
In Groenlandia è in corso un acceso dibattito sul futuro di uno degli animali più straordinari e meno conosciuti dell'Artico: lo squalo della Groenlandia (Somniosus microcephalus), il vertebrato più longevo conosciuto. Questi squali possono infatti vivere per secoli e, secondo alcune stime, arrivare persino intorno ai 400 anni. E anche per questo un piano che prevedeva l'abbattimento di mille individui ha sollevato forti preoccupazioni tra ricercatori e associazioni ambientaliste.
Come ha raccontato recentemente il Guardian, al momento questo piano non verrà attuato. Era stato approvato a febbraio dal consiglio comunale di Avannaata, nella Groenlandia occidentale, dove si trova anche il villaggio di Ilulissat, uno dei principali centri della pesca locale. Il Comune aveva deciso di mettere a disposizione 300mila corone danesi attraverso il proprio fondo destinato al controllo degli animali considerati problematici: 300 corone, circa 40 euro, per ogni cuore di squalo consegnato dai pescatori, fino a un massimo di mille animali.
Il progetto è stato però successivamente sospeso dopo che il governo groenlandese ha sollevato forti dubbi sulla sua legittimità. L'ipotesi di intervenire sulla popolazione di squali, tuttavia, non è definitivamente stata accantonata.
Perché i pescatori vogliono ridurre il numero di squali della Groenlandia

Alla base dello scontro c'è un problema reale. Gli squali della Groenlandia frequentano le stesse acque dove vengono pescati soprattutto halibut e merluzzi e finiscono spesso nelle lenze o danneggiano le reti mentre cercano di raggiungere i pesci catturati. Per alcuni pescatori le perdite economiche possono quindi diventare anche molto importanti.
Henrik Jensen, pescatore di halibut di Ilulissat, ha raccontato al Guardian di aver perso circa 6mila ami soltanto quest'anno e che, nelle giornate peggiori, i danni causati dagli squali possono arrivare fino a 30mila corone danesi, circa 4mila euro. Il sindaco di Avannaata, Lars Erik Gabrielsen, ha difeso le ragioni dei pescatori spiegando che l'obiettivo è "proteggere il loro reddito e il pescato", garantendo la possibilità di continuare a utilizzare le risorse ittiche da cui le comunità locali dipendono da generazioni.
Il problema, quindi, esiste e viene riconosciuto anche dalle organizzazioni ambientaliste. L'ONG Oceans North Kalaallit Nunaat aveva già sottolineato in un comunicato l'esistenza di questi conflitti, ammettendo che i pescatori subiscono realmente danni e perdite legate agli squali. Il punto su cui scienziati e associazioni contestano il piano, però, è piuttosto sulla reale efficacia, oltre che sull'impatto, di un piano di abbattimento su larga scala.
Alcuni squali della Groenlandia nuotano in mare da 400 anni
Lo squalo della Groenlandia ha infatti tempi biologici difficili persino da immaginare su una scala umana. Cresce lentissimamente, all'incirca un centimetro all'anno, può superare i cinque metri di lunghezza e raggiunge la maturità sessuale soltanto dopo circa un secolo e mezzo di vita. Inoltre, possiedono un sistema immunitario incredibilmente efficiente che contribuisce a sopprimere persino il cancro.
Nel 2016 uno studio pubblicato su Science utilizzò la datazione al radiocarbonio del nucleo del cristallino degli occhi di 28 femmine per stimarne l'età. I risultati indicarono una longevità minima impressionante di almeno 272 anni. La femmina più grande, lunga poco più di cinque metri, aveva un'età stimata di 392 anni, con però un ampio margine di incertezza di più o meno 120 anni. Gli stessi dati suggerirono per la prima volta che la maturità sessuale in questa specie viene raggiunta intorno ai 156 anni.
È quindi più corretto parlare di stime che di età certe, ma anche considerando l'incertezza rimane comunque il vertebrato più longevo conosciuto dalla scienza. Un'aspettativa di vita così lunga e un ciclo vita così lento, significano però soprattutto che la perdita di individui adulti non può essere compensata rapidamente dalla nascita e dalla crescita di nuovi squali. La IUCN ha infatti classificato la specie come "Vulnerabile (VU)", anche per la sua estrema lentezza nel crescere e riprodursi.
Per Nick Dulvy, biologo della conservazione marina della Simon Fraser University, proprio tutte queste caratteristiche rendono lo squalo della Groenlandia "probabilmente, dal punto di vista biologico, la specie più sensibile dell'oceano alla pesca eccessiva".
Abbattere gli squali potrebbe non risolvere il problema

C'è poi un'altra questione: non è affatto certo che uccidere mille squali possa ridurre in maniera significativa i conflitti con la pesca. Sono innanzitutto predatori capaci di compiere spostamenti molto lunghi e studi basati sul tracciamento suggeriscono migrazioni che possono raggiungere almeno 2mila chilometri tra l'Alto Artico e il Mare del Labrador, arrivando persino fino ai Caraibi. Di conseguenza, secondo Oceans North, gli individui eliminati in una determinata zona potrebbero semplicemente essere sostituiti rapidamente da altri provenienti da aree vicine.
C'è anche il rischio di ottenere l'effetto opposto. I corpi degli squali eventualmente abbandonati in mare potrebbero infatti diventare una nuova fonte di cibo e attirare altri squali nelle stesse aree di pesca. Julius Nielsen, ricercatore che studia questa specie da anni ed è tra gli autori dello studio sulla sua longevità, ha definito l'introduzione di un sistema di taglie di queste dimensioni "una strada rischiosa", soprattutto se un modello simile dovesse poi diffondersi anche in altre regioni artiche.
Secondo Nielsen, inoltre, la popolazione potrebbe essere ancora in fase di recupero dopo la pesca commerciale eccessiva del secolo scorso. Per decenni gli squali della Groenlandia sono stati infatti catturati soprattutto per il loro fegato, ricco di olio. E con animali che impiegano circa 150 anni prima di potersi riprodurre, anche gli effetti di uno sfruttamento intenso possono quindi protrarsi per tempi estremamente lunghi.
Le possibili alternative all'abbattimento degli squali
Tra le alternative proposte ci sono indennizzi per i pescatori che perdono le attrezzature, sistemi di dissuasione per allontanare gli squali, una migliore raccolta dei dati sulle catture accidentali e modifiche alle lenze. Esperienze condotte in Canada suggeriscono, per esempio, che cambiare alcuni componenti dei palangari può ridurre le catture accidentali di squali. Anche recuperare le attrezzature da pesca abbandonate e limitare lo scarico in mare di scarti e resti organici potrebbe contribuire a evitare di attirare gli animali nelle zone più frequentate dai pescatori.
Il piano dei mille abbattimenti è dunque fermo, ma la questione che ha portato alla sua proposta rimane. Da una parte ci sono comunità che dipendono fortemente dalla pesca e che chiedono soluzioni a perdite economiche; dall'altra c'è una specie già vulnerabile e con una biologia quasi senza paragoni nel mondo animale. Uno squalo della Groenlandia ucciso oggi potrebbe essere nato quando in Europa non esistevano ancora ferrovie, automobili o elettricità nelle case.
E per sostituire quel singolo adulto riproduttivo potrebbero servire più di 150 anni. È soprattutto questa scala temporale eccezionale a rendere qualsiasi decisione sulla gestione oggi di questa specie particolarmente delicata. Al di là degli aspetti etici e dell'eventuale efficacia di questa decisione.