
Le capacità cognitive dei polpi sembrano essere infinite o almeno così appaiono a chi li studia e puntualmente scopre qualcosa in più del cefalopode più famoso al mondo. Uno studio appena pubblicato su Current Biology a cura di un team di ricercatori del Dartmouth College spiega che i polpi sono in grado di utilizzare gli specchi per trovare il cibo fuori dalla loro vista, dimostrando così le loro capacità cognitive spaziali.
In buona sostanza gli esperti sono arrivati a dei risultati che rappresentano una pietra miliare nello studio degli invertebrati, perché "sono i primi a dimostrare che questi animali possono usare gli specchi per comprendere l'ambiente circostante e trovare le prede", ha spiegato l'autrice principale dello studio, la professoressa Mary Kieseler del Dipartimento di Scienze Psicologiche e del Cervello del Dartmouth College.
Per capire come i polpi si comportassero rispetto all'ipotesi di poter utilizzare uno specchio per mettere in pratica le loro capacità predatorie, hanno prima allestito un ambiente adatto all'Octopus Lab in cui hanno "lavorato" con tre esemplari di Octopus bimaculoides, noti anche come "polpi a due macchie della California". Gli animali hanno interagito con uno specchio per riuscire a catturare un granchio, capendo che l'immagine riflessa era utile per arrivare a catturare la preda. Il granchio era in un barattolo di vetro che i cefalopodi potevano vedere riflesso nello specchio e per raggiungerlo odvevano compiere una virata di 90 gradi attorno a un angolo.

Il percorso seguito dai ricercatori è stato in realtà molto complesso, come viene ben spiegato nello studio: "Abbiamo proiettato un granchio virtuale, visibile solo tramite il riflesso di uno specchio, sulla parete di una vasca. Tre Octopus bimaculoides sono stati addestrati a navigare verso il punto di proiezione anziché verso lo specchio. Tutti e tre i polpi hanno appreso questo compito, scegliendo con successo il lato corretto nel 73% delle prove. In particolare, i polpi a volte si allontanavano dal riflesso visibile e si arrampicavano sulle pareti laterali della camera di partenza per raggiungere posizioni visivamente occluse che erano spazialmente allineate con la posizione della preda riflessa".
"Non nasciamo sapendo usare uno specchio, ma impariamo a usarlo – ha commentato Peter Tse, autore principale dello studio e neuroscienziato cognitivo – Proprio come i neopatentati imparano a usare lo specchietto retrovisore per seguire gli altri veicoli, anche i polpi possono imparare a usare uno specchio per dedurre la posizione degli oggetti nell'ambiente circostante".