
Arriva dal Regno Unito un interessante studio che rispecchia quella che anche in Italia potrebbe essere un'analisi della percezione dell'opinione pubblica sulle tutele normative esistenti in favore dei cani, considerati mediamente in Gran Bretagna e nella maggioranza dei paesi europei come effettivi membri delle famiglie.
Secondo i ricercatori dell'Università di Stirling che hanno condotto l'analisi, le persone in realtà non comprendono appieno le leggi vigenti e spesso credono che esistano tutele più severe di quelle effettivamente in vigore.
Gli esperti hanno condotto un sondaggio rappresentativo a livello nazionale per esaminare la conoscenza delle leggi vigenti, e le variabili che influenzano tale conoscenza. "La conoscenza accurata delle leggi tra il pubblico del Regno Unito è risultata limitata – scrivono nella ricerca – in particolare per quanto riguarda le leggi ipotetiche e specifiche per il paese. I proprietari di cani si sono mostrati più sicuri rispetto ai non proprietari nel rispondere, ma non più precisi. I partecipanti più anziani sono risultati i più sicuri e precisi nelle loro risposte. I partecipanti più giovani erano più propensi a rispondere in modo errato, come se esistessero leggi che concedono ulteriori diritti ai cani e ai loro proprietari, suggerendo differenze generazionali nella percezione dei cani".
I risultati suggeriscono che le persone immaginano, in buona sostanza, un contesto legislativo più protettivo e sviluppato di quello che realmente è in vigore, e che la conoscenza del diritto difficilmente svolge un ruolo efficace nel guidare il comportamento delle persone.
Il sondaggio ha visto la partecipazione di 1.758 intervistati in tutto il Regno Unito per valutare la conoscenza di 22 leggi sui cani. E' emerso che, sebbene la maggior parte degli intervistati avesse familiarità con normative di rilievo come le regole sulla gestione delle deiezioni canine e le razze vietate, persistono notevoli incomprensioni. In particolare, l'85% crede che i metodi di addestramento coercitivi fossero già vietati, mentre solo il 16% sa che nessuna legge proibisce esplicitamente l'eutanasia dei cani sani.
Oltre la metà degli intervistati, ad esempio, non è a conoscenza del fatto che i divieti rigorosi sull'uso dei collari elettrici si applicano solo in Galles e non in altre parti del Regno Unito, mentre meno della metà dei partecipanti è a conoscenza delle leggi nazionali che rendono illegale per un cane incutere paura o apprensione in un'altra persona in un'abitazione privata.
Molto spesso questi stessi dubbi sono condivisi dai nostri lettori. Sono tanti infatti i commenti che monitoriamo sui nostri account Facebook o Instagram, ad esempio, di persone che di fronte a notizie come la legalità dell'utilizzo dei cosiddetti "collari a strozzo" o le difficoltà che si incontrano per adottare alcune tipologie di cani dai canili rimangono sorpresi, convinti appunto che le tutele nei confronti del "miglior amico dell'uomo" siano più avanzate rispetto alla realtà. La stessa cosa accade quando si parla anche da noi di eutanasia, con un effetto diverso però: molto spesso infatti si crede che sia possibile farla come immediata conseguenza ad esempio ad un cane il cui comportamento aggressivo ha causato la morte di una persona, quando invece è una extrema ratio praticamente mai attuata a fronte di un'obbligatoria autorizzazione che può dare solo un veterinario esperto in comportamento.
La poca conoscenza delle leggi, però, affligge il nostro Paese così come il Regno Unito e spesso fa abbassare l'attenzione delle persone tanto nella gestione del proprio cane quanto nella mancanza di consapevolezza dei passi legislativi ancora necessari perché sia davvero tutelato il benessere degli animali, soprattutto quelli che vivono in canile e di cui a livello anche politico poco si sa, basta considerare del resto che viviamo in un Paese in cui non vi è un dato preciso di quanti cani sono rinchiusi in strutture pubbliche e private e in attesa perenne di adozione.