
Costanza è il principale polo turistico balneare della Romania sul Mar Nero. Una città famosa perché offre diverse attrattive, come la lunga spiaggia di Mamaia e il rinnovato e storico casinò. Durante la stagione estiva sono centinaia di migliaia le persone che affollano i lidi e a pagarne le conseguenze sono i cani liberi che vivono sul territorio.
L’organizzazione italiana Save the Dogs and Other Animals è andata in soccorso degli oltre 500 animali rinchiusi nel canile pubblico di Costanza, una struttura fatiscente al collasso a causa delle catture effettuate nella stagione turistica. “I turisti che affollano la spiaggia di Mamaia non sanno che il prezzo di una spiaggia ripulita dai randagi lo pagano centinaia di cani ammassati in gabbie fatiscenti, che ogni giorno muoiono a causa di malattie e di sbranamenti”, dichiara la presidente di Save the Dogs, Sara Turetta.
Negli ultimi giorni l'associazione è riuscita a trasferire i primi 13 cani, "ma i nostri interventi sono inutili se ogni giorno il Comune dà il via libera a nuovi ingressi. E’ una situazione terribile, di cui i turisti non sono consapevoli”, spiega Turetta.
Le immagini che arrivano dal canile di Costanza
A testimonianza di quanto sta accadendo, l'associazione ha diffuso fotografie e video realizzati all'interno della struttura che mostrano cani sofferenti, recinti sovraffollati e animali costretti a vivere in gabbie minuscole. “Sono immagini che ricordano gli allevamenti di cani in Cina – continua la presidente – non la quarta città della Romania, un paese dell’Unione Europea. E’ vergognoso”.
I dati spiegano chiaramente lo stato delle cose: ufficialmente il canile di Costanza ha una capienza legale di 521 cani, ma nel maggio 2026 ne ospitava 634. I registri ufficiali riportano inoltre la morte di 156 cani nel corso del 2025, a fronte di appena 194 adozioni. Ma le associazioni sostengono che non dovrebbe contenere più di 150 animali.

In tutta la Romania decine di migliaia di cani randagi vengono catturati ogni anno e soppressi. Il Comune di Costanza sostiene di non eliminare attivamente i cani, ma secondo alcuni la mortalità supererebbe il 50% a causa di malattie e sbranamenti. Save the Dogs chiede un'ispezione indipendente del canile, la sospensione immediata delle catture di nuovi cani, un audit sulle 156 morti registrate, interventi urgenti per migliorare le condizioni di detenzione degli animali, un cambio della gestione della struttura e l'adozione di una strategia organica di prevenzione conforme agli standard europei di tutela degli animali. Inoltre, l’organizzazione italiana lancia un appello al boicottaggio della località fino a quando le autorità non adotteranno misure concrete per una corretta gestione del randagismo.
L’organizzazione italiana, attiva da 25 anni proprio nella provincia di Costanza, gestisce una struttura modello a pochi chilometri dalla grande città portuale, chiamata “Impronte di Gioia". “Abbiamo sempre messo a disposizione delle autorità il nostro know how – conclude Turetta – ma i sindaci della provincia di Costanza preferiscono affidare i canili a personale incompetente e a ditte che si occupano di rifiuti”.

Le stragi di randagi nelle località turistiche
Le stragi di randagi nelle località turistiche sono un orribile prassi che viene attuata in molte parti del mondo. In Marocco, ad esempio, la costa a sud ovest è puntualmente battuta dalle autorità locali che mettono in atto politiche di sterminio sul territorio anche nei confronti di cani seguiti, ovvero vaccinati, sterilizzati e re immessi sul territorio secondo accordi con gli enti pubblici che poi non vengono rispettati. La massificazione del turismo è un problema costante nei paesi in cui ancora ci sono cani liberi che, è bene ricordarlo, rappresentano l'80 per cento della popolazione canina sul Pianeta. Diversi paesi in cui il randagismo è un fenomeno che non viene gestito con criterio, sono passati appunto ad ammassare i cani lontano dalle zone turistiche o dai centri abitati, come sta accadendo in Egitto dove si è arrivati a proporre di spostare gli animali nelle zone desertiche dove abbandonarli a loro stessi.