
Almeno 31 bradipi catturati in natura in Sud America e trasferiti negli Stati Uniti sono morti prima ancora che l'attrazione turistica che avrebbe dovuto ospitarli in Florida aprisse al pubblico. È quanto emerge da un report della Florida Fish and Wildlife Commission, l'agenzia governativa responsabile della gestione e della conservazione della fauna. Gli animali erano destinati a "Sloth World", un'attrazione turistica a tema bradipi ancora in fase di apertura a Orlando, e sono morti tra il dicembre del 2024 e febbraio del 2025.
I bradipi erano stati importati da paesi come Guyana e Perù e temporaneamente ospitati in un magazzino, in attesa dell'apertura al pubblico. Dura la reazione da parte delle associzioni ambientaliste, tra cui World Animal Protection che ha condannato l'accaduto e chiesto la chiusura definitiva della struttura.
"Le condizioni a cui sono stati sottoposti questi bradipi sono un tragico esempio della crudeltà del commercio di fauna selvatica", ha dichiarato Nicole Barrantes di World Animal Protection. "Animali solitari e riservati sono stati strappati al loro habitat, lasciati morire di freddo e di infezioni".
Animali arrivati già morti, debilitati e lasciati al freddo

Sul proprio sito web Sloth World afferma di essere l'unico "sl0thnarium" al mondo e di essere progettato come un "habitat protetto e basato sulla ricerca". Si tratta di un progetto turistico pensato per offrire ai visitatori incontri ravvicinati con i bradipi, animali diventati negli ultimi anni molto popolari sui social. La struttura, la cui apertura è stata rimandata più volte, si presentava come un'attrazione a tema conservazione, ma secondo le ricostruzioni i presupposti per garantire il benessere degli animali sarebbero stati fin dall'inizio inadeguati.
I bradipi sono mammiferi arboricoli, cioè vivono sugli alberi, nelle foreste tropicali. Hanno bisogno di temperature stabili, elevata umidità e una dieta particolare a base di foglie. Anche il loro metabolismo è estremamente lento e delicato. Da quanto emerge dall'ispezione, però, i locali che li ospitavano non disponeva nemmeno di elettricità e acqua corrente affidabili. I sistemi di riscaldamento si guastavano spesso, lasciando gli animali al freddo.

Per animali abituati al clima caldo e costante della foresta tropicale, anche poche ore a basse temperature possono essere fatali. Gli ispettori hanno documentato animali lasciati al freddo durante la notte, oltre a segni evidenti di malnutrizione, infezioni e forte stress fisiologico. Le necroscopie eseguite per determinarne le cause di morte hanno confermato infezioni e gravi squilibri dell'organismo hanno contribuito ai decessi.
Il caso più emblematico riguarda un gruppo di dieci bradipi arrivati dal Perù: due erano già morti al momento dell'arrivo, mentre gli altri otto, troppo debilitati, non sono sopravvissuti.
Il problema è molto più ampio: il turismo con animali selvatici

Secondo World Animal Protection, questa vicenda non è purtroppo un caso isolato, ma rientra in un fenomeno molto più ampio: quello delle attrazioni turistiche basate sull'interazione diretta con animali selvatici. In tutto il mondo, ci sono parchi, finti santuari e attrazioni all'aperto o al chiuso, che promettono esperienze "ravvicinate" rispettose del benessere animale, ma che spesso nascondono condizioni di vita molto lontane da quelle naturali.
Gli animali, prelevati dai loro habitat, vengono inseriti in ambienti che non riescono a replicare le condizioni ecologiche minime di cui hanno bisogno per sopravvivere, figuriamoci per vivere bene.

Per questo motivo, molte organizzazioni che si occupano di conservazione e benessere animale chiedono di evitare attrazioni che prevedono contatto diretto con animali selvatici e di preferire forme di turismo naturalistico più rispettose, come l'osservazione in natura o in contesti realmente protetti e pensati in primis per il benessere e la salute degli animali, come centri di recupero che ospitano animali che non possono più tornare in natura.
Nonostante il numero elevato di morti, l'agenzia statale non ha comunque emesso sanzioni, stabilendo che non ci fosse dolo, cioè un'intenzione deliberata di causare danni. Tuttavia, gli ispettori hanno comunque rilevato gabbie non conformi ai requisiti minimi e hanno emesso un richiamo verbale.
Una scelta che riguarda tutti noi

Il caso di Sloth World solleva una questione che riguarda tutti noi, soprattutto chi viaggia. Molte di queste attrazioni – come le strutture che permettono di accarezzare elefanti, grandi felini e molti altri animali selvatici – esistono in tutto il mondo perché c'è una domanda: persone disposte a pagare per vedere, toccare o fotografare animali da vicino, molto spesso credendo anche di fare del "bene" supportando la conservazione e la tutela della fauna.
Per questo, conclude World Animal Protection, la pressione del pubblico può fare la differenza: scegliere con attenzione le esperienze turistiche etiche, informarsi sulle politiche di benessere animale e evitare le strutture che sfruttano la fauna selvatica può contribuire a contrastare questi fenomeni.
Un approccio più etico all'osservazione degli animali selvatici, evitando pratiche di sfruttamento per scopi di intrattenimento o selfie, è l'unico modo efficace per evitare che specie selvatiche vengano catturate in natura o allevate e tenute in condizioni simili. Perché, come dimostra questa triste vicenda, dietro un'esperienza "carina" per i visitatori c'è quasi sempre nascosto un costo altissimo per gli animali. In questo caso, letteralmente la vita.