
Sembra uscito da un film di fantascienza e infatti ha dato il nome a una delle più famose compagnie di effetti speciali per il cinema al mondo. Parliamo del wētā gigante, un insetto endemico della Nuova Zelanda e conosciuto in lingua māori come wētāpunga, il più grande tra tutti i weta, un gruppo di insetti simili a grandi grilli che comprende oltre 100 specie.
Il wētāpunga (Deinacrida heteracantha) è il più grande di tutti e, con il suo peso di oltre 70 grammi, è considerato anche il più pesante insetto dell'ordine degli ortotteri, lo stesso di cavallette e grilli. Da anni, però, la sua sopravvivenza è letteralmente appesa a un filo.
Per salvarlo, la Nuova Zelanda ha così avviato un ambizioso programma di conservazione durato oltre 15 anni. Il risultato, documentato ora in uno studio pubblicato sul New Zealand Journal of Zoology, è particolarmente positivo: più di 11.000 wētāpunga sono stati allevati in cattività e trasferiti in 10 nuovi siti, attraverso 45 operazioni di traslocazione, e la specie è ora più lontana dall'estinzione.
Da un'unica popolazione alla rinascita in cattività del weta gigante
Il wētāpunga un tempo era un insetto diffuso in diverse zone dell'Isola del Nord della Nuova Zelanda. La distruzione dell'habitat e soprattutto l'arrivo di predatori alieni introdotti dagli esseri umani, come ratti e mustelidi, ne hanno però causato un drammatico declino. Alla fine la specie era sopravvissuta soltanto su Te Hauturu-o-Toi, conosciuta anche come Little Barrier Island, una piccola isola disabitata nel Golfo di Hauraki.
Negli anni 2000 i ricercatori si resero conto che quell'ultima popolazione era troppo piccola per poter prelevare molti insetti e utilizzarli direttamente per fondare nuove colonie. La soluzione è stata quindi allevarli in cattività, una tecnica chiamata conservazione ex situ, cioè la protezione di una specie al di fuori del suo ambiente naturale. Un piccolo gruppo di wētāpunga è stato quindi prelevato e trasferito a Butterfly Creek, un parco faunistico vicino all'aeroporto di Auckland, dove sono state messe a punto le prime tecniche di allevamento.

Nel 2012 è poi entrato nel progetto anche l'Auckland Zoo, che ha sviluppato sistemi più avanzati per allevare un numero molto maggiore di insetti. Dal 2014 al 2025, solo lo zoo ha allevato e liberato 8.874 wētāpunga. Complessivamente, tra Butterfly Creek e Auckland Zoo, gli individui allevati per il programma sono stati decine di migliaia e nel complesso oltre 11.000 insetti sono stati poi liberati in natura.
Dalla quasi estinzione, alla riproduzione in natura degli insetti reintrodotti

Il punto più importante, però, non è soltanto il numero di insetti liberati. Per capire se un progetto di conservazione funziona davvero bisogna fare in modo che gli animali riescono a riprodursi da soli e che la popolazione reintrodotta riesca quindi a mantenersi senza l'aiuto continuo degli esseri umani.
Recentemente, su Motuora e Tiritiri Matangi, due isole del Golfo di Hauraki dove i weta giganti sono stati reintrodotti, il monitoraggio ha documentato almeno quattro generazioni nate in natura dopo i primi rilasci. Significa che gli insetti liberati sono riusciti a riprodursi e che la popolazione ha continuato a crescere autonomamente. È uno dei segnali più importanti del successo del progetto.
In totale, le operazioni di reintroduzioni e rilascio hanno portato alla fondazione di 10 nuove popolazioni in altrettanti siti. Otto su piccole isole prive di mammiferi introdotti e due all'interno di aree protette sulla terraferma, circondate da recinzioni progettate per impedire l'ingresso dei predatori invasivi.
Una specie che può tornare a occupare il suo posto
Il risultato positivo è testimoniato anche dallo stato di conservazione della specie. Nel 2004 il wētāpunga era considerato minacciato e in declino a livello nazionale. Nel 2022 la sua situazione è stata poi rivalutata in minacciato ma in crescita, a confermare una popolazione in aumento.
Non significa naturalmente che il weta gigante sia ormai fuori pericolo. La specie continua ad avere bisogno di habitat protetti e di luoghi liberi dai predatori introdotti. Ma il passaggio da una singola popolazione a un passo dall'estinzione a molte altre che hanno iniziato a riprodursi autonomamente in natura in siti diversi, rappresenta un cambiamento sostanziale e molto incoraggiante per il futuro di questo grillo gigante. E mostra anche qualcosa di importante sulla conservazione degli invertebrati. Per molto tempo gli interventi di tutela si sono concentrati soprattutto sui grandi vertebrati, mentre insetti e altri piccoli animali hanno ricevuto meno attenzione e fondi.

La storia del wētāpunga dimostra invece che anche un insetto può beneficiare di programmi complessi di allevamento, reintroduzione e monitoraggio. Le conoscenze accumulate in questi 15 anni vengono ora già utilizzate per altre specie di wētā minacciate e potrebbero aiutare a sviluppare molti altri programmi simili per altre specie di invertebrati in pericolo in tutto il mondo. In questo senso, salvare un gigantesco insetto neozelandese potrebbe essere soltanto l'inizio.