
In Nord America, quando un branco di lupi abbatte una preda spesso i primi ad arrivare sono i corvi. Gli uccelli compaiono in fretta intorno alla carcassa, pronti ad approfittare dei resti lasciati dai predatori. Per molto tempo si è pensato comprensibilmente che i corvi, da buoni e intelligenti opportunisti, seguissero i lupi durante gli spostamenti, aspettando il momento giusto per rubare qualche avanzo. Tuttavia, un nuovo studio pubblicato recentemente su Science racconta una storia ancora più interessante.
I corvi imperiali (Corvus corax), infatti, non si limiterebbero a pedinare i lupi: sarebbero invece capaci di ricordare quali zone del territorio vengono usate più spesso dai lupi per cacciare e tornare lì periodicamente a dare un'occhiata, partendo anche da molto lontano. Naturalmente, non sanno esattamente quando e se il branco ucciderà una preda, ma sembrano sapere molto bene, e soprattutto in anticipo, dove è più probabile che accada.
I corvi non seguono i lupi come abbiamo sempre pensato

Lo studio è stato condotto nel Parco Nazionale di Yellowstone, negli Stati Uniti, uno dei luoghi più studiati al mondo per quanto riguarda il rapporto tra lupi e necrofagi, ovvero le specie che si nutrono di animali già morti. Qui i lupi sono stati reintrodotti con successo negli anni Novanta, dopo circa 70 anni di assenza, e da allora vengono monitorati continuamente dai ricercatori, anche grazie ai collari GPS.
Per capire meglio il comportamento dei corvi, i ricercatori hanno applicato dei piccoli dispositivi satellitari anche agli uccelli (69 in tutto), confrontando poi i loro movimenti con quelli di 20 lupi già seguiti all'interno del parco. I dati sono stati raccolti per due anni e mezzo, soprattutto in inverno, quando il cibo scarseggia e i corvi frequentano più spesso i lupi. Gli autori hanno successivamente incrociato tutti questi spostamenti con i punti in cui i lupi avevano ucciso le loro prede, soprattutto grandi erbivori come cervi e bisonti.
I risultati di queste analisi hanno sorpreso gli stessi autori. In tutto il periodo di studio è stato documentato un solo caso evidente di un corvo che seguiva un lupo per più di un chilometro e per oltre un'ora. Troppo poco per spiegare la rapidità e la continuità con cui questi uccelli raggiungono le carcasse. L'ipotesi tradizionale che viene raccontata da anni, quella dei corvi che seguono dall'alto i lupi quando vanno a caccia, evidentemente non bastava.
Una memoria spaziale eccezionale per ricordare dove i lupi cacciano più spesso
Analizzando meglio i dati, è poi emerso un altro schema. I corvi tornavano più volte in aree specifiche del parco dove, nel tempo, i lupi avevano ucciso più spesso le loro prede. Alcuni individui hanno percorso fino a 155 chilometri in un solo giorno, dirigendosi con voli molto lineari e diretti proprio verso questi luoghi così "promettenti". Non perché sapessero che lì ci fosse già un animale abbattuto, ma perché avevano imparato che in quelle zone le probabilità di trovarne uno erano decisamente più alte.
Secondo gli autori, questo comportamento dimostra chiaramente che i corvi usano una memoria spaziale molto sofisticata. La memoria spaziale è la capacità di saper ricordare la posizione di luoghi per qualche ragione importanti, come fonti di cibo, acqua, rifugi o zone pericolose da evitare. Nel caso dei corvi imperiali, questa abilità permetterebbe loro di sfruttare le capacità nella caccia dei lupi senza la fatica di doverli seguire continuamente.
I corvi, quindi, partono in anticipo e anche da molto lontano sfruttando la loro eccezionale memoria; poi, una volta arrivati nelle zone di caccia, sfruttano indizi più immediati per capire se la situazione può essere favorevole ed entrare quindi in azione, come osservare i movimenti dei lupi o ascoltare i loro ululati. Così aumentano le probabilità di unirsi all'eventuale banchetto arrivando sui resti di un preda prima di altri animali.
Lupi e corvi, un legame stretto e ancora più interessante di quanto pensavamo

Questi risultati ribaltano quindi la narrazione relativamente più semplice, ma non per questo meno interessante, sullo stretto legame che i corvi imperiali instaurano con i lupi. Naturalmente, aggiungono anche nuove evidenze sulle già straordinarie capacità cognitive di questi corvidi, spesso considerati gli uccelli più "intelligenti" in assoluto e paragonati per abilità, problem solving e cognizione alle scimmie antropomorfe, come gli scimpanzé.
Ma soprattutto, lo studio cambia il modo in cui guardiamo agli animali spazzini, almeno in questo specifico caso. Spesso considerati "solo" opportunisti e approfittatori, in realtà i corvi dimostrano evidentemente di saper leggere il paesaggio, ricordare dove conviene cercare cibo e di saper prendere decisioni flessibili su scala spaziale enorme, anche di decine o centinaia di chilometri. E lo fanno integrando tutte queste informazioni con le abitudini e il comportamento di altri animali.
Non sono quindi soltanto uccelli che arrivano "al momento giusto" seguendo i predatori più abili nel catturare le prede. Sono animali che, evidentemente, hanno imparato molto bene a prevedere dove la caccia dei lupi avrà più successo e farsi già trovare pronti "nel posto giusto" a prescindere.