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26 Settembre 2026
7:00

Lo squalo bianco ha attaccato uno dei delfini più sfuggenti del pianeta: la misteriosa pontoporia

Per la prima volta è stato documentato in Brasile l’attacco di squalo bianco su una pontoporia, un raro e misterioso delfino che vive esclusivamente lungo la costa atlantica sudamericana.

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Uno squalo bianco (Carcharodon carcharias), molto raro in Brasile, ha predato una pontoporia (Pontoporia blainvillei), uno dei cetacei meno conosciuti del pianeta

Per la prima volta sono state raccolte prove dirette della predazione di uno squalo bianco ai danni di una pontoporia, uno dei cetacei più piccoli e meno conosciuti del pianeta, diffuso lungo le coste atlantiche del Sud America sudorientale. È una scoperta, quella descritta in uno studio pubblicato sulla rivista Wildlife Research, interessante da due punti di vista differenti: gli squali bianchi sono molto rari lungo le coste del Brasile e sappiamo poco o nulla sulla pontoporia, uno dei delfini più misteriosi al mondo.

La pontoporia (Pontoporia blainvillei), conosciuta anche come delfino di La Plata, toninha o franciscana, vive infatti esclusivamente lungo le coste di Brasile, Uruguay e Argentina. Nonostante appartenga al gruppo dei delfini di fiume come l'inia e la platanista, vive principalmente in mare: frequenta acque costiere basse e torbide, di solito entro poche decine di metri di profondità, e occasionalmente entra anche negli estuari dei fiumi.

È un cetaceo di piccole dimensioni, con un corpo lungo circa un metro e mezzo e un peso che può superare i 30 chili. Si nutre soprattutto di piccoli pesci, calamari e altri invertebrati marini, che cattura principalmente nelle acque costiere basse. È inoltre estremamente difficile da osservare: trascorre molto tempo sott'acqua e tende a evitare le imbarcazioni, abitudini che hanno contribuito alla sua fama di animale particolarmente sfuggente e che gli hanno fatto guadagnare il soprannome di "delfino fantasma".

La "vittima" dello studio è stata trovata spiaggiata su una spiaggia dello stato brasiliano di Rio Grande do Sul e, in base allo stato di decomposizione, i ricercatori hanno stimato che fosse morta da tre a cinque giorni. Sul suo corpo, però, erano presenti diverse ferite compatibili con grandi morsi, che hanno dato il via a questa indagine.

Per identificare il responsabile gli scienziati hanno quindi analizzato la forma delle lesioni, la distanza tra i segni lasciati dai denti e la loro disposizione. Le caratteristiche sono risultate compatibili con quelle prodotte da uno squalo bianco. Dalle dimensioni dei morsi è stato anche possibile stimare che il predatore fosse lungo tra 3,6 e 3,8 metri e pesasse tra 400 e 490 chili.

Uno dei morsi aveva inoltre provocato un'emorragia nella zona della pinna dorsale. È un dettaglio importante perché indica che almeno quella ferita era stata inflitta mentre la pontoporia era ancora viva. La disposizione delle lesioni suggerisce inoltre che lo squalo abbia attaccato il delfino dal basso, una strategia di caccia già ben documentata negli attacchi degli squali bianchi ai piccoli cetacei e altri mammiferi marini, come le otarie.

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La pontoporia è uno dei delfini più rari e meno conosciuti del pianeta. In foto un individuo vittima del bycatch. Foto da Wikimedia Commons

La predazione non è tanto sorprendente dal punto di vista ecologico: si sa che questa specie viene predata da grandi squali e dalle orche. Ciò che rende particolare questo caso è invece la documentazione della predazione da parte dello squalo bianco proprio lungo questa costa brasiliana, dove la presenza di questa specie è considerata molto rara e le sue abitudini alimentari praticamente sconosciute.

Inoltre, qualsiasi nuova informazione sulla pontoporia può essere utile anche da un punto di vista conservazionistico. Questa specie – tra l'altro l'unica del genere Pontoparia – è infatti considerata "Vulnerabile (VU)" all'interno della Lista Rossa IUCN delle specie minacciate, poiché la sua popolazione è in costante calo. La principale minaccia è il bycatch, ovvero la cattura accidentale nelle reti da pesca, soprattutto quelle da posta, alla quale si aggiungono altre pressioni legate alle attività umane e alla degradazione dell'ambiente costiero.

L'incontro inatteso tra questi due animali racconta quindi un aspetto ancora poco conosciuto delle relazioni ecologiche lungo le coste dell'Atlantico meridionale. E a volte persino un singolo evento di predazione, analizzato minuziosamente attraverso i segni e le tracce lasciati sul corpo di un animale spiaggiato, può fornire informazioni preziose sulla vita e sul ruolo nell'ecosistema di specie che normalmente è estremamente difficile osservare in natura.

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