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15 Ottobre 2026
12:02

Perché alcune persone non vaccinano gli animali: timore, sfiducia nel veterinario e scarsa percezione dei rischi

Ricercatori dell’Università di Liverpool hanno indagato perché alcune persone non vaccinano i loro cani o gatti. Tra i fattori emergono sfiducia nel veterinario, timori sugli effetti collaterali, informazioni sui social e preferenza per approcci naturali.

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Una ricerca britannica ha indagato i motivi per cui alcune persone di riferimento di cani e gatti decidono di non vaccinare i propri animali domestici. I ricercatori dell'Università di Liverpool, autori dello studio pubblicato su Science Direct, sono partiti da questa considerazione: "La vaccinazione è fondamentale per mitigare le epidemie negli animali da compagnia, eppure recenti studi indicano un calo dei tassi di vaccinazione tra cani e gatti nel Regno Unito. Inoltre, si riscontra una crescente esitazione nei confronti della vaccinazione di cani e gatti in una parte dei proprietari".

Gli esperti così hanno valutato le risposte di un piccolo campione, ovvero 18 intervistati, per delineare quali sono le motivazioni che portano alla decisione di non procedere alla vaccinazione. Tra i fattori che incidono figurano la fiducia nella competenza e nella consulenza veterinaria, la percezione della sicurezza dei vaccini e le opinioni sulla salute e sui bisogni del proprio animale. E' emerso in particolare che la metà delle persone ha scelto o meno di sottoporre l'animale di famiglia alla profilassi in base al rapporto con il medico curante e l'affidabilità che gli viene riconosciuta, mentre un'influenza significativa è stata anche attribuita alla scelta di seguire un approccio "naturale". Secondo alcune persone di riferimento, evitare sostanze sintetiche può giovare alla salute dei loro animali, influenzando di conseguenza le loro scelte in materia di vaccinazione.

Nello studio emerge anche che informarsi attraverso i social media ha aumentato la preoccupazione rispetto a supposti effetti collaterali, tanto da far desistere le persone dal continuare la profilassi anche in chi non aveva avuto esperienze dirette di reazioni avverse dopo la vaccinazione. "Per questi proprietari – scrivono i ricercatori – le preoccupazioni sulla sicurezza dei vaccini si erano manifestate principalmente dopo aver letto le esperienze di altri, il più delle volte sui social media". Nello studio, ad esempio, viene riportata la testimonianza di uno degli intervistati che così ha chiarito perché non ha intenzione di vaccinare il suo cane: "Ho fatto qualche ricerca sul vaccino contro la leptospirosi e ho visto le convulsioni che alcuni cani hanno avuto dopo averlo ricevuto. E per me questo è bastato per dire: ‘Beh, in realtà no, non credo che sia qualcosa di cui il mio cane abbia bisogno'".

Altro aspetto che è emerso è che alcuni intervistati hanno sottolineato di ritenere che le malattie prevenibili con i vaccini siano curabili e preferiscono dunque affidarsi alle cure in caso di malattia piuttosto che optare per la vaccinazione. Alcuni hanno considerato poi l'impatto dello stile di vita del proprio animale sul rischio di trasmissione della malattia, considerando la vaccinazione utile per proteggere il proprio animale senza limitarne le attività all'aperto.

Ciò che chiaramente emerge dal panel studiato è che le convinzioni personali, la percezione individuale del rischio e la fiducia nel veterinario sono le chiavi che giocano in favore o in sfavore della scelta relativa alla prevenzione di malattie gravi. E questi elementi vanno a minare i dati scientifici, come accade del resto anche in umana rispetto a medicinali che hanno scopi identici per la nostra specie.

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