
Accade più spesso di quanto si creda: si interviene in buona fede per "salvare" un cane dalla strada e in realtà si rischia di condannarlo a una vita di canile quando non c'era bisogno di prelevarlo dal suo habitat naturale. E' ciò che avviene puntualmente, ogni estate o ogni volta che ci sono periodi di ferie, in Italia quando il turismo si sposta dal nord al sud del Paese.
A dare informazioni chiare ai cittadini italiani che viaggiano dal Settentrione al Meridione è la Sezione provinciale di Avellino dell'Enpa con un post su Facebook in cui i volontari spiegano cosa accade puntualmente ogni anno quando la bella stagione arriva e il turismo porta una parte di popolazione del Belpaese ad incontrare i cani liberi sul territorio in regioni dove il fenomeno del randagismo, a differenza del luogo di provenienza di chi viaggia, è ancora molto presente.
"Se quest’estate vieni in Campania, Sicilia, Calabria, Puglia o Sardegna, leggi qui – scrivono sul profilo ufficiale della sezione locale dell'Enpa – Ogni anno i volontari del Sud, già pieni di emergenze, ricevono decine di chiamate da turisti: "C’è un cane davanti al supermercato", "una gatta con cuccioli vicino ai cassonetti". Lo sanno già. Il punto è che non possono salvare tutti da soli. E non tocca a loro".
Il post spiega anche bene invece come bisogna muoversi e cosa fare, sottolineando che gli unici titolati ad intervenire sono le Asl veterinarie e i Comuni: "Sono loro i proprietari dei randagi e devono mettere in sicurezza gli animali in difficoltà".
L'appello, poi, racchiude un altro elemento fondamentale, ovvero la descrizione delle difficoltà che i volontari incontrano ogni giorno nel loro operato e quanto anche questo fenomeno poco contribuisca ad aiutarli e a sostenerli lì dove gli enti preposti sono carenti: "I volontari sono privati: prelevare animali dalla strada è vietato, a meno che non gestiscano canili convenzionati. Se lo fanno è perché le istituzioni latitano".
Ancora, c'è l'aspetto dell'inconsapevolezza delle persone che si sentono chiamate in causa come "salvatori", quando invece il suggerimento è: "Non portare in canile un cane che sta bene. Al Sud molti randagi sono chippati, sterilizzati e reimmessi come ‘cani di quartiere'. Hanno punti di riferimento e una vita dignitosa. Se sta bene, lascialo dov’è. Dagli acqua e cibo se serve".
Molto importante, però, come l'Enpa sottolinea, intervenire quando invece è assolutamente necessario: "Se è ferito o malato chiama vigili urbani o polizia. Se non intervengono, ricordagli che è omissione di soccorso: sono obbligati per legge".
Nella chiusura i volontari ricordano che la loro dedizione è frutto di una passione e un interesse rivolto al benessere degli animali che non ha nessun tornaconto, tanto che precisano: "Se un volontario si fa carico dell’animale sappi che gli stai aggiungendo un costo e un impegno. Aiutalo davvero: compra cibo, contribuisci alle spese veterinarie, condividi gli appelli per l’adozione. O adottatelo tu. Scaricare il problema non è aiutare".