabbia è ancora presente e la mancata gestione corretta, dal punto di vista della salvaguardia di entrambe le specie, è puntualmente fallita.

Dei cani liberi del Marocco ne sentiamo spesso parlare, soprattutto in funzione delle stragi sistematiche messe in atto dalle autorità locali o in occasioni di grandi eventi o, più correttamente, con la scusa di queste occasioni per liberare i territori dai cani liberi. Come sta accadendo per le numerose denunce in vista dei prossimi Mondiali ma anche come accaduto in altri casi che si ripetono sistematicamente nel corso del tempo. E in Italia recentemente è noto il caso del cane importato illegalmente proprio dal Marocco a Vittorio Veneto affetto da rabbia che ha portato a una situazione emergenziale in cui sono stati coinvolti tutti gli animali domestici della cittadina per il piano di vaccinazione.

Ora il paese africano è pronto a quella che il Governo chiama "una grande svolta" nella gestione dei cani come animali d'affezione, con l'emanazione di una legge, la 19.25, che introduce una riforma strutturale del sistema di controllo e tutela degli animali su tutto il territorio nazionale. La normativa, secondo quanto riportato da diverse fonti locali e internazionali, nasce dall’esigenza di affrontare in modo più organizzato il fenomeno del randagismo urbano, con particolare attenzione ai rischi sanitari, alla sicurezza pubblica e alla prevenzione delle malattie zoonotiche. La legge è stata approvata dalla Camera dei rappresentanti del Marocco con 74 voti favorevoli e 21 astensioni, senza voti contrari.

In cosa consiste la legge sul randagismo in Marocco

Ciò che questa normativa introduce principalmente è legato alla creazione di un data base centralizzato degli animali basato su identificazione, registrazione e monitoraggio e che riguarda tanto i cani che hanno già persone di riferimento fisse quanto i soggetti liberi sul territorio. La legge introduce anche la creazione di canili demandata nella gestione agli enti locali, definnendoli "centri dedicati alla cattura, sterilizzazione e vaccinazione degli animali". Il portavoce del governo, Mustapha Baitas, ha dichiarato che il provvedimento si ispira agli standard internazionali dell’Organizzazione mondiale per la salute animale (Woah).

Secondo quanto dichiarato dagli estensori della nuova normativa, la legge vuole proteggere i cani e garantire l'incolumità delle persone con un modello di controllo sanitario progressivo che include anche la possibilità di reimmissione sul territorio ma non per tutti e solo in casi particolari. In teoria, quindi, il sistema si ispira a una gestione di tipo integrato, in cui il fenomeno dei cani liberi non viene affrontato esclusivamente con la rimozione degli animali dalla strada, ma attraverso un processo di contenimento demografico e sanitario.

Le critiche delle associazioni animaliste

Non sono d'accordo però la maggioranza delle associazioni animaliste locali che, invece, denunciano il rischio elevato per i cani di strada di essere relegati per sempre nelle strutture di accoglienza, di poter essere soppressi secondo pareri da parte delle autorità locali e la legge resta fortemente orientata alla gestione del problema come questione di ordine pubblico più che di benessere animale. Le critiche si concentrano sulla possibilità che l’eutanasia resti uno strumento previsto e sul rischio che la normativa non garantisca una protezione uniforme degli animali sul territorio nazionale. Viene inoltre sollevata la preoccupazione che il sistema di registrazione digitale, pur innovativo sulla carta, possa risultare inefficace senza risorse adeguate e senza un controllo trasparente dei dati. Del resto tutte le volte che le associazioni locali hanno contribuito al cosiddetto programma TNR (cattura, vaccinazione, sterilizzazione e re immissione sul territorio) si sono trovate di fronte a uccisioni indiscriminate e a poco sono valse le regole condivise anche a livello nazionale a causa della costante disorganizzazione degli enti locali.

La Società per la Protezione degli Animali del Marocco (SPA du Maroc), organizzazione di beneficenza dedicata alla promozione del legame uomo-animale e al trattamento umano di tutti gli animali, ha analizzato il testo e ha riscontrato come grave soprattutto il passaggio in cui si fa divieto di manipolazione alle persone degli animali in strada. In particolare sottolineano che secondo quanto è stato stabilito è  vietato anche nutrire, ospitare o prendersi cura di un animale randagio negli spazi pubblici senza autorizzazione. In questo passaggio e in altri punti giudicati critici, la SPA ha identificato gli elementi controversi che ha così riassunto:

  • Criminalizzazione della compassione: il divieto di nutrire, prendersi cura o ospitare un animale randagio punisce coloro che agiscono con umanità.
  • Maggiori rischi per la salute: un animale indebolito cercherà sempre cibo nella spazzatura, aumentando il rischio di malattie e comportamenti aggressivi.
  • Rischio di sovrappopolazione: senza solidi programmi di sterilizzazione, vietare l'assistenza non riduce la proliferazione e aumenta la sofferenza.
  • Mancanza di approccio scientifico: il testo trascura i metodi collaudati (cattura-sterilizzazione-vaccinazione-reintroduzione) raccomandati dall'OMS.
  • Misure inefficaci: lasciare che gli animali muoiano per negligenza porta a più morsi e tensioni con le comunità locali.
  • Confusione nell'applicazione: Le responsabilità tra comuni, associazioni e cittadini rimangono pocochiare, aprendo la strada ad abusi e sanzioni arbitrarie.

Per chi considera la presenza dei cani liberi un simbolo ancora della possibilità anche per le altre specie di abitare il mondo così come lo facciamo noi esseri umani, il nuovo quadro legislativo marocchino ne decreta sostanzialmente la fine. L'istituzione dei canili come luoghi che dovrebbero essere di passaggio per favorire le adozioni, del resto, è l'impianto che si è sviluppato in tutti i paesi occidentali. Una modalità di approccio al controllo della specie più vicina all'uomo che però, basti pensare all'Italia, non ha portato alla fine del randagismo in modo eguale in tutto il Paese ma ha sicuramente rimosso il problema a discapito di strutture lontane dai centri cittadini in cui la maggior parte degli animali vive vite prive di significato in attesa della morte nei box in cui sono relegati.

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