
Delle norme UE sul benessere degli animali approvate nel nuovo regolamento, tra cui svettano il microchip obbligatorio, la registrazione in banche dati e lo stop a pratiche dannose e traffici illegali, c'è un elemento specifico che è passato inosservato ma che una volta applicato porterà ad un grande cambio culturale nel rapporto con il cane.
Il legislatore europeo ha infatti stabilito che "sarà vietato l'uso di collari a strozzo e a punte privi di meccanismi di sicurezza integrati". Significa in pratica mettere al bando in modo definitivo in tutti i paesi che appartengono all'Unione europea il cosiddetto "collare a scorrimento", ovvero uno strumento coercitivo che è ancora di largo uso, soprattutto da parte di un certo tipo di cinofilia di stampo addestrativo. E' una tipologia di collare che appartiene, appunto, a una vecchia teoria legata al concetto di dominanza sull'animale, applicando su quest'ultimo un collare che consente di soffocarlo, in buona sostanza, quando mette in atto un comportamento poco gradito al conduttore.
Il riferimento ai "meccanismi di sicurezza integrati" è una precisazione che il legislatore fa, oltretutto, per far sì che il divieto sia ancora più chiaro: mette in evidenza sostanzialmente che il collare non dovrà mai stringere il cane e che sullo strumento deve essere sempre presente un meccanismo che blocchi lo scorrimento.
I tempi di attuazione saranno sicuramente lunghi. Sebbene infatti la nuova normativa sia stata inserita all'interno di un regolamento e non di una direttiva, che vuol dire l'immediata applicazione di quanto stabilito dall'Ue per gli Stati membri, spesso per altre decisioni prese in Europa si sono visti tempi di attuazione biblici. Il regolamento infatti è praticamente già entrato in vigore, considerando che ci vogliono circa venti giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea per la sua applicazione, ma le disposizioni operative vengono poi attuate in fasi successive.
Ciò a cui si dovrebbe assistere nel nostro Paese, dunque, sono successive specificazioni tecniche e la proposizione poi di atti attuativi. In pratica, il cambiamento per i privati potrebbe arrivare intorno al 2030, a seconda dei dettagli e delle modalità di recepimento nei singoli Stati membri, considerando che la prima fase rilevante rispetto a tutte le nuove normative dovrebbe collocarsi intorno al 2028 e riguardare soprattutto allevatori, venditori e strutture professionali. I soggetti che operano nel commercio degli animali, infatti, saranno i primi a cui l’uso di strumenti che causano dolore o sofferenza, come i collari a strozzo, sarà fortemente limitato e di fatto poi escluso.
Insomma, come per tutte le leggi che arrivano dall'Europa è tutta una questione di tempi di adeguamento ma il segnale è forte e chiaro, rispetto a uno strumento che in Italia è, ad oggi, del tutto legale. Non esiste infatti una normativa nazionale che vieta l’uso del collare a strozzo. Questo strumento, ed altri che causano parimenti danni al cane come il collare elettrico o quello con le punte, sono infatti in vendita sia nei negozi fisici che sulle piattaforme commerciali online. Nel corso degli ultimi anni, però, è cresciuta la sensibilità delle amministrazioni pubbliche che hanno iniziato a metterli al bando come ha fatto il Comune di Milano modificando nel 2020 il Regolamento per il Benessere e la tutela degli animali al riguardo e come previsto anche a Roma dove è fatto divieto di utilizzo di collari a strozzo o altre tipologie che provocano dolore all’animale.