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28 Settembre 2026
15:33

Ogni animale ha una sua tolleranza rispetto agli uomini: ecco perché non si può generalizzare

Uno studio sui puma rivela quanto la personalità individuale influenzi la connettività degli habitat e la possibilità di sopravvivenza: gli esemplari più tolleranti all’uomo si spostano di più, ma sono anche più esposti ai rischi antropici.

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E' complesso riuscire a capire che anche nelle specie animali ogni soggetto ha una sua personalità. Difficilmente questo approccio, basato su dati scientifici, riesce ad essere accettato anche solo nei confronti del cane di famiglia, ancora più arduo è farlo comprendere agli esseri umani quando si tratta di specie selvatiche.

Uno studio ha analizzato quanto l'individualità conti nella distanza che i puma mettono tra loro e le popolazioni umane. Si tratta di una ricerca condotta principalmente da alcuni esperti dell' "Environmental Studies Department" dell'Università della California a Santa Cruz. I ricercatori hanno osservato il comportamento messo in atto da 84 puma (Puma concolor) rispetto a come si muovono nel loro habitat, ovvero le montagne che circondano la cittadina americana e che fanno parte della Catena Costiera Pacifica. Ciò che è emerso è che gli spostamenti non possono essere attribuiti sic et sempliciter a tutta la specie nello stesso modo ma che c'è una variabilità individuale nella tolleranza alla presenza antropica.

Per comprendere le singole decisioni rispetto a come si regolano i puma sul territorio, è stato anche utilizzato un algoritmo funzionale di connettività degli habitat, ovvero uno strumento utile a quantificare quanto un paesaggio consenta realmente agli animali di spostarsi tra habitat idonei. L'algoritmo si chiama EcoScape e ciò che è emerso è che le differenze individuali nella tolleranza all'uomo hanno un effetto maggiore rispetto alle differenze basate ad esempio sul sesso, anche rispetto a fenomeni di dispersione. "Questo lavoro evidenzia come la variabilità individuale nelle risposte degli animali al disturbo umano – sottolineano gli esperti – influenzi la capacità di dispersione e offre un nuovo approccio per prevedere la persistenza delle metapopolazioni nel contesto di rapidi cambiamenti globali".

In California, i puma sono suddivisi in diverse popolazioni geneticamente distinte a causa di una combinazione di topografia, barriere naturali e frammentazione dell'habitat. Le popolazioni della costa centrale e meridionale sono le più isolate e sono state classificate come minacciate ai sensi del California Endangered Species Act. Comprendere come e quanto l'influenza umana contribuisca alla loro conservazione è dunque fondamentale e questi studi aiutano gli esperti a indirizzare anche i programmi volti alla tutela di specie a rischio in base agli investimenti che vengono fatti, per evitare che vadano disperse ingenti somme che poi non raggiungono il risultato di proteggere gli animali.

I dati raccolti attraverso sistemi di GPS sugli 84 puma hanno così aiutato i ricercatori a comprendere come ciascun animale ha reagito rispetto a elementi antropici come la vicinanza con le città, le strade, le abitazioni, le coltivazioni agricole e le aree naturali. Il punto centrale che è emerso che non tutti i puma si comportano allo stesso modo: alcuni evitano fortemente gli ambienti antropizzati, mentre altri sono più disposti ad attraversarli.

Questi risultati mettono in dubbio la funzionalità dei corridoi ecologici, ovvero di "strade" riservate solo agli animali selvatici, considerando che ognuno ha dunque un suo approccio rispetto al come muoversi in territori in cui l'essere umano è stato particolarmente invasivo. Anche perché poi il fatto che vi siano individui più tolleranti verso l'uomo non significa necessariamente avere maggiori probabilità di sopravvivere. Un puma che attraversa facilmente un'area urbana o una strada può effettivamente riuscire a collegare due popolazioni, ma nello stesso tempo è più esposto a investimenti stradali, uccisioni e altri rischi. Gli autori evidenziano così un probabile paradosso: gli individui più capaci di attraversare il paesaggio antropizzato potrebbero essere anche quelli maggiormente esposti alla mortalità causata dalla nostra specie. Tra gli 84 animali osservati, 16 puma sono stati catalogati come "altamente tolleranti": il 60% di questi è però morto durante il periodo in cui era dotato di collare e metà di questi decessi è stata attribuita a cause antropiche. Due puma invece erano riusciti a disperdersi attraverso l'area critica ma successivamente sono stati uccisi dall'uomo.

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