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6 Ottobre 2026
13:27

Per la prima volta due otarde indiane nate in cattività tornano in natura: ne sono rimaste appena 140

Due giovani otarde indiane nate in cattività sono state liberate per la prima volta nello stato indiano del Rajasthan. Un passo storico per una specie a un passo dall’estinzione ridotta a circa 140 individui in natura.

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Il momento della liberazione in natura di due giovani otarde indiane nate in cattività. Foto di Rajasthan Forest Department

Per la prima volta due otarde indiane nate e cresciute in cattività sono state liberate in natura. È successo nel Desert National Park, nello stato indiano del Rajasthan, dove lo scorso 4 ottobre due giovani maschi hanno lasciato le strutture del programma di allevamento per la conservazione della specie e hanno preso il volo nel deserto del Thar.

È un passaggio importante per una delle specie di uccelli più minacciate del pianeta. L'otarda indiana (Ardeotis nigriceps) è infatti classificata come "In pericolo critico (CR)" all'interno della Lista Rossa IUCN delle specie minacciate e secondo le stime più recenti del Wildlife Institute of India ne rimangono in natura appena circa 140 individui.

L'allevamento in cattività per salvare l'otarda indiana

I due uccelli liberati sono giovani maschi nati nell'ambito del Project Great Indian Bustard, il programma portato avanti dal insieme al Ministero dell'Ambiente indiano e al Rajasthan Forest Department. Prima del rilascio gli uccelli sono stati anche dotati di trasmettitori satellitari, che permetteranno ai ricercatori di seguirne gli spostamenti e capire come si adatteranno alla vita fuori dalle strutture di allevamento. La liberazione in natura è infatti soprattutto un primo test: servirà a mettere a punto procedure più precise per rilasciare progressivamente altri individui.

Il progetto di riproduzione in cattività dell'otarda indiana è entrato nel vivo nel 2019, quando i ricercatori hanno cominciato a raccogliere alcune uova deposte in natura per incubarle artificialmente e allevare i pulcini in condizioni controllate. Successivamente, gli stessi uccelli sono riusciti poi a riprodursi nei centri di allevamento. Oggi queste strutture ospitano 97 otarde in tutto: 40 nate da uova raccolte in natura e 57 nate invece da genitori che si sono riprodotti in cattività. Undici individui sono già stati selezionati per essere reintrodotti.

Perché l'otarda indiana è a un passo dall'estinzione

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Un tempo diffusa in buona parte degli ambienti aperti dell'India, oggi l'otarda indiana (Ardeotis nigriceps) sopravvive con circa 140 individui rimasti in natura

L'obiettivo non è però semplicemente aumentare il numero di otarde. Per salvare la specie è necessario soprattutto rendere nuovamente sicuro il suo habitat. Un tempo l'otarda indiana era infatti diffusa in gran parte dell'India, soprattutto negli ambienti aperti, nelle praterie aride, nelle zone cespugliose e nei terreni agricoli. La caccia eccessiva praticata in passato e soprattutto la perdita e la trasformazione di questi ambienti hanno però causato un crollo drammatico della popolazione.

A queste minacce se ne è aggiunta negli ultimi anni un'altra particolarmente grave: le collisioni con le linee elettriche e impianti eolici. L'otarda indiana è un uccello grande e pesante, poco agile durante il volo e con un campo visivo che rende difficile individuare in tempo i cavi sospesi. Nel paesaggio aperto del Thar, inoltre, sono stati costruiti anche numerosi impianti eolici. L'elettrocuzione e gli impatti con cavi e pale eoliche rappresentano oggi le principali cause di morte di origine antropica per le ultime otarde rimaste in natura.

La riproduzione in cattività non basta, servono habitat protetti

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Una delle due otarde in volo dopo la liberazione. Foto di Rajasthan Forest Department

Per questo il programma affianca alla riproduzione in cattività il ripristino e la protezione dell'habitat, la riduzione delle minacce legate alle attività umane e il coinvolgimento delle comunità locali nelle tutela della specie. Nel Desert National Park sono stati infatti creati circa 200 chilometri quadrati di aree di prateria protette e recintate, individuate attraverso anni di monitoraggi come importanti zone riproduttive per la specie.

Il volo dei primi due giovani nati in cattività rappresenta quindi solo l'inizio della fase più delicata del progetto. Allevare una specie così minacciata è fondamentale, riuscire però a riportarla stabilmente nel suo habitat naturale è molto più difficile. Nei prossimi mesi i ricercatori seguiranno i due maschi per capire come si muoveranno, cosa mangeranno e soprattutto se riusciranno ad adattarsi alla vita in natura. Da quello che accadrà a questi primi due uccelli dipenderanno anche i prossimi rilasci e, almeno in parte, il futuro di una specie ridotta ormai a poco più di un centinaio di individui allo stato selvatico.

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