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27 Luglio 2026
9:44

Il primo allevamento commerciale di polpi al mondo non si farà: stop al contestato progetto alle Canarie

Il primo allevamento commerciale di polpi al mondo non sarà realizzato alle Canarie per ragioni economiche e amministrative. Una decisione accolta come una vittoria da animalisti e ambientalisti, che da anni contestavano il progetto.

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L'allevamento sarebbe dovuto sorgere nel porto di Las Palmas, alle Canarie

Il progetto che avrebbe dovuto portare alla nascita del primo allevamento commerciale di polpi al mondo è stato definitivamente abbandonato. La multinazionale spagnola Nueva Pescanova, che da anni lavorava alla realizzazione dell'impianto nel porto di Las Palmas, alle Canarie, ha infatti rinunciato alla concessione necessaria per costruire la struttura, motivando la decisione con ragioni economiche e amministrative.

La notizia è stata accolta con soddisfazione da numerose organizzazioni animaliste e ambientaliste, tra cui World Animal Protection, che da tempo si opponevano con forza al progetto considerandolo incompatibile con il benessere dei polpi e con la tutela degli ecosistemi marini.

Oggi tutti i polpi destinati al consumo umano vengono pescati in mare aperto, soprattutto nell'Atlantico centro-orientale. Non esistono infatti allevamenti commerciali di questi cefalopodi, anche se da anni alcune aziende stanno cercando di sviluppare tecniche che permettano di farli riprodurre e crescere in cattività.

Perché l'allevamento di polpi alle Canarie era tanto contestato

Nueva Pescanova aveva avviato le sue ricerche nel 2018 e prevedeva un investimento di circa 50 milioni di euro. L'obiettivo era produrre migliaia di polpi ogni anno per il mercato alimentare. Tuttavia, secondo quanto comunicato dall'azienda, il numero di autorizzazioni e gli obblighi ambientali richiesti dalle autorità locali hanno portato a rivedere il progetto. La società ha comunque precisato che la rinuncia non esclude la possibilità di riprendere in futuro iniziative simili.

Le critiche al progetto non riguardavano soltanto gli aspetti ambientali, ma anche e soprattutto il benessere e lo sfruttamento degli animali. I polpi sono infatti tra gli invertebrati più studiati per le loro straordinarie capacità cognitive e a cui viene attribuita anche un certo livello di coscienza e consapevolezza di sé. Numerose ricerche hanno dimostrato che sono in grado di risolvere problemi complessi, utilizzare strumenti, imparare dall'esperienza e mostrare comportamenti molto complessi e di solito associati ad animali "superiori", come uccelli e mammiferi.

Proprio per queste caratteristiche, insieme alla loro natura prevalentemente solitaria e territoriale, molti ricercatori ritengono che siano animali poco adatti alla vita in allevamento. Costringerli a vivere in spazi ristretti e condivisi potrebbe sottoporli a condizioni di vita troppo stressanti e incompatibili con la la loro natura complessa e ancora in parte sconosciuta.

Anche l'impatto ambientale dell'allevamento preoccupava gli esperti

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Le critiche riguardavano sia il benessere degli animali che il possibile impatto dell'allevamento sugli ecosistemi marini

Secondo i promotori del progetto invece, l'allevamento avrebbe potuto contribuire a ridurre la pressione sulle popolazioni in natura, sempre più esposte agli effetti della pesca intensiva. Molti esperti e associazioni ambientaliste contestano però questa visione. I polpi sono animali carnivori e per alimentarli servirebbero grandi quantità di altri organismi marini, come piccoli crostacei e pesci, che dovrebbero essere pescati o comunque allevati e prodotti per diventare mangime. Questo potrebbe trasferire la pressione della pesca su altre specie anziché ridurla.

Un'altra obiezione riguarda anche il possibile aumento della domanda di polpo. Secondo i critici, la maggiore disponibilità di animali d’allevamento potrebbe rendere questo alimento ancora più diffuso, favorendo indirettamente anche un aumento della pesca dei polpi in mare, invece che diminuirla.

Per questo motivo molte organizzazioni ritengono che la strategia più efficace per tutelare le popolazioni naturali e diminuire l'impatto sugli ecosistemi marini non sia allevarle, ma ridurre gradualmente il consumo di polpi e promuovere allo stesso tempo una gestione sempre più sostenibile delle risorse marine.

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